Curvy o cicciottelle: la parabola della società dei pregiudizi

Questa è stata l’estate dei pregiudizi in Italia: dalle arciere cicciottelle alle modelle curvy, passando per il sindaco “bambolina”… Perché?

Proverbiali sono state le parole di Giovanni Rastrelli, agente della neoeletta Rachele Risaliti, che durante la premiazione di Miss Italia ha gridato: “Questa è la prova che gli italiani non vogliono ‘ste c***o di curvy!”. Il video della ‘performance’ è diventato virale, scatenando l’indignazione pubblica; ma la verità, dura da digerire, è che quello che Rastrelli euforicamente sostiene, è vero. Agli italiani, il grasso non piace. Viviamo in una società che si affanna ad indignarsi di fronte ad un giornalista che chiama “cicciottelle” le atlete della sua nazionale, ad un altro, che definisce “bambolina” il suo sindaco, ad un agente che è contento che “agli italiani non piacciano le curvy”, ma non fa nulla per cambiare le cose.

Siamo la società delle promesse non mantenute, dell’indignazione pubblica di fronte a chi stende in bella vista i nostri limiti, delle speranze sbagliate e dei sogni riposti nel cassetto. Non sono le possibilità a mancare ma la paura che la vittoria possa comportare un carico di responsabilità difficile da sopportare. Non sono le modelle curvy a non piacere, ma il diverso, lo straordinario, l’eroismo del quotidiano.

È facile fare di una star un idolo, più difficile lo è farlo di una persona qualsiasi, di qualcuno che ha raggiunto un obiettivo che poteva essere nostro. Le modelle curvy, le cicciottelle e il sindaco “bambolina” non ci piacciono perché ci fanno paura. È il terrore che qualcuno, come noi, meglio di noi infondo, possa raggiungere il successo mentre noi siamo comodamente stravaccati in poltrona a giudicarlo, che possa sovvertire le regole, obbligandoci a guardare in faccia alla realtà: siamo il prodotto di una deformazione sociale. La disarmonia non è nelle forme, ma nella realtà che vediamo ogni giorno sbrirciando di nascosto il riflesso immortalato nello specchio.

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Photo Credits: Facebook

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