Shoah: il triste ricordo del superstite Enzo Camerino

Le leggi razziali vennero applicate in Italia a partire dal 1938 ed erano rivolte soprattutto agli ebrei, ma la situazione divenne ancora più difficile nel momento in cui entrarono i nazisti nel nostro paese nel 1943. Questa è la storia di uno dei tanti ebrei che insieme alla sua famiglia, venne svegliato alle 5 del mattino da un forte rumore alla porta che cambiò la sua vita. 

Il suo nome è Enzo Camerino e allora aveva solo 15 anni. Ricorda come quel mattino un soldato tedesco mostrò al fratello Luciano un documento che attestava come la sua famiglia non fosse in realtà italiana ma appartenente alla razza ebraica, e che per questo motivo dovevano preparare immediatamente le poche cose che avevano e prepararsi per un lungo viaggio che li avrebbe portati verso un campo di lavoro.

1.024 ebrei rimasero per ben due giorni in una prigione in attesa di essere trasferiti in Polonia, ad Aushwitz. Il viaggio fu terribile, con circa 50/6o persone in piedi in un carro bestiame la maggior parte dei quali morirono per freddo e per stanchezza. Una volta arrivati venne il momento dello smistamento ed Enzo fu costretto a separarsi dai proprio genitori. Venivano scelti gli uomini che avevano la forza sufficiente per lavorare e quelli che non potevano: lo zio disabile di Enzo venne subito inviato nelle camere a gas. Le persone idonee vennero marchiate con un numero perché per i nazisti essi non avevano nome e dunque non avevano identità: il numero di Enzo era 158509.

In ogni istante i detenuti potevano perdere la vita ed erano continuamente sorvegliati dai tedeschi con i loro cani spaventosi. Il ragazzo venne presto allontanato dal padre e dal fratello che dovevano occuparsi di altri incarichi ma riusciva, rischiando la vita, ad incontrarsi con Luciano nella notte per scambiarsi cibo e notizie. Un giorno del 1944 seppe purtroppo della scomparsa del padre Italo: l’uomo era caduto e non ce la face a rialzarsi abbastanza velocemente. Questa fu la grave colpa che fece sollevare la grande ira dei nazisti e che lo portarono alla morte.

Nel 1945 dopo due anni trascorsi nella paura Enzo e il fratello Luciano vennero liberato, ma furono gli unici della loro famiglia a sopravvivere. Di quel 1024 deportati solo 16 tornarono a casa. Nel 1951 si sposò con la sua amata Silvana e l’anno successivo ebbe il suo primo figlio che chiamò come il padre Italo, mentre una volta emigrato in Canada, via da quel paese che ora disprezzava, nacque una bambina che venne chiamata Julia in ricordo della madre. Nel 2004 ritornò ad Aushwitz e i ricordi cominciarono a riaffiorare nella mente come l’albero di mele ancora presente dove di nascosto saliva per rubarne i frutti e che fu la causa del suo invio nelle miniere. Il 16 ottobre 2014 partecipò al 71esimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma e venne ricevuto da papa Francesco. Enzo è morto nel giorno del suo 86esimo compleanno, e ancora oggi ricordiamo il suo sogno: quello di pubblicare un libro da far leggere e studiare nelle scuole per educare i giovani, ricordare ciò che non sarebbe dovuto succedere ed evitare che si ripeta.

Shoah: il triste ricordo del superstite Enzo Camerino

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