I bambini siriani diventano Pokemon, l’appello: “Trovateci e venite a salvarci”

L’appello è rivolto a tutta la comunità internazionale e viene dai bambini siriani: attraverso i disegni dei Pokémon chiedono di essere “catturati” e “salvati”, al posto dei mostriciattoli giapponesi.

L’iniziativa shock arriva dalla Siria: si tratta di un gruppo di bambini fotografati nei villaggi in mano agli oppositori di Assad; l’idea è quella di sfruttare la popolarità di Pokemon Go, per sensibilizzare il mondo occidentale sulle condizioni dei giovani protagonisti di questi scatti impressionanti. Al centro delle immagine i piccoli tengono i disegni dei Pokemon con la scritta “Vieni a prendermi”. Siria, bimbi come Pokemon Go: “Trovateci e venite a salvarci”. Le fotografie sono state messe online dall’ufficio media della Forze Rivoluzionarie siriane, che non ha voluto rivelare chi abbia organizzato la campagna. I luoghi indicati sono nei pressi delle città di Hama e Idlib, teatro per anni di pesanti combattimenti e raid aerei, oggi in mano agli oppositori del regime di Bashar al-Assad.

Sono migliaia i bambini siriani intrappolati a Manbjji, nella provincia di Aleppo, roccaforte dell’ Isis circondata dalle forze della coalizione guidata dai curdi che cercano di espugnarla, con la copertura dei bombardamenti statunitensi. L’allarme arriva dall’Unicef: “Nell’ultimo mese e mezzo e con l’intensificarsi della violenza sono morte circa 2.300 persone”, ha spiegato una responsabile, Hana Singer, aggiungendo che “20 bambini sono morti negli ultimi sette giorni”. L’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha recentemente espresso preoccupazione per i circa 70 mila civili che si ritiene siano bloccati tra i gruppi che stanno combattendo in questo momento a Manbij.

Ed ecco l’idea: scattare foto di denuncia per sensibilizzare il mondo occidentale su un tema così delicato e quasi del tutto ignorato? Sapremo accogliere la provocazione? La nostra riflessione porterà ad un cambiamento? Il nostro futuro (e in parte anche il loro) è nelle nostre mani.

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Photo Credits: Twitter

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