Alberto Sordi: 14 anni dalla scomparsa di un grande uomo

A quattordici anni dalla sua morte vogliamo ricordare Alberto Sordi: attore, regista, comico, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore, spentosi all’età di 82 anni. Una maschera che ha rappresento tutti i difetti e le fragilità degli italiani nel Novecento.

Era la notte tra il 24 e il 25 febbraio del 2003 quando, nella sua villa di Piazza Numa Pompilio a Roma, moriva Alberto Sordi, uno tra i più importanti esponenti della storia del cinema italiano e della romanità cinematografica. La morte sarebbe stata provocata da complicazioni broncopolmonari conseguenti alla grave malattia che lo aveva costretto a restare a casa negli ultimi mesi di vita: tanto che non poté partecipare, nel dicembre del 2002, all’omaggio che il Roma Film Festival gli aveva dedicato presentando 80 dei suoi film.

Nato a Roma il 15 giugno del 1920, nel cuore di Trastevere, da Pietro Sordi, direttore d’orchestra e da Maria Righetti, insegnante. Nel 1936 Alberto Sordi si iscrive all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dalla quale venne espulso per la forte inflessione romanesca: quest’insuccesso lo spinge a fare del suo difetto un punto di forza. Vinse, nel 1937, un concorso indetto della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore italiano di Ollio, del duo Stanlio & Ollio. Il suo debutto nel mondo della televisione avvenne nel ‘48, con un programma di cui è anche autore, “Vi parla Alberto Sordi“: con l’occasione incide anche per la Fonit alcune canzonette da lui scritte. Nel 1951 Federico Fellini lo sceglie per il film “Lo sceicco bianco” e nel ’53 esce, sempre per la regia di Fellini, un caposaldo del cinema italiano, “I vitelloni“. Nel ’54 escono tredici film da lui interpretati, fra cui “Un americano a Roma” di Steno. Successivamente, Sordi darà vita ad una serie di ritratti quasi tutti negativi, con l’intento di tratteggiare i difetti più tipici ed evidenti degli italiani, a volte sottolineati con fare benevolo altre volte sviluppati attraverso una satira feroce. Fra i riconoscimenti vanno segnalati: il “Nastro d’argento” come miglior attore protagonista per “La grande guerra” di Monicelli; il “David di Donatello” per “I magliari” e “Tutti a casa” di Comencini; “Globo d’oro” negli Stati Uniti ed “Orso d’oro” a Berlino per “Il diavolo” di Polidoro, senza contare le innumerevoli interpretazioni in tanti altri film che hanno segnato il cinema italiano. Nel ’66 Sordi si cimenta anche come regista con il film “Fumo di Londra“, che si aggiudica il “David di Donatello“.  Le situazioni e i personaggi rappresentati da Alberto Sordi sono talmente ampi e vari che si può affermare che egli abbia contribuito fattivamente alla conoscenza storica dell’Italia. Nel 1995 riceve al Festival del Cinema di Venezia il “Leone d’oro” alla carriera. Il 15 giugno del 2000, in occasione dei suoi 80 anni, il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cedeva per un giorno lo “scettro” della città. Altri significativi riconoscimenti gli sono stati assegnati anche da istituzioni accademiche, attraverso l’assegnazione di lauree “honoris causa” in Scienze della Comunicazione.

Come in ogni suo film, molti gli italiani che sono accorsi ai suoi funerali, svoltisi a San Giovanni in Laterano a Roma, per un ultimo saluto e molti i colleghi che hanno voluto ricordarlo: come Carlo Verdone che lo ha salutato ricordando che “Sordi non ha eredi e nemmeno allievi. Sordi ha soltanto del pubblico ammirato dalla sua grandezza e dalla sua maestria. Io mi ritengo uno spettatore che resterà sempre ammirato per la verve comica, per la critica di costume, per la critica sociale, per le risate sane che ci ha fatto fare. Una maschera nata a Roma ma che in realtà è una maschera italiana perché rappresenta tutti i difetti e le fragilità un po’ di tutti quanti. È nato a Roma ma appartiene all’Italia. Per me lui sarà sempre un padre artistico speciale.”

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