“Sangue, sudore e lacrime”, il trionfo di Lebron James

Primo titolo della storia per i Cleveland Cavaliers che sbancano in gara 7 l’Oracle Arena e terzo titolo per Lebron James.

C’erano tutti gli ingredienti,  tutto era apparecchiato perché fosse “la” gara: biglietti venduti a cinquantamila dollari, il punteggio sommato dopo le prime 6 gare era 610 a 610,  due squadre identiche per forza, voglie e difetti; in gara 7 nei 18 precedenti ben 15 volte la squadra di casa era uscita vincitrice e i  Warriors avevano vinto in casa 50 delle 54 partite giocate, nessuno era mai risultato vincitore in finale dopo essersi trovati sull’1-3. Allora sembrava tutto scontato. Sembrava. Palla a due e inizia la storia, ancora una volta Cleveland parte bene, poi i padroni di casa con una reazione isterica si portano sull’8-4; ma la partita si capisce che viaggerà su binari di parità fino alla fine, è chiaro che basterà un soffio per spostare l’equilibrio. Draymond Green deve farsi perdonare l’esclusione di gara 5 e regala una prestazione degna di nota con 32 punti (6-8 da tre punti), 15 rimbalzi e 9 assist e con un lavoro difensivo memorabile, ma dall’altra parte dopo un inizio equilibrato, Irving e Lebron decidono di non lasciar sfuggire gli avversari.

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Nell’aria comincia a sentirsi la stanchezza dei Golden State Warriors, dopo il record, dopo le fatiche della finale di conference (recuperata dopo essere stati 1-3) dopo gli infortuni prima di Curry poi di Bogut e Iguodala. Di fronte a loro il Re prepara la musica e detta i tempi, mai in affanno,  aspetta la partita, osserva e crea, difende con determinazione, domina in una parola. La gara prosegue fino a metà dell’ultimo quarto, ancora in equilibrio, LBJ entra nella storia del gioco raggiungendo la tripla doppia (27 punti, 11 rimbalzi e 11 assist) in una gara 7 di finale, riuscita solo altre due volte a Jerry West e James Worthy. Il momento topico arriva nel momento in cui scompare per riapparire alle spalle di Iguodala stoppandolo e stoppando i sogni di Golden State; questa immagine sarà la copertina di gara 7, una pantera in agguato che realizza la chase down che insieme a quella inflitta in gara 6 a Curry lascia chiaramente capire chi è a comandare. Negli ultimi 3 minuti nessuno segna più, sembra che nessuno voglia mettere mano al trofeo, ma a 50 secondi dalla fine Irving crea, con un tiro da tre punti, l’ultimo allungo.

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Le lacrime, l’uomo a terra commosso e sconvolto dallo sforzo (è umano anche lui, dopotutto), tutte le telecamere attorno a lui (tra l’altro eletto MVP delle finali all’unanimità per la terza volta nella carriera), i flash, Draymond Green grande sconfitto che va ad abbracciarlo dicendogli qualche parola di rispetto, sono tutte obbligate dopo la fine della partita, insieme alle magliette ed ai cappelli celebrativi. Le sue parole riecheggiano nell’etere, sono la soddisfazione di chi dopo tutto quello che ha fatto, dopo tutte le critiche sopportate, dopo le promesse fatte alla città al suo ritorno:  “Cleveland, questo è per te!” Lebron James, allora, entra definitivamente nell’Olimpo del gioco più popolare degli Stati Uniti permettendo a Clevelend di vincere per la prima volta nella loro storia.

Photo Credits: Facebook.

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