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Decreto Salva Roma, Conte furibondo con Salvini: “Non siamo i tuoi passacarte”

Dopo quattro ore di Consiglio dei ministri, nella tarda serata del 23 aprile, si è saputo quale sarà il futuro di una delle norme più discusse contenuta nel decreto Crescita, il cosiddetto Salva Roma. All’uscita da Palazzo Chigi, la Lega, per bocca del vicepremier Matteo Salvini, si dichiara soddisfatta perché “i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani, ma restano in carico alla sindaca: Lega soddisfatta. Stralciati i commi 2,3,4,5,6 della norma salva Raggi”, ha detto ai cronisti.

Ha parlato invece di “norma approvata a metà” pur dichiarandosi contento anche il Movimento 5 stelle: “Il Cdm ha dato via libera ai commi 1 e 7, sugli altri deciderà il Parlamento. È un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”. I commi stralciati disciplinavano la possibile assunzione a carico del bilancio dello Stato degli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale delle obbligazioni del Comune “attualmente inclusi nella massa passiva della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso della capitale”.

La serata, però, si era aperta all’insegna della tensione, con Salvini e l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che hanno partecipato al Consiglio quasi da separati in casa. La riunione di governo doveva essere l’occasione del primo faccia a faccia tra i leader di Lega e M5s al culmine di uno scontro lungo due settimane. E invece alle 19 (col Cdm rinviato di un’ora, inizierà poi alle 20) c’è solo Salvini, con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e tutti gli altri ministri leghisti.

Per i grillini, invece, all’inizio vanno solo in tre: Barbara Lezzi, Alberto Bonisoli ed Elisabetta Trenta. Grande assente Luigi Di Maio. Almeno in un primo momento. Impegnato nella registrazione di Di Martedì, il leader del M5s si è recato al Cdm solo dopo le 21. Quando Salvini era già uscito in cortile, aveva rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti sullo stralcio della norma Salva Roma, versione successivamente smentita, e solo dopo era rientrato alla riunione.

Una mossa che, secondo fonti di governo, ha mandato su tutte le furie il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Porta rispetto – ha detto irritato per la forzatura del vicepremier -, non siamo i tuoi passacarte”. Quindi, secondo le ricostruzioni dei quotidiani, avrebbe gridato: “Non ti permettere”. La staffetta tra vicepremier ha portato allo scoperto i due principali fronti di scontro degli ultimi giorni: il Salva Roma, cioè il provvedimento che taglia il debito della Capitale, e soprattutto il futuro del sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione. Il M5s intanto è andato a riprendere il contenuto di una mail interna al Mef, datata 4 aprile, nella quale il sottosegretario leghista all’Economia, Massimo Garavaglia, dà il proprio ok alla norma Salva Roma: “Molto bene, a questo punto si può mettere nel testo”, si leggeva. Così non è stato.

Photo credits: Twitter

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