Arriva il decreto Furbetti del Cartellino: la riforma democr(i)tica del lavoro

Decreto Furbetti del Cartellino: ecco tutte le novità da sapere per salvare il posto e “l’immagine dell’azienda”.

«Per chi viene beccato è finita la pacchia, c’è un licenziamento cattivo ma giusto» ha dichiarato il presidente del consiglio Matteo Renzi. «Mentre il dibattito della politica tradizionale – aggiunge – è concentrato sui ballottaggi, c’è un’azione costante del Parlamento e del governo che giudico davvero inedita». Un’importante modifica è stata fatta rispetto alla versione approvata a gennaio: «cavilli non bloccheranno più i licenziamenti». Il procedimento disciplinare è scandito da tempi precisi: contradditorio entro 15 giorni, proroga al massimo di altri cinque giorni, chiusura entro 30. Ma, dice l’articolo 1, la «violazione dei suddetti termini non determina la decadenza dell’azione disciplinare, né l’invalidità della sanzione irrogata». Nessuno scampo, dunque, per i Furbetti: la pacchia è davvero finita.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante a Bari, 13 settembre 2014. ANSA/LUCA TURI

 

Dunque ricapitoliamo: chi viene pizzicato a timbrare il cartellino e ad andarsene non c’è più una lunga trafila per il licenziamento. Defenestrata la burocrazia, il decreto «fannulloni», come è stato ribattezzato, introduce uno specifico illecito disciplinare per la falsa attestazione della presenza in servizio, per le volpi tutte italiane che timbrano il cartellino e invece di entrare in ufficio se ne vanno a zonzo. Se colti in flagranza o ripreso dalle videocamere di sorveglianza, per il furbetto scatta la sospensione dal servizio e dalla retribuzione entro 48 ore. Gli verrà, tuttavia, corrisposto un assegno alimentare durante il periodo di sospensione preventiva. Permane, dunque, un evidente problema normativo: essendo la sospensione di per sé una sanzione disciplinare comminata senza dare al lavoratore la possibilità di difendersi e, quindi, in violazione del contraddittorio; Si rischia, così, di generare una serie consistente di ricorsi.

E non e tutto: la vera novità consiste nell’eludere ogni possibilità di ricadere nel tranello dell’omertà. Il dirigente che non segnala l’assenteismo a cartellino timbrato rischia il licenziamento. Il superiore che conosce un illecito e non procede, potrà andare incontro al licenziamento disciplinare. Prima, si rischiava solo una sospensione di 3 mesi. In questo caso, tuttavia, la procedura non sarà quella accelerata, ma rimarrà con i tempi previsti dalla precedente normativa. Ma oltre al licenziamento, il dirigente rischia anche di vedersi riconosciuto il reato di omissione di atti di ufficio, punibile con la reclusione fino ad un anno. Entrambi, inoltre, dirigente e impiegato furbetto, potranno essere denunciati dall’azienda per “danno all’immagine”. Il caffè al bar a cartellino timbrato non conviene più: “costa troppo”.

Photo Credits: Facebook.

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