Bradley Manning sarà il primo a cambiare sesso in carcere

Bradley Manning, dopo un tentato suicidio e lo sciopero della fame, l’informatore di WikiLeaks ha ottenuto di potersi operare in carcere.

Lo conoscevamo per lo scandalo di WikiLeaks, ma Bradley Manning era molto più di questo: stava combattendo una battaglia che rischiava di costargli la vita. Nel 2009 il soldato statunitense venne mandato in Iraq come analista di intelligence ed è stato lì che ha svelato tutto: una lunga lista di verità scomode – abusi, torture, stupri, uccisioni di civili – che riguardano la guerra in Iraq e quella in Afghanistan. Bradley Manning è il primo degli informatori del ventunesimo secolo a incassare una punizione eccezionale per aver consegnato all’opinione pubblica quelle verità: 35 anni di carcere, a partire da agosto 2013. Quei 35 anni sono un monito per altri che potrebbero decidere di parlare: la perdita di ogni diritto.

Nel frattempo, però, Bradley inizia a maturare il desiderio di diventare Chelsea e non sa come fare per difendere il suo sogno da tutto questo: le autorità non lo accettano. L’assistenza medica è stata in gran parte negata, la terapia ormonale per la “disforia di genere” diagnosticatale è stata una conquista lunga e difficile. Le è stato persino contestato il possesso di “materiale da lettura Lgbt”. Il 5 luglio, Manning ha tentato di togliersi la vita e poi ha iniziato lo sciopero della fame.

Ha dichiarato: “Sono stata spinta al suicidio dalla mancanza di cure per la mia disforia di genere, eppure ne ho disperato bisogno. Non solo non ho ricevuto quelle cure e quel sostegno, ma vengo persino punita per aver tentato il suicidio. Perciò oggi ho deciso che non sopporterò più il bullismo da questa prigione, né da nessuno del governo Usa. Non chiedo niente di più che la dignità e il rispetto – ma queste sono dovute a ogni essere umano. Senza il rispetto di questi standard minimi di dignità, farò un atto pacifico ma fermo“. Poi finalmente la concessione e la vittoria, ma sopratutto la gioia di poter essere se stessi.

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Photo Credits: Facebook

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