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David, morto a Capo Verde. “Aperte tutte le ipotesi”

“Al momento non c’è una pista privilegiata, tutte le ipotesi” sulla causa della morte “sono in campo. Attendiamo di capire quello che emergerà dall’autopsia”.

Così, il 2 maggio, l’avvocato Giovanni Conticelli del foro di Firenze. Il legale assiste la famiglia di David Solazzo, il cooperante italiano di 31 anni trovato morto nei giorni scorsi nella sua casa sull’isola di Fogo, nell’arcipelago africano di Capo Verde.

Cercheremo un contatto con un avvocato locale – ha aggiunto Conticelli – per seguire sul posto la vicenda giudiziaria e intanto capire cosa emergerà dell’esame autoptico”.

Conticelli conosceva Solazzo e lo ricorda come “una persona brillante, capace, che ha amato il suo lavoro e non ha mai avuto problemi nei luoghi dove ha lavorato. Era amato e ben voluto da tutti perché aveva la capacità di entrare nella dimensione della comunità locale”. Nessun commento sulla vicenda dai genitori e dalla sorella del cooperante chiusi nel proprio dolore. Secondo Giorgio Menchini, presidente della ong Cospe di Firenze, il 31enne sarebbe stato trovato in una pozza di sangue.

Capo Verde, giallo sulla morte di un cooperante italiano di 31 anni

Mistero a Capo Verde sulla morte di un cooperante fiorentino di 31 anni, David Solazzo, trovato senza vita sull’isola di Fogo. La notizia è arrivata il 1 maggio. È attesa l’autopsia: dovrebbero emergere chiarimenti sul decesso, per il quale al momento non ci sono spiegazioni.

Il nostro connazionale si trovava nell’arcipelago africano per coordinare un progetto di cooperazione per il Cospe, una Ong di Firenze. La notizia è stata pubblicata sul sito del Cospe dove si spiega che il giovane sarebbe morto in un incidente sul quale “le autorità locali stanno ancora indagando”.

Solazzo era arrivato a Capo Verde nel novembre scorso, spiega la nota pubblicata sul sito del Cospe, dove aveva “messo in campo la sua professionalità, la sua energia e passione al servizio delle comunità locali”. Il giovane era già stato per la stessa Ong anche in Angola: era un “amico e professionista serio e appassionato”.

Il progetto di cui il giovane fiorentino era il coordinatore si chiama ‘Rotas de Fogo’, il suo obiettivo “è portare avanti azioni per il rafforzamento del turismo rurale e sostenibile nell’Isola di Fogo”. Il Cospe, conclude la nota, si stringe “attorno alla famiglia, alla fidanzata e agli amici, con l’impegno di fare di tutto per appurare la realtà dei fatti, ancora sgomenti per la tragica notizia”.
“Al momento non posso dirvi più di quanto già sapete – spiega all’Ansa il console italiano a Praia, Luigi Zirpoli -. Ieri sera era stato a cena con degli amici e stamani è stato trovato morto in casa dove, credo, vivesse da solo”. “Le autorità stanno indagando – prosegue Zirpoli – e ci sarà l’autopsia“. “Nonostante la sua giovane età, David era esperto di cooperazione e con noi aveva già fatto un’esperienza in Angola”, aggiunge Anna Meli, responsabile della comunicazione del Cospe, l’Ong di Firenze per cui Solazzo lavorava.

“A Capo Verde abbiamo un’altra nostra cooperante, una giovane della Sardegna – conclude Meli -, e le prime notizie le abbiamo avute da lei. Poi siamo in contatto, tramite il console, con le autorità e speriamo di avere qualche notizia in più nella giornata di giovedì 2 maggio. I genitori, che vivono a Firenze, hanno saputo quanto era successo nel pomeriggio”.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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