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Paola Minaccioni: “Sogno di essere diretta da Paolo Virzì e Pedro Almodovar”

Vivace, solare, sempre sorridente e soprattutto piena di energia. Non si ferma mai Paola Minaccioni, una delle attrici più talentuose e poliedriche nel panorama dell’intrattenimento italiano, una che sa dividersi (ma come farà!) tra cinema, televisione, teatro, radio, attività di beneficenza e una vita personale ricca e appagante. E’ ancora in sala “Ma cosa ci dice il cervello” (la commedia diretta da Riccardo Milani con Paola Cortellesi, grande successo al botteghino), ma Paola Minaccioni è già al lavoro sul suo prossimo film dal titolo “Burraco fatale”. La incontriamo per pranzo, dopo che ha trascorso la notte sul set: trucco ancora perfetto, aria distesa e rilassata (nonostante le ore notturne trascorse al freddo), Paola ci accoglie con calore e grazia, disposta a sottoporsi a un’intervista che si rivela quasi un interrogatorio. Lei risponde a tutto, con attenzione, pazienza e professionalità, senza mai tradire alcun cenno di stanchezza, scherzando e divertendosi a raccontarci la propria vita e il proprio mestiere. Un mestiere che l’ha portata a girare film molto diversi tra loro e a incarnare tante donne con personalità differenti: è stata la moglie del Primo Ministro nel recente “Natale a 5 stellecon Massimo Ghini e Martina Stella, la ipocondriaca e maldestra Raffaella in “Benedetta follia” di Carlo Verdone, ha saputo dosare dramma e commedia per interpretare la morente Egle Santini di “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek, ha incarnato la sensuale e severa logopedista Stracci Puletti in “Viva l’Italia” di Massimiliano Bruno. Per non parlare delle esilaranti imitazioni radiofoniche di Loredana Berté, Giorgia Meloni, Sabrina Ferilli, e dei personaggi da lei creati per “Il ruggito del coniglio” come la cinese Man Lò, la rapper “Putrida”, e tanti altri.
La nostra conversazione parte naturalmente dal film cui Paola Minaccioni sta lavorando proprio in questi giorni, la commedia “Burraco fatale” appunto, in cui recita accanto a Claudia Gerini, Caterina Guzzanti e Angela Finocchiaro. Le riprese sono iniziate da pochi giorni, si gira tra Anzio, Fiumicino e il Marocco (dove la troupe si sposterà a fine maggio).

Paola Minaccioni nel cast di “Burraco fatale” con Claudia Gerini, Angela Finocchiaro e Caterina Guzzanti

PAOLA MINACCIONI: È una commedia sentimentale brillante, in cui si racconta la storia di quattro amiche che hanno come unico vero motore della propria vita il burraco. In modo delicato e buffo la regista Giuliana Gamba propone il tema dell’adulterio, della fedeltà, del reale senso dell’amore, tutti movimenti tematici che stanno sullo sfondo dell’amore per le partite a burraco ma si rivelano il motore portante del racconto. E’ una storia originale nel suo essere naif, e tratta il romanticismo con ironia, come fanno spesso i film e le serie tv americane. Le riprese sono iniziate da pochi giorni, abbiamo battuto il primo ciak il 29 aprile, e noi quattro protagoniste siamo molto affiatate, ci stiamo divertendo parecchio.
VELVET: Ci racconti un po’ di più del tuo personaggio? Che tipo di donna è quella che interpreti in “Burraco fatale”?
PM: Il mio personaggio si chiama Rina Licini, è la figlia di un prefetto; di mestiere fa il notaio, all’apparenza è la più in carriera di tutte ma in realtà è l’eterna bambina, innamorata di suo padre. Anzichè andare al suo studio, Rina dedica il suo tempo a fare shopping, a giocare al fantacalcio, a stare in giro, è una grande seduttrice ed è decisamente la più infantile delle quattro amiche. La più romantica di tutte è invece Irma (interpretata da Claudia Gerini) e sarà proprio la sua storia d’amore a trascinare anche le altre in svariate disavventure divertenti.

V: E’ uscito da qualche settimana “Ma cosa ci dice il cervello”, il film della premiata ditta Riccardo Milani-Paola Cortellesi, in cui tu interpreti l’esilarante Signora Ruggiero. Si tratta di un personaggio davvero spassoso, una donna piuttosto appariscente, che crede di saper tutto perché lo ha letto su internet e che ha modi arroganti e piuttosto maleducati e violenti. Come è stato per te calarti nei panni di questa donna così divertente ma mostruosa?
PM: Devo dire che quando leggi un copione capisci più o meno subito se un personaggio sarà efficace, e io ho provato immediatamente il desiderio di incarnare questa bestia, questa “mostra”. Mi sono divertita tantissimo, e poi lavorare con Paola Cortellesi, diretta da Riccardo Milani, non solo ti fa provare il massimo della goduria, ma ti fa sentire anche super protetta; hai davanti dei grandi professionisti, che sanno lavorare, hanno gusto e grandissima esperienza, mi sono lasciata andare e devo dire che Riccardo e Paola mi hanno dato carta bianca su tutto, abbiamo giocato e creato il personaggio di Anita Ruggiero che mi ha dato grandi soddisfazioni.
V: Come avete giocato e costruito questa donna, in cui si concentrano tanti difetti che ritroviamo nell’umanità contemporanea?
PM: In effetti il personaggio era già molto scritto in sceneggiatura; abbiamo fatto un bel lavoro con Riccardo Milani, il costumista Alberto Moretti e il truccatore Ermanno Spera per costruire innanzitutto l’immagine di Anita Ruggiero. Abbiamo parlato del fatto che dovesse essere una persona ricca, con buone possibilità economiche e che fosse la dimostrazione evidente del fatto che potersi comprare cose firmate, non significa avere stile. Il regista mi ha poi portato ad esagerare il personaggio, a renderlo grottesco ma credibile. In effetti il personaggio funziona, e sono particolarmente orgogliosa della mia scena ambientata in ospedale, in cui recito con Paola Cortellesi.
La Signora Ruggiero è esagitata, si arrabbia senza un motivo reale, e oggi sono in molti a pensare che per ottenere una cosa basta chiederla a voce alta o in modo aggressivo. Questa arrabbiatura facile (che caratterizza il personaggio) esprime il malessere di tante persone che vivono una vita che non hanno scelto, o subiscono il caos della città, pensano che l’unica legge sia “mors tua, vita mea”.

Paola Minaccioni esilarante Signora Ruggiero in “Ma cosa ci dice il cervello” con Paola Cortellesi

V: Nella costruzione di un personaggio, quindi, usi molto anche l’osservazione della realtà che ti circonda…
PM: I ruoli li costruisco tutti nello stesso modo, sia che siano comici sia che siano drammatici: penso sempre cosa vuole il personaggio, da dove viene, qual è l’obiettivo della scena. Anche per tirare fuori le cose più comiche e divertenti si lavora così, è sbagliato pensare che siccome hai una battuta comica scritta farà ridere, non funziona in questo modo. A metà settembre uscirà un altro film che ho girato recentemente e si intitola “Tutta un’altra vita”; il regista è Alessandro Pondi, e nel cast ci sono Enrico Brignano, Ilaria Spada e Giorgio Colangeli. Io interpreto ancora una volta una signora romana popolare, la moglie di Brignano, che è una donna di casa, e io che sono romana da sette generazioni uso anche il dialetto romano (cosa che ho fatto rarissime volte in vita mia). Questo per dire che attraverso il lavoro sul personaggio e le intenzioni, si possono fare due coatte, popolane e snob in modo diverso, è bello trovare sempre qualcosa di nuovo da proporre.
V: Usi lo stesso metodo di lavoro anche per scrivere i tanti personaggi che interpreti ne “Il ruggito del coniglio” su Rai Radio2, o nella trasmissione “Be Happy” con Marco Presta? Alcuni di essi sono veramente esilaranti, come la siciliana Donna Fugata Addolorata, o l’inviata speciale Ylenia Pinpini Pimpozzi, per non parlare delle imitazioni di Melania Trump, Giorgia Meloni, Sabrina Ferilli, Loredana Bertè.
PM: In genere sono le cose che mi fanno ridere o che mi danno fastidio quelle di cui riesco a scrivere, quindi ho sempre un obiettivo quando creo una figura comica. Il personaggio più lieve che faccio a Radio2 è Man Lò, una donna cinese che racconta barzellette che non fanno ridere, che dice delle freddure e si sbellica dalle risate da sola: quel personaggio, nato in studio dall’improvvisazione con Marco Presta e Antonello Dose, è un gioco che poi abbiamo deciso di mantenere. Quando scrivo in genere ho un obiettivo, che non è distruttivo ma serve a far ridere di qualcosa che ho osservato. Dopo un po’ guardare e analizzare l’umanità diventa una sorta di deformazione professionale, in modo automatico assorbo informazioni su chi vedo.
V: Come è nata, ad esempio, l’esilarante Ramona, la fashion stylist marchigiana?
PM: Stavo andando nelle Marche a fare uno spettacolo; ero in treno e c’era un gruppo di parrucchieri, truccatori e professionisti del settore che andavano a fare una di quelle convention di moda e bellezza. Erano tutti marchigiani, e parlavano di stile con marcato accento regionale; usavano anglicismi e francesismi in perfetto dialetto marchigiano. Ho trovato esilarante il contrasto tra il loro aspetto, il frasario e il dialetto, si sforzavano di usare termini come “look”, “fashion icona”, “outfit” e altre parole del genere, con una cadenza tipica delle loro zone. Questo mi ha colpito perché trovo che in tutto il movimento economico legato alla moda si stia un po’ esagerando, e forse è necessario ritrovare il proprio stile, c’è una mercificazione esagerata.

Paola Minaccioni poliedrica e impegnata al cinema, a teatro, in radio e in televisione

V: Recentemente ti sei cimentata anche con la regia; hai diretto un cortometraggio dal titolo “Offro io”. Come è andata? Ti sei divertita? Ti è venuta voglia di rifare questo tipo di esperienza, passando magari anche a progetti più lunghi e complessi?
PM: Sì, questa esperienza mi ha fatto venir voglia di continuare a farlo, di cimentarmi di nuovo con la regia: prima di tutto però ho voglia di far vedere il mio lavoro, poiché sinora solo pochissime persone hanno visionato quello che ho girato. Ora voglio vivere questo momento, sono molto fiera del mio lavoro, mi sono divertita tanto anche perchè non è un’esperienza che avevo cercato, mi è stata offerta, non ci avevo pensato. Ho trovato molto divertente occuparmi della confezione della storia e dirigere gli attori, soprattutto perché ho sempre avuto un approccio al lavoro e una mente autorale; chiaramente sono una neofita in questo settore, e non conosco bene le questioni tecniche relative alla luce, alla fotografia, alle inquadrature. Sono una grande fruitrice di film e serie tv ma non ho mai pensato di poter esprimere il mio pensiero anche dal punto di vista tecnico, questo aspetto mi affascina molto. E’ stata una grande soddisfazione lavorare a questo progetto, che è stato sceneggiato da me insieme ad Alberto Caviglia. Il plot è tratto da una storia realmente accaduta, i nomi dei personaggi sono quelli di chi ha realmente vissuto le vicende narrate. I protagonisti sono Carolina Crescentini, Paolo Calabresi, Maurizio Lombardi, che hanno subito accettato di far parte di questo progetto: sono davvero onorata di ciò perché sono tutti e tre attori di grandissima professionalità ed esperienza, nonostante i tanti impegni si sono resi disponibili e mi hanno dato grande fiducia.

Paola Minaccioni, la prima regia cinematografica è il cortometraggio “Offro io”

V: A proposito di regia…. In venticinque anni di carriera nel mondo del cinema, sei stata diretta da tanti cineasti diversi tra loro (da Carlo Vanzina a Massimiliano Bruno, da Fausto Brizzi a Carlo Verdone, fino ad arrivare a Marco Risi e Riccardo Milani, solo per citarne alcuni). Hai un legame stretto con Ferzan Ozpetek, che ti ha diretto in “Cuore sacro” nel 2005, “Mine vaganti” nel 2010, “Magnifica presenza” nel 2012 e “Allacciate le cinture” nel 2014. Cosa hai imparato dal rapporto con lui?
PM: Ferzan ha svelato il mio potenziale come attrice al cinema, mi ha insegnato (cosa cui vorrei arrivare molto più spesso) che per essere efficace devo fare pochissimo, devo fare meno. Ci sono ruoli e ruoli, film e film, però lui mi ha condotto a fare un lavoro in profondità anche sulle parti comiche. Nelle sue opere i personaggi comici non sono mai forzati, mai di battuta, sono sempre psicologici. Ferzan mi ha dato tantissimo, e spero di essere stata anche io importante per lui. Dal punto di vista della regia ho notato (mi sembra troppo dire che ho imparato) una cura maniacale del dettaglio, una sorta di possessione verso gli attori. Ferzan ti fa sentire un dio quando lavori con lui. Mi sono avvicinata al lavoro registico ispirandomi ai grandi con cui ho lavorato, uno su tutti lo stesso Riccardo Milani, di cui ho adorato l’estrema attenzione ai più piccoli particolari. I grandi sanno entrare a gamba tesa nella tua vita senza che tu nemmeno te ne accorga: pretendono molto da te, tu li ami e li temi contemporaneamente, ma riescono sempre a tirar fuori il meglio da ognuno.

Paola Minaccioni: “Ferzan Ozpetek ha tirato fuori le mie potenzialità come attrice”

V: Il cinema, la televisione, la radio, e naturalmente il teatro. Che rapporto hai con il pubblico? Che effetto ti fa recitare ogni sera davanti a persone diverse?
PM: Il pubblico non mi spaventa mai, il palcoscenico è il posto in cui mi sento più capita in assoluto e non ho mai paura. Lì mi sembra di poter iniziare a giocare, soprattutto quando faccio il mio spettacolo di stand-up comedy, dove ormai mi concedo molte cose, e le persone si mettono a loro agio e giocano con me. Quando recito da sola è come se facessi la direzione d’orchestra delle risate, delle pause, dei silenzi, è come se stessi lì a fare il mio concerto e il pubblico mi desse il ritmo. E’ una situazione quasi da delirio di onnipotenza, è una magia, perché sei da sola sul palco, sei piccola piccola davanti a un mare di gente eppure tutto quello che dici arriva alle persone. È una sensazione meravigliosa, hai un livello di riconoscimento e ascolto altissimo: il teatro ha qualcosa di sacro, la condivisione del tempo e del momento, l’essere umano che vive con te queste situazioni, sono cose molto forti, vitali, potenti rispetto al caos che c’è intorno. Il teatro non è per niente morto, anzi è molto vivo!

V: E invece la commedia? E’ viva in questo momento in Italia, secondo te?
PM: Beh, devo dire che ci sono degli esempi interessanti. Riccardo Milani e Paola Cortellesi hanno costituito una ditta comica ammirevole, in cui la protagonista è una donna, hanno fatto un percorso veramente notevole, che penso dia conforto a tutti: producono film non banali, non volgari, di contenuto e qualità. Ci sono poi tanti altri tentativi interessanti nel genere, può essere considerato commedia anche il film di Pippo Mezzapesa con Sergio Rubini “Il bene mio”, oppure “Il tuttofare” di Valerio Attanasio con Sergio Castellitto: questi due film mi sono piaciuti tanto. Il concetto di commedia per me è piuttosto vasto, vedo dei buoni film, che magari però non hanno trovato grande supporto. Anche “In viaggio con Adele” di Alessandro Capitani mi è piaciuto molto: secondo me ci sono registi che, se trovano spazio, possono crescere tanto fino ad arrivare a livelli molto alti.

Paola Minaccioni: “Ho visto tante commedie interessanti, da “Il tuttofare” a “In viaggio con Adele”

V: Quali sono i registi con i quali vorresti lavorare in futuro?
PM: Sicuramente Paolo Virzì, Paolo Sorrentino, e poi vorrei tornare a lavorare con Matteo Garrone, dopo la bellissima esperienza di “Reality”. Mi piacerebbe da matti poter lavorare anche con Pedro Almodovar! Anzi, abbiamo modo di raggiungerlo e chiedergli di farmi fare un provino?

Paola Minaccioni: “Mi piacerebbe molto lavorare con Pedro Almodovar”

V: E se invece potessi sceglierti un coprotagonista maschile? Chi vorresti come compagno di set?
PM: Mamma mia, sono tanti gli attori con cui mi piacerebbe lavorare… Se posso sognare, ti dico Al Pacino, quanto vorrei lavorare con lui! E poi mi piace molto l’attore francese che ha recitato accanto a Marion Cotillard nel film “Un sapore di ruggine e ossa”, Mathias Schoenaerts. Ma ci sono veramente tanti bravi interpreti con cui vorrei lavorare. Chissà!

Martina Riva

Musica&Cinema

Da sempre appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento, mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di laurea in Storia del Cinema sul film “Lolita” di Stanley Kubrick. Finita l’università, mi sono trasferita a Los Angeles, dove, tra le altre cose, ho ottenuto un certificate in giornalismo a UCLA; nella Città degli Angeli ho lavorato per varie TV tra cui KTLA, dove per tre anni mi sono occupata principalmente di cinema, coprendo le anteprime mondiali dei film e i principali eventi legati al mondo spettacolo (Golden Globes, Academy Awards, MTV Awards e altri). Nel 2005 sono approdata alla redazione spettacoli di SKY TG24 dove ho lavorato come redattrice, inviata ai Festival e conduttrice. Le mie passioni principali, oltre al cinema, sono i viaggi, il teatro, la televisione, l’enogastronomia e soprattutto la musica rock. Segni particolari? Un amore incondizionato per i Foo Fighters!

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