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Salvini duro sulla flat tax: “Va fatta comunque”. È scontro aperto con Tria e Conte

Matteo Salvini la flat tax la vuole portare a casa. E, secondo Liberoquotidiano.it, il muro che ha alzato il ministro Giovanni Tria non gli va proprio giù. E il messaggio che gli ha fatto recapitare – anche al premier Giuseppe Conte – è il seguente: se non si fa la flat tax, salta il banco e la faccio con chi ci sta.

Insomma, una sorta di “pizzino” che, riporta il Giornale in un retroscena, può anche essere interpretato come una minaccia di crisi di governo. Visto che peraltro, in questo momento in Parlamento, Salvini ha una maggioranza disponibile a votare la flat tax. Composta da Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il braccio di ferro con Tria va avanti da giorni. Il ministro sta preparando un Def (Documento di economia e finanza) che certificherà la crisi economica. La crescita prevista all’1% solo tre mesi fa è infatti destinata a scendere allo 0,2% mentre il rapporto deficit-Pil passerà dal 2,04% di dicembre al 2,4 per cento. Un Def che purtroppo per il leader della Lega non fa alcun riferimento alla flat tax.

Salvini riapre il fronte flat tax. Scoppia la polemica con Di Maio

Matteo Salvini torna ad insistere sulla Flat Tax. “Non abbiamo smesso di lavorarci giorno e notte, nel 2019 ci sarà una flat tax per i lavoratori dipendenti”, afferma il vicepremier leghista come riporta online l’Ansa. La proposta riguarderebbe una doppia aliquota sul reddito familiare, con deduzioni progressive per ogni componente a seconda della soglia di reddito annuale.

La Lega rilancia la proposta a ridosso delle Europee ma, sul provvedimento, servirà un lavoro lungo e dall’esito incerto. Una simulazione del Mef dello scorso febbraio assegnerebbe alla flat tax familiare un costo da 59,3 miliardi, cifra di fatto insostenibile.

Luigi Di Maio, sulla proposta, non dice no ma neppure rinuncia ad aprire un fronte polemico. “Sono fiducioso che sulla Flat tax familiare troveremo una soluzione ma l’importante è non fare facili promesse alla Berlusconi“, avverte il leader del M5S.

Fratelli d’Italia rilancia la “sua” Flat tax come “unica proposta realistica”. Mentre la Lega confuta lo studio del Mef. La nuova proposta di flat tax incide per “10-12 miliardi”, sottolinea Armando Siri.

Intanto il Consiglio dei ministri di dopodomani mercoledì 20 marzo sarà chiamato a mettere il sigillo al decreto sblocca-cantieri. Ma, da qui alle prossime 72 ore, le discussioni nel governo non mancheranno. La la Lega vuole un via libera “a tutti i cantieri”, da Nord a Sud. E vuole inserire l’edilizia privata nel provvedimento.

“Conto che gli amici del M5s ci diano una mano a riaprire i cantieri“, sottolinea Salvini. Il leader dela Lega ha chiesto una riduzione dei tempi anche per il periodo che va dall’appalto all’apertura dei cantieri. Salvini non cita un altro dei nodi giallo-verdi: l’introduzione di un commissario unico ai cantieri. Su questo punto resta secco il “no” sia del premier Conte sia dei Cinque Stelle.

La volontà di Conte rimane quella di ascoltare il contributo di tutti. Ma anche di tenere tra le sue mani un dossier delicato, al quale anche il M5S guarda con attenzione per scrollarsi di dosso l’etichetta del partito del “No”. E, fonti di maggioranza, non a caso, sottolineano come Conte, sullo sblocca-cantieri, ci stia lavorando da settimane con “concretezza”. Sono almeno 20 i miliardi di lavori attivabili con il recupero del patrimonio immobiliare esistente. Bisogna calcolare un intervento su almeno 1 milione dei circa 75 milioni di immobili presenti in Italia. Questo è il conto che fa Confedilizia alla vigilia del tavolo tecnico del governo.

Un calcolo non difficile, sottolineano i proprietari, visto che gli edifici sull’orlo del collasso sono più di mezzo milione, 520 mila circa. Nei giorni scorsi l’associazione ha presentato le proprie proposte al governo. Un pacchetto articolato di norme che parte dalla richiesta ‘mantra’ dell’associazione, la riduzione della tassazione sul patrimonio immobiliare. Ma poi arriva a una modifica del sistema della tassazione e alla stabilizzazione della cedolare secca.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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