72° Festival di Cannes, primo red carpet e cerimonia d’apertura tra glamour e zombie

“Dichiariamo aperto il settantaduesimo Festival internazionale del film di Cannes”. Con queste semplici parole, pronunciate in spagnolo e in francese alle 20:14 di martedì 14 maggio sul palco del Grand Theatre Lumière, Charlotte Gainsbourg e Javier Bardem hanno dato il via alla più importante kermesse cinematografica al mondo, quel Festival di Cannes che per quanto stanco, forse un po’ sottotono negli ultimi anni e animato da polemiche di vario tipo (contro Netflix, i selfie, la Palma d’Oro alla carriera ad Alain Delon quest’anno), rimane la vetrina più prestigiosa e importante per la settima arte.
Mesdames et messieurs, come da tradizione il Festival della Croisette (che si concluderà sabato 25 maggio) è iniziato con la prima montée des marches, il tappeto rosso dell’inaugurazione, popolato da tantissimi nomi del cinema francese. Tra i primi ad arrivare sul prestigioso e ambito red carpet della cittadina della Costa Azzurra (illuminata da un tiepido sole), il ministro della cultura Franck Riester, seguito poco dopo da Mathieu Demy e Rosalie Varda, figli di quella Agnes Varda che campeggia indomita e grintosa sui manifesti ufficiali di questa edizione del Festival. Già, perché quest’anno Cannes rende omaggio alla grande cineasta di origine belga (Palma d’oro alla carriera nel 2015) morta lo scorso marzo a 90 anni, e lo fa con un bellissimo manifesto ufficiale in cui la regista è ritratta mentre guarda dentro la macchina da presa, arrampicata sulla schiena di un operatore (il set è quello del film “La Pointe Courte”, presentato a Cannes nel 1955).

Apertura in grande stile per il Festival di Cannes, sul red carpet gli eredi di Agnes Varda omaggiata sulla Croisette

Tra gli invitati alla cerimonia di apertura si riconoscono Alberto Barbera (direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia), Gabriel Garko, le modelle Alessandra Ambrosio e Izabel Goulart, l’attrice Sabine Azéma con il marito André Dussolier, l’interprete Nathalie Baye e molti altri rappresentanti della settima arte francese. A distinguersi su un tappeto rosso come sempre ricco, lussuoso e sfavillante, c’è anche Eva Longoria, fasciata in un abito di Alberta Ferretti monospalla, color viola chiaro, con spacco vertiginoso e corpetto arricchito da paillettes e cristalli. Scatta la mitragliatrice di flash che colpisce l’attrice sorridente e in forma smagliante.

Eva Longoria sfavillante sul tappeto rosso del Festival di Cannes, con un abito Alberta Ferretti

A breve distanza arrivano anche due attori che sono stati spesso in Costa Azzurra per presentare i propri film: tra il clamore delle centinaia di curiosi assiepati dietro le transenne sul marciapiede antistante il red carpet, desiderosi di avere un autografo o di farsi un selfie, ecco scendere dall’auto la cantante e attrice Charlotte Gainsbourg, fasciata in un miniabito Yves Saint-Laurent asimmetrico e monospalla, con fantasia zebrata orizzontale tutta in micro paillettes, capelli sciolti e vaporosi alle spalle a incorniciarle il volto. Accanto a lei un sorridente Javier Bardem (stavolta orfano della consorte Penelope Cruz con cui aprì il Festival di Cannes dell’anno scorso), sottratto dal set del film “Dune” di Denis Villeneuve. Cos’hanno in comune Madame Gainsbourg e il Señor Bardem? Entrambi hanno vinto il premio per la migliore interpretazione a Cannes, lei nel 2009 per il controverso “Antichrist”, lui nel 2010 per il dramma “Biutiful”. Non solo! Entrambi hanno lavorato con il Presidente della Giuria della selezione in concorso di quest’anno, il premio Oscar messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu (lei in “21 grammi”, lui in “Biutiful” appunto). Entrambi si dicono onorati e felici di essere ancora una volta in Costa Azzurra, prima di sottoporsi ai flash dei fotografi e di salire i gradini del Palais, dove ad attenderli ci sono il delegato generale del Festival Thierry Fremaux e il Presidente Pierre Lescure.

 

Charlotte Gainsbourg e Javier Bardem sul primo red carpet del Festival di Cannes

La montée des marches entra nel vivo, ed ecco che uno alla volta arrivano anche i membri della giuria incaricata di assegnare la Palma d’oro e tutti i premi collaterali del Festival. Tra le prime ad avvicinarsi al red carpet riconosciamo la ventunenne attrice americana Elle Fanning, che indossa un abito Gucci lungo color pesca, con scollatura profonda, spalle pronunciate e restringimento in vita a forma di fiore viola. Ha i capelli raccolti, un vistoso paio di orecchini Chopard, trucco assente ma una bocca rossa che le illumina il viso ben poco sorridente. Subito dopo ecco arrivare gli altri giurati, tra i quali distinguiamo la nostra Alice Rohrwacher (che l’anno scorso vinse a Cannes il premio per la miglior sceneggiatura per “Lazzaro felice”): si vede che è emozionata e felice di trovarsi tra tanti colleghi prestigiosi, e con grazia sfoggia una gonna longuette gialla con decorazioni argento a forma di palma, e una camicia a mezza manica color marrone, con fiori neri e fiocco laterale sul collo.

La giuria che assegnerà la Palma d’oro sul tappeto rosso del Festival di Cannes

E poi arriva lui, Monsieur le Président, Alejandro Gonzalez Iñarritu (regista di “Amores Perros”, “Babel”, “Birdman”, “The revenant” solo per citare alcuni dei suoi film), impeccabile nel suo smoking nero con papillon, armato del suo sorriso perfetto e della sua energia made in Mexico. Si scattano le rituali foto di gruppo, per lasciare poi spazio al cast del film di apertura “The Dead Don’t Die” (letteralmente “I morti non muoiono”), pellicola omaggio a George Romero (regista de “La notte dei morti viventi”, tra gli altri) in cui zombie affamati escono dalle tombe nella tranquilla cittadina di Centerville in Ohio. Un po’ commedia un po’ horror, il film d’apertura è diretto da quel Jim Jarmusch che proprio a Cannes 35 anni fa portò la sua opera prima “Più strano del Paradiso” vincendo la Caméra d’Or. Accanto al sessantaseienne cineasta dal ciuffo bianco (suoi sono “Dead Man” con Johnny Depp, “Coffee and Cigarettes” e “Broken Flowers”), con gli immancabili occhiali da sole, ecco alcuni dei suoi attori, a partire da Adam Driver e Bill Murray, fino ad arrivare a Tilda Swinton (in Haider Ackermann lungo color argento), Chloe Sevigny (in Thierry Mugler nero lungo strapless, con reggiseno a vista sotto il corpetto e spacco profondo laterale) e Selena Gomez (in un abito Louis Vuitton bianco a due pezzi, con gonna lunga dotata di spacco vertiginoso laterale e corpetto con spalline, tutto ornato da gioielli Bulgari). Anche per loro (“una grande famiglia” dice Bill Murray, visto che Jarmusch ha la tendenza a lavorare spesso con gli stessi attori) le foto di rito sul red carpet, il saluto di Fremaux e Lescure, e poi tutti in sala, accolti dall’applauso caloroso degli invitati alla cerimonia iniziale.

“The Dead Don’t Die” di Jim Jarmusch ha aperto il 72° Festival di Cannes

Sono le 19:44, è ora di dare inizio alle danze, e si inizia subito, con un video in cui la compianta Agnes Varda parla dell’incubo di ogni regista: avere la sala vuota. Ecco che fa il suo ingresso in sala il presentatore ufficiale, l’attore Edouard Baer (presente anche l’anno scorso nella stessa veste) e si continua con l’omaggio. Sul palcoscenico c’è una sedia da regista con il nome “Agnes V.”, e mentre in sottofondo si sente la musica di un’armonica, il presentatore continua a parlare della magia e del miracolo de cinema. Sono momenti emozionanti ed intensi, che continuano quando la cantante belga Angele interpreta al piano la canzone “Sans Toi”, omaggio al compositore Michel Legrand (scomparso a gennaio).
Finito il momento dei tributi, è tempo di far entrare i giurati, che uno dopo l’altro prendono posto sul palco. Per ultimo arriva il presidente, che nel suo discorso introduttivo dice: “Questo festival occupa un posto molto importante nella mia vita: ci sono venuto qui con la mia famiglia da amante del cinema, poi da regista con mio figlio e mio papa con “Biutiful”. Tutti i più grandi cineasti sono passati di qui. Per me è molto importante avere il privilegio di essere accompagnato da un gruppo così diverso e importante di artisti, con cui in questi 12 giorni prenderemo una decisione che potrà cambiare la vita di qualcuno. Credo che la selezione ufficiale non potrebbe essere più eccitante per me: ci sono grandi registi, straordinari talenti, è una celebrazione del cinema, e vivere il cinema come esperienza comune è molto importante. Credo fortemente nel potere liberatorio e umano dellal settima arte. Credo che le immagini, le storie del cinema, possano cambiare la vita. Faremo il possibile per riconoscere quello che ci sconvolgerà, ci colpirà, ci consolerà, sarà un lavoro eccitante e bellissimo, e noi faremo il nostro massimo”.
Segue un contributo con le immagini di alcuni dei film più importanti di questa edizione del Festival, i saluti finali, e poi scende il buio in sala per la proiezione del film di apertura (in gara per la Palma d’oro).

Ma che edizione sarà quella appena iniziata e che si concluderà sabato 25 maggio? Come sempre sarà un festival ricco, piuttosto equilibrato, pieno di grandi nomi e film molto attesi. Ventuno quelli in gara per la Palma d’oro, tra cui spicca sicuramente “C’era una volta a Hollywood” di Quentin Tarantino con Brad Pitt, Leonardo Di Caprio e Margot Robbie. Martedì 21 maggio la data della proiezione ufficiale della pellicola ambientata nella Los Angeles della fine degli anni Sessanta, in ambienti e con atmosfere che ricordano quelle dell’assassinio di Sharon Tate. Grandi aspettative ci sono anche sul nuovo film di Pedro Almodovar “Dolor Y Gloria”, che passerà a Cannes venerdì 17: gli interpreti sono Antonio Banderas e Penelope Cruz, e la storia è quella di un regista sul viale del tramonto che ripercorre la propria storia personale e la propria carriera. Arriva giovedì 16 maggio, invece, il nuovo lavoro del rosso Ken Loach. “Sorry We Missed You”. L’ottantaduenne cineasta britannico è un habitué della Croisette, giunto alla sua quattordicesima partecipazione in concorso, dopo aver già vinto due Palme d’oro (nel 2006 con “Il vento che accarezza l’erba” e nel 2016 con “Io, Daniel Blake”). Da sempre attento osservatore e critico della realtà sociale e politica della sua Gran Bretagna, attivista e schierato dalla parte dei più deboli, Loach porta in gara la storia di un corriere e della moglie, che faticano a cavarsela nell’Inghilterra di oggi.

Tarantino, Almodovar e Loach in gara per la Palma d’oro al Festival di Cannes

Domenica 19 maggio è il turno di Terrence Malick, creatore di capolavori come “I giorni del cielo” e “La sottile linea rossa”. Ebbene, dopo aver vinto la Palma d’Oro nel 2011 con “L’albero della vita”, il regista texano ci riprova con il film “A Hidden Life”, tre ore di lungometraggio per narrare la storia di un obiettore di coscienza che si oppose al Terzo Reich, e venne ghigliottinato nel 1943.
Arriviamo a lunedì 20, quando sulla Croisette sbarcheranno i fratelli belgi Luc e Jean-Pierre Dardenne, che portano in concorso il film “Le jeune Ahmed”. La storia è quella di un tredicenne che, dopo aver portato all’estremo l’interpretazione di alcuni passi del Corano, mette a punto un piano per uccidere il suo insegnante. Anche i Dardenne hanno già vinto due Palme d’oro (nel 1999 per “Rosetta” e nel 2005 per “L’enfant”) e tornano in gara a Cannes per l’ottava volta.
Un altro attesissimo ritorno (nella giornata di mercoledì 22 maggio) è quello dell’enfant prodige del cinema canadese, che ha appena compiuto trent’anni e a Cannes (tra concorso e sezioni collaterali) è già stato quattro volte. Xavier Dolan la Palma d’oro non l’ha ancora conquistata (limitandosi, si fa per dire, al Premio della Giuria per “Mommy” nel 2014 e al Grand Prix nel 2016 per “E’ solo la fine del mondo”) e ritenta quest’anno con il film “Matthias and Maxime”. Si prospetta un altro lavoro intenso, forte ed emotivo, che racconta la storia di un gruppo di giovani amici di Montréal che si ritrovano dopo tanto tempo. Le loro chiacchierate si soffermando in particolare sul rapporto che lega profondamente Matthias e Maxime, migliori amici da una vita: i due giovani si accorgeranno di essere innamorati l’uno dell’altro proprio durante questa inaspettata reunion.

In gara al Festival di Cannes i nuovi film di Malick, i fratelli Dardenne e Xavier Dolan

Ma certamente per l’Italia la giornata da tenere d’occhio è quella di giovedì 23 maggio, quando a scendere in gara per la Palma d’oro sarà Marco Bellocchio, con “Il traditore”: in questo lungometraggio il regista di Bobbio fa interpretare a Pierfancesco Favino il personaggio di Tommaso Buscetta, e ripercorre parte della vita del “boss dei due mondi”, partendo da quando era braccato, in Brasile, dai corleonesi di Riina. La pellicola passa anche attraverso l’amicizia con Giovanni Falcone e la testimonianza al maxiprocesso che mise in ginocchio l’organizzazione mafiosa. Nel cast figurano anche Luigi Lo Cascio (che interpreta Totuccio Contorno) e Fabrizio Ferracane (Pippo Calò). “Mi interessa il personaggio di Tommaso Buscetta perché è un traditore” afferma Bellocchio nelle sue note di regia. “Ma in verità chi ha veramente tradito i principi ‘sacri’ di Cosa Nostra non è stato Buscetta, ma Totò Riina e i Corleonesi. Come si vede due modi opposti di tradire. Nella storia tradire non è sempre un’infamia. Può essere una scelta eroica. I rivoluzionari, ribellandosi all’ingiustizia anche a costo della vita, hanno tradito chi li opprimeva e voleva tenerli in schiavitù”. Una storia molto italiana ma con una morale universale, dunque, quella raccontata da Marco Bellocchio, che torna a Cannes per la decima volta (dopo aver presentato in concorso, tra gli altri, “Enrico IV” nel 1984, “L’ora di religione” nel 2002 e “Vincere” nel 2009), dopo essere stato anche membro di giuria nel 2007. Insomma, si tifa Italia con un film che uscirà nelle sale lo stesso giorno in cui passa a Cannes, e in cui peraltro ricorre il triste anniversario della strage di Capaci.

Grande attesa a Cannes per il film di Marco Bellocchio “Il traditore” con Pierfrancesco Favino

Tra gli eventi collaterali al concorso di questa settantaduesima edizione, vanno ricordati la proiezione di “Rocketman” (biopic su Elton John, che dovrebbe arrivare sulla Croisette), il documentario su Maradona e i suoi anni a Napoli (diretto dal regista anglo-indiano Asif Kapadia), la proieizione di due puntate della miniserie “Too Old to Die Young – North of Hollywood, West of Hell” diretta da Nicholas Winding Refn (il regista di “Bronson”, “Drive” e “The Neon Demon”) e il nuovo film di Abel Ferrara con il suo attore feticcio Willem Dafoe, dal titolo “Tommaso”.
Sarà un’edizione in cui “Il romanticismo politico vi prenderà il cuore” promette Thierry Fremaux. E allora….azione! Che inizi il Festival”

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