Wikibombing la nuova moda social: che cos’è?

Il nuovo fenomeno social dei commenti nozionistici che sta spopolando sui social, che cos’è e come nasce?

I nuovi trend su internet scoppiano all’improvviso e prendono piede senza che nessuno se ne accorga e sappia in realtà come siano nati. L’ultimo fenomeno è il wikibombing, che in questi giorni si sta vedendo all’interno dei social network, che sono i commenti nozionistici a post strani che non c’entrano nulla.

Questa nuova tendenza è comparsa o meglio ha avuto risalto da quando Fedez ha chiesto a Chiara Ferragni di sposarlo e i fan e i quotidiani d’informazione hanno pubblicato foto o video inerenti al momento. In risposta, il popolo del web ha iniziato a commentare i relativi post con definizioni prese da wikipedia, ricette, in pratica con argomenti che non c’entravo niente con quello pubblicato in precedenza. Per questo motivo il nuovo trend viene chiamato wikibombing, letteralmente ‘bombardamento’, perché è scoppiata senza avvisare o farsi notare ma ha preso piede all’improvviso.

Al wikibombing è coordinato un hashtag specifico “più cultura e meno spazzatura”, quindi anche se non sono state dichiarate le reali motivazioni, sembrerebbe che questo fenomeno siano nato per contrastare la diffusione continua di notizie poco utili, come quelle relative ai gossip dei personaggi famosi, chiamate click baiting, ossia aumentare i click relativi alle proprie pagine. A scoprire il nuovo trend è stato il giornale online Slow News, che ha lo scopo di riportare l’informazione di qualità, ha inviato un email a tutti gli utenti attraverso una newsletter a pagamento, spiegando il fenomeno. Alcuni esperti parlano del ‘knowledge guerrila bombing‘, ‘bombardamento di guerriglia di conoscenza’, quindi una protesta portata avanti dagli utenti internettiani contro i quotidiani online d’informazione, che invece di scrivere solo di temi di un certo livello, hanno iniziato a pubblicare notizie di gossip sui loro siti e pagine social, per aumentare i click.

Wikibombing la nuova moda social: che cos'è?

Photo Credit Facebook

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