“Billy Elliot” shock: musical cancellato dopo accuse di fare propaganda gay

Quindici repliche del musical Billy Elliot cancellate dopo l’articolo di un quotidiano che accusava lo spettacolo, basato sull’omonimo film del 2000, di fare propaganda gay. È successo in Ungheria, la decisione è stata presa dall’Opera Nazionale Ungherese. Il direttore Szilveszter Okovacs aveva dichiarato in risposta all’articolo: “Solo perché qualcosa che è innegabilmente parte della vita viene mostrata su un palco, non vuol dire che si stia promuovendo quella cosa”. Il musical Billy Elliot racconta la storia di un bambino, figlio di un minatore, che si appassiona della danza e sogna di diventare un ballerino e che, tra le altre cose, è omosessuale. Il film da cui è tratto, datato 2000, ha ricevuto tre nomination ai Premi Oscar.

L’Opera Nazionale Ungherese ha cancellato 15 repliche del musical Billy Elliot, in seguito ad un articolo pubblicato a inizio giugno su un quotidiano locale che accusava lo spettacolo, basato sull’omonimo film del 2000 scritto da Lee Hall e diretto da Stephen Daldry, di fare propaganda gay. Il giornale su cui è uscito l’articolo contenente le accuse al musical è considerato vicino al primo ministro ungherese Viktor Orban, che ad aprile è stato riconfermato per un terzo mandato.

Szilveszter Okovacs, direttore nazionale dell’Opera ungherese, aveva dichiarato in riferimento all’articolo: “solo perché qualcosa che è innegabilmente parte della vita viene mostrata su un palco, non vuol dire che si stia promuovendo quella cosa”.

Il musical Billy Elliot racconta la storia di un bambino, figlio di un minatore, che si appassiona della danza e sogna di diventare un ballerino e che, tra le altre cose, è omosessuale. Il film da cui è tratto, nel 2001, ha ricevuto tre nomination ai Premi Oscar: Migliore regia a Stephen Daldry, Miglior attrice non protagonista a Julie Walters, Migliore sceneggiatura originale a Lee Hall. Nel 2004, la rivista Total Film ha definito Billy Elliot il trentanovesimo miglior film inglese di tutti i tempi.

Photo credits: Facebook

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