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Dolores O’Riordan morta per overdose di Fentanyl

Notizia shock per il mondo della musica, la cantante irlandese Dolores O’Riordan, di cui si è appresa la morte il 15 gennaio 2018, sarebbe morta per overdose di Fentanyl.

Una serie di lutti hanno colpito il mondo dello spettacolo e della cultura mondiale, e mai come in questi ultimi anni si è sofferto tanto. Dal 2009 con la morte di Michael Jackson, al 2011 con la morte di Emy Winehouse, fino al  2016, anno in cui abbiamo assistito alla triste dipartita di grandissimi artisti come David Bowie, Prince, al chitarrista degli Eagles Glen Frey, a registi come Ettore Scola e Franco Citti, all’attore che interpretava Severus Piton in Harry Potter, Alan Rickman, per arrivare al 2017 con le morti di Gianni Boncompagni, Tomas Milan, Paolo Villaggio, Chester Bennington e tanti altri.

Mai come in questi anni abbiamo perso importanti personalità della sfera musicale e cinematografico mondiale. Una delle ultime perdite è stata la cantante, autrice e chitarrista di The Cranberries, Dolores O’Riordan. La donna, scomparsa il 15 gennaio 2018, è stata trovata senza vita in una stanza d’albergo a Londra. Come è stato dichiarato dallo storico chitarrista della band, Noel Hogan, con cui aveva parlato qualche giorno prima, Dolores stava bene, e addirittura era molto emozionata per il nuovo tour che sarebbe dovuto iniziare a marzo.

La notizia scioccante, però, è che, nonostante non siano ancora stati resi noti gli esami tossicologici della cantante, secondo alcune indiscrezioni apparse sul magazine Santa Monica Observer, è molto probabile che la donna sia morta per overdose di Fentanyl, lo stesso analgesico che avrebbe provocato la morte anche di Prince e Michael Jackson. Il farmaco, infatti, sarebbe stato trovato nella sua camera d’albergo. La sostanza, è un potentissimo analgesico oppiaceo e sarebbe cento volte più potente della morfina, negli Stati Uniti, infatti, viene usato come droga ed almeno 60 mila persone sono morte, solo nel 2016, per il suo utilizzo.

Photo credits Facebook.

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