“Homecoming”, film e album di Beyoncé: chiaroscuri di un’icona mondiale

In un mondo di apparenze ed apparenti vite perfette, Beyoncé Knowles (- Carter) resta sempre l’eccezione, almeno nel mondo patinato dello showbiz. Inutile raccontarvi di chi io stia parlando, perché sarebbe un po’ come spiegarvi un’ovvietà grande come il talento di questa donna. All’alba dei suoi 38 anni, ha già un posto assicurato nei manuali di storia, almeno di quelli che raccontano la musica e di come lei abbia cambiato le sorti del pop mondiale. E’ una cantante, un’autrice, una ballerina, un’attrice e un’imprenditrice, una donna da 66 nomination ai Grammy Awards e 23 vittorie, da 118 milioni di copie vendute.

Una fuoriclasse indiscussa, ma decisamente fuori dagli schemi, rispetto alle sue colleghe. Beyoncé non condivide, in modo compulsivo, la sua vita sui social network. Beyoncé non vuole far notizie per gli scandali della sua vita, Beyoncé non ha bisogno di riflettori puntati. E’ lei che accende le luci quando vuole che qualcuno la guardi ma, quando vuole scomparire, lo fa senza problemi.

Per l’edizione del 2018 del festival musicale più patinato d’america, il Coachella, Beyoncé è stata scelta come headline performer, quindi con l’esibizione principale della serata. Per la prima volta nella storia, quel ruolo sarebbe stato di una cantante di colore. Nessuno sapeva cosa ci fosse dietro quei sessanta minuti di musica e nessuno poteva immaginare quanti intenti nobili nascondesse Bey. Lei voleva che tutto fosse perfetto, come artista e cantante, ma allo stesso tempo non smettere di essere una donna, una madre, una persona normale.

L’invito al Coachella era già arrivato nel 2017 ma, inaspettatamente, aveva scoperto di essere incinta. La performance del 2018 è arrivata a meno di un anno dal parto dei suoi due secondogeniti, i gemellini Rumi e Sir. “Homecoming – a film by Beyoncé” da oggi, 17 aprile, è disponibile su Netflix e racconta i passi, i valori, i sacrifici di una donna e di un’artista. E’ un docu-film che accende i riflettori sulla musica, ma anche su tutto ciò che non si vede, oltre il luccichio del palcoscenico e gli applausi delle folle. Dove si apre la vita vera e si creano cose incredibili, che noi vediamo solo quando sono già finite e (quasi) perfette.

Beyoncé ha avuto una seconda gravidanza davvero difficile, quella dei gemelli. In un momento in cui non aveva progettato di essere di nuovo mamma, il suo cuore era già riuscito a fare posto per altro amore, addirittura doppio.

Ho avuto una gravidanza difficile. Il mio corpo ha sopportato più di quanto potesse. Pesavo 99 chili il giorno del parto, avevo la pressione alta. Ho sofferto di gestosi e tossiemia. Nell’utero, il battito cardiaco di uno dei bimbi si è fermato un po’ di volte. Per questo ho subito un cesareo d’urgenza.

Rimettersi in forze ed in forma dopo il parto è stata la prova fisicamente più dura da affrontare. Diventare madre è già un’esperienza psicologicamente estenuante ma, quando devi a tutti i costi ritornare in perfetta forma, la faccenda si complica. Non ha voluto che passasse un messaggio sbagliato, Beyoncé: nulla arriva per caso e non senza sacrifici immensi. Nel docu-film spiega quanto fosse dura, inizialmente, anche “solo” dal punto di vista fisico, preparate una performance ballata, che necessita di estrema resistenza. Anche i muscoli non rispondevano agli stimoli, producendo un enorme senso di frustrazione.

Ho dovuto ricostruire da zero i miei muscoli distrutti (dal cesareo ndr). A volte avevo degli spasmi muscolari. E poi desideravo solo stare con i miei bambini. Quello che la gente non vede mai è il sacrificio che c’è dietro le cose.

La lotta con un corpo in cui non si riconosce più è raccontata con estrema cura. Non si scende mai nel vittimismo, né si induce a scelte alimentari sbagliate. Il suo racconto ci apre gli occhi su un tema scottante, ma molto attuale: il nostro corpo ci permette di essere socialmente accettati o meno, che ci piaccia o no. Così, confessa, di aver rinunciato ai dolci, ai carboidrati, alla carne, al pesce e all’alcol. E si mostra, più umana che mai quando, ad un mese dallo show, chiede di video-chiamare Jay-Z, suo marito, per mostrargli il suo traguardo.

Guarda! Sono riuscita ad entrare in un mio vecchio costume! E’ un grande traguardo e la zip è chiusa!

E mette i brividi che, un’icona indiscussa, dal fascino quasi divino come lei, possa essere insicura del suo aspetto esteriore. Eppure succede anche questo, nella vita di una donna e di una madre, che si mostra distrutta dopo una sessione di allenamento, che ci tiene a tornare sul palco nel migliore dei modi.

Il Coachella non è stato solo il suo ritorno musicale, ma un modo per spezzare quella catena di ipocrisia attorno al festival. La sua performance è stato un tributo onesto alla “sua gente”, alla storia di un popolo, quello afro-americano, da sempre sotto la pressa del razzismo e i soprusi. Beyoncé ha cantato un tributo alle HBCU, le storiche università per neri americani ma, dichiara

la mia università sono state le Destiny’s Child e viaggiare per il mondo. La vita è stata la mia insegnante.

Il progetto musicale del suo Beychella è durato otto mesi, quattro dei quali impegnati nella preparazione delle coreografie. Un grande schema visivo, ma soprattutto musicale, che inizia con la preghiera, insieme a tutta la troupe (centinaia di persone all’opera). Beyoncé vuole portare positività sul palco, un senso di appartenenza, ma soprattutto di unione fraterna. Vuole che le persone, guardando il suo show, possano tornare a credere, ad avere una speranza in una possibile unione di vera forza e fratellanza.

Homecoming ci mostra una donna forte, “cazzuta”. Una vera imprenditrice da palcoscenico, ma anche un direttore artistico eccezionale. Durante le riunioni curava ogni tipo di dettaglio, dal particolare degli abiti dei ballerini, fino alla gigantesca scenografia a piramide sullo sfondo. I materiali, i colori, la qualità del suono, tutto è passato dalle sue mani. E, in fondo, Beyoncé si è fatta in tre per questa performance, andandosi a sedere anche come pubblico, durante le prove, per capirne la forza comunicativa.

Questo film è un piccolo gioiello e, ad accompagnarlo, a sorpresa, esce oggi anche una raccolta musicale, un album live dell’esibizione al Coachella, perché possa rimanere durevole nel tempo. Ma soprattutto eterna, come la musica, soprattutto se cantata da Beyoncé, può diventare.

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