Camihawke: “Sogno un programma alla EPCC. E non chiamatemi influencer!” [ESCLUSIVA]

Velvet Mag intervista in esclusiva Camihawke, al secolo Camilla Boniardi, sempre più ‘fenomeno’ sul web dove racconta in maniera ironica, pungente e sarcastica la sua realtà e quella dei social. Da luglio 2017 a luglio 2018, Camihawke ha condotto assieme ad AliceLikeAudrey il programma radiofonico Girl Solving su Radio2 ed è tra le protagoniste di Pink Different, trasmissione tutta al femminile andata in onda su FoxLife a fine 2017.

– Ciao Camilla, una dei tuoi punti forti sul web è la capacità di condividere la tua quotidianità con le persone che ti seguono. Perciò, partiamo dal tuo ultimo video caricato su Facebook. Come è andato il viaggio in Indonesia? Quanto ti piace viaggiare e come questo influenza il tuo lavoro sul web? 

“Quello in Indonesia è stato un viaggio molto bello e particolare, direi unico nel suo genere. C’è stata un’ingente quantità di sfiga, dalla valigia rubata al terremoto, ed è stato un viaggio quindi molto complicato. Viaggiare col fidanzato, se si sceglie il fidanzato giusto con cui trovare il giusto equilibrio, è però sempre una bella esperienza e anche il viaggio più avventuroso e più difficile si tramuta in un’esperienza incredibile. Qualsiasi viaggio ha dei riflessi sul tuo modo di comunicare perché i viaggi ti danno una maggiore apertura mentale e la capacità di arrivare a più persone. Vedendo più cose e entrando in contatto con più persone, hai tendenzialmente meno freni. Rimanere, invece, nel proprio piccolo guscio lo trovo molto limitante”.

– Ti hanno definita in molti modi: influencer, webstar, stand up comedian… Come descriveresti la tua professione e in quale etichetta ti riconosci di più? Ma soprattutto, hanno senso queste etichette in una società fluida come quella di oggi?

“Ecco, ti ringrazio per come hai concluso la domanda perché in realtà trovo sia molto difficile far rientrare tutto in una categoria. Sono lusingata della definizione ‘stand up comedian’ anche se io non faccio spettacoli a teatro e non ho quella cifra lì, anche se mi piacerebbe molto. Certamente, quello che non amo è essere definita ‘influencer’, perché trovo sia un termine pretenzioso e un po’ elitario, che mi fa incaz*are! Mi definirei più una ‘intrattenitrice’, nel senso meno osé del termine (ride, n.d.r.). Mi piace far compagnia alle persone e mi piace essere percepita come una presenza ‘di casa’, come se fossi una loro coinquilina”.

– Il tuo primo video sul web era incentrato su una raccolta punti dell’Esselunga, che per tua stessa definizione è un po’ come “casa tua”. Come e perché hai iniziato a fare video su internet?

“Il processo è stato molto naturale e istintivo. Nel momento in cui carichi un contenuto e vedi che funziona e le persone ridono, si crea come una dipendenza che ti spinge a farne altri per far ridere ancora. Essere percepita come amica ti fa piacere, ti inorgoglisce e ti crea allo stesso modo questa sorta di dipendenza perché pensi che quello che stai facendo serve a qualcosa, anche se, certo, un chirurgo alla società serve molto di più di me! Vivendo la tua vita quotidiana, poi, ti accorgi che vuoi sottolineare alcuni aspetti”.

– Dalle ricette all’oroscopo di Camihawke: come nascono le idee dei tuoi video e le citazioni che inserisci al loro interno? Quali sono, insomma, le tue passioni?

“Nella scelta del soggetto dei miei video non c’è una grande programmazione: quando vivo la mia vita quotidiana, come ti dicevo, noto alcune cose che mi fanno ridere e che ritengo possano essere condivise da una collettività. Le citazioni arrivano principalmente dagli anni Novanta e, per questo, spesso sono anche difficilmente comprensibili dal pubblico più giovane, che magari non sa che significa mettere la cassetta nel videoregistratore per registrare ‘Streghe’ alle nove! Provengono dalle mie passioni, dai libri ai film passando per le serie tv, e sono paragoni utili a rendere più comprensibili le mie battute”.

– Ti occupi tu in prima persona anche del montaggio dei video?

“Sì, mi occupo di tutto io: di solito, prima procedo con la scrittura, poi giro il video, lo monto e lo pubblico. Sono passaggi che avvengono in diversi giorni, perché ancora non sono molto rapida. Soprattutto agli inizi, ricordo grandi periodi passati su Youtube per seguire i tutorial sul funzionamento di Final Cut. Non sapevo neanche da dove partire!”.

Da luglio 2017 a luglio 2018 hai condotto assieme a AliceLikeAudrey il programma radiofonico ‘Girl Solving’ su Radio 2, alle prese con i problemi d’amore delle persone. Che tipo di esperienza è stata?

“Lei aveva già fatto radio mentre per me questa è stata la mia prima esperienza radiofonica. All’inizio è stato complicato, perché mi sentivo impacciata e avevo paura di non piacere al pubblico di Radio2. Per fortuna, i primi mesi abbiamo trasmesso tutti i giorni dal lunedì al sabato e abbiamo avuto modo di stare tanto in radio e di provare tanto. Dopo qualche gaffe iniziale, abbiamo capito anche come parlare in maniera più lenta, rallentando i ritmi e adattandoli a quelli di Radio2. Verso la fine, poi, ci sentivamo super esperte, anche se in realtà facevamo ancora schifo! (ride, n.d.r.). Soprattutto l’ultimo periodo, ad ogni modo, tutto è diventato molto più divertente perché, anche non c’era più ansia. Per me è stata un’esperienza bellissima, anche perché con Alice – mia amica anche fuori dalla radio – ci siamo trovate benissimo”.

– A fine 2017, assieme a AliceLikeAudrey, Alice Mangione e Ludovica Martini, sei stata protagonista di ‘Pink Different’, il programma di FoxLive dedicato all’universo femminile. Com’è andata in tv e quali differenze hai incontrato rispetto al web e alla radio?

“Le differenze sono tantissime. In radio devi controllare principalmente contenuti e voce, mentre in video devi tenere sotto controllo anche immagini, trucco, parrucco, minima corporale etc. In radio, poi, dici ciò che pensi mentre in tv stai recitando. Sono due cose imparagonabili. Sul web, i discorsi te li scrivi tu ed è molto più diretto senza filtri. In televisione, invece, anche se il contenuto è stato pensato da te, dovrà superare una serie di step tra autori, produttori etc. prima di arrivare alla messa in onda. E questi step riducono inevitabilmente la tua autonomia e la tua cifra stilistica. La tv non è libera come il web, che ti dà la possibilità di dire quello che vuoi e come vuoi”.

– In questi anni diversi Youtube hanno tentato il passaggio verso il cinema. Quanto è difficile uscire dal web per approdare ad altri mezzi di comunicazione come radio, tv e appunto cinema?

“Fare un discorso generale sarebbe sbagliato, perché poi dipende dalle capacità di ognuno, che sono e restano l’aspetto principale. C’è gente nata con una poliedricità tale che in qualunque posto tu lo metta sai che farà bene. Penso, ad esempio, a un Mandelli, che secondo me ha molteplici talenti. Molte persone, invece, sono portate a far bene una sola cosa. Per banalizzare, Silvia Toffanin non ce la vedo a fare un canale Youtube. Lei è più ‘istituzionale’ e più abituata a fare la presentatrice tv.

Per quanto riguarda la possibilità di ‘espatriare’ in altri settori bisogna anche tenere in considerazione le conoscenze e gli incontri nel corso della propria vita. Inutile mentirci: non c’è sempre e solo meritocrazia, anche se per fortuna c’è anche quella. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, sia in positivo che in negativo. Per quanto mi riguarda, io col cinema non mi sono mai confrontata. Parlando della radio, però, posso dire che si è trattato anche di un caso fortuito perché la direttrice di Radio2 mi vide lavorare in un altro contesto, le piacqui e entrò in contatto con la mia agenzia. Se non mi fossi trovata a Sanremo quel giorno, però, magari non avrei mai lavorato in radio…”.

– Parliamo proprio di Sanremo: come è andata?

“L’esperienza a Sanremo è stata molto bella perché, banalità a parte, Sanremo è sempre Sanremo. In quella circostanza lavoravamo per un brand e facevamo dei piccoli siparietti durante i ‘neri pubblicitari’. È stata un’esperienza molto carina e divertente, anche perché eravamo tutti ragazzi”.

– Concludiamo con la domanda delle domande: abbiamo parlato di web, radio, tv… Dove ti vedi tra cinque anni?

“È una domanda da un milione di dollari! La radio, secondo me, è quella che puoi sempre tenere come ‘spalla’, a prescindere da quello che farai. E l’idea di non abbandonarla mai mi piace. Sogno, però, di presentare una trasmissione tv ‘alla E poi c’è Cattelan’, magari anche di nicchia ma con una cifra stilistica tutta tua, con gli autori che lavorano con te e che decidono i contenuti con te… Sarebbe molto stimolante. Detto ciò, il web è da dove vengo e spero di non lasciarlo mai a prescindere da quello che farò. Farei davvero fatica ad escludere una delle tre!”.

Photo credits: Ufficio Stampa

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