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Connecting Time. Daniel Arsham al Museo Moco di Amsterdam

Moco Museum

Entrare in questo periodo al Museo Moco di Amsterdam significa perdersi in una realtà che di convenzionale ha davvero poco: lì passato, presente e futuro si trasformano in un’unica entità che catapulta lo spettatore in un’esperienza sensazionale. Caverne di palloni cementati e stanze calcificate sono solo alcune delle particolari opere che costituiscono Connecting Time, la mostra personale di Daniel Arsham (1980, Cleveland), ospitata fino al 30 settembre 2019 al museo d’arte contemporanea olandese.

Ormai di casa a New York da tanti anni, il giovane artista è famoso in tutto il mondo soprattutto per le sue singolari installazioni che trasformano oggetti di uso comune in reperti archeologici fossilizzati ed erosi. Inoltre, con il suo lavoro Arsham dimostra una straordinaria abilità nel combinare perfettamente diverse discipline, tra cui il design, l’architettura, la scultura, il film e la performance.

Moco Museum – Daniel Arsham – Calcified Room

Connecting Time è una retrospettiva che ripercorre gli ultimi dieci anni della carriera dell’artista, presentando sia opere datate che nuove; tra queste ultime compare la Calcified Room, realizzata appositamente per l’occasione: una normalissima stanza di casa viene ricoperta da uno spesso strato di calce che trasporta lo spettatore in un’atmosfera surreale e statica. Il riferimento va anche – dichiaratamente – all’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse le città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis, le cui rovine rimasero sepolte sotto pomici fino al XVIII secolo. Ma Arsham si avvale anche di laptop (Eroded Laptops), di scatole di cornflakes (Cereal Box) e di articoli sportivi (Miami Heat Jacket) per tramutarli in archeologie fittizie – sempre grazie alla calcificazione – allo scopo sia di riconsiderarne il valore nel tempo presente, sia di prefigurne l’aspetto futuro.

Moco Museum – Daniel Arsham – Amethyst Ball Cavern_3

Una delle opere che sta riscuotendo più successo in assoluto è Amethyst Ball Cavern, una grotta le cui pareti sono interamente ricoperte di palle da tennis e da pallavolo in cemento corroso che prendono il posto dei più verosimili cristalli. La luce viola pervade tutto lo spazio, proiettando l’atmosfera ancora una volta in una dimensione surreale. L’intenzione dell’artista è di ricreare uno spazio che sembra crollare da un momento all’altro, assistendo macabramente alla propria fine; all’interno della caverna vi è infatti anche uno specchio che consente di vedere se stessi all’interno dell’installazione. Quest’opera conferma la passione dell’artista per l’architettura, nata in gioventù dopo aver purtroppo provato il potere distruttivo di un uragano. Un modo forse un po’ forte, ma anche assai originale, per invitare il pubblico a riflettere a proposito della natura transitoria della vita.

 

Daniel Arsham

Connecting Time

Moco Museum

Honthorststraat 20, 1071 DE Amsterdam

Fino al 30 settembre 2019

Si consiglia di acquistare i biglietti sul sito ufficiale del museo per evitare code: https://mocomuseum.com/

La mostra è organizzata in collaborazione con Daniel Arsham e in partnership con Galerie Perrotin e Galerie Ron Mandos.

Manuela Valentini

Arte&Cultura

Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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