Manuel Aspidi: “Vi presento “Libero”, il disco della mia rinascita”

Ciò che più colpisce incontrandolo è il suo sorriso aperto e sincero, il suo essere da subito amichevole e spontaneo, e la sua voglia di raccontare la sua storia e il suo rapporto con la musica. Sul braccio sinistro (“quello dedicato alla musica” dice) sfoggia un tatuaggio che recita “Love is right” (“perché se le cose sono fatte con amore vero, non c’è nulla che possa essere più giusto, l’amore guarisce l’anima e qualsiasi altra cosa” ci confessa), e si illumina quando parla del suo fratello gemello, delle due sorelle gemelle e del quinto fratello (anche loro tatuati sul suo corpo smilzo e asciutto). E’ determinato e grintoso, sicuro di sé e della strada che ha scelto Manuel Aspidi, il giovane cantante che ha partecipato ad “Amici” nel 2006, per poi approdare a “The Voice” nel 2016. E’ sicuro e anche un po’ emozionato, perché consegnare al pubblico un lavoro lungo più di un anno crea sempre un po’ di giusto timore e nervosismo; lui tiene molto al suo nuovo EP dal titolo “Libero (I’m free)”, sei brani inediti disponibili in streaming dal 15 maggio, e ce lo racconta così.
MANUEL ASPIDI: Questo è l’EP della mia rinascita. Ognuno di noi combatte quotidianamente con i propri demoni interiori, che a volte hanno la meglio, altre volte soccombono grazie alla nostra capacità di ri-centrarci e focalizzarci sui nostri obiettivi. Io ho lottato molto contro demoni che facevano parte di me anche per il mio trascorso di vita; ho seguito i consigli di persone che mi hanno aiutato, e sono riemerso vittorioso, più forte, energico e carico di prima. Credo sia bellissimo lanciare ai giovani un messaggio del genere: in tanti spesso si trovano a vivere vite in cui non si riconoscono, fanno uso di droghe e sostanze simili perché si sentono bloccati in un mondo che non è quello che vorrebbero. Spero di dar loro forza e speranza.
VELVET: Cosa significa per te essere libero?
MA: Per me la libertà è il poter cantare ed esprimermi come desidero: quando canto mi sento completo, felice. Davanti al mio pubblico, quando mi esibisco e calco qualsiasi tipo di palcoscenico (non importa quanto sia prestigioso o grande) è come se il mondo si fermasse, mi sento quello che sono, me stesso, completo.
VELVET: Il tuo EP è un progetto di respiro internazionale, che vanta collaborazioni di nomi di grande prestigio, come Phil Palmer e Alan Clark (storici membri dei Dire Straits), Mickey Feat e Julian Hinton (produttore che ha collaborato con nomi del calibro di Seal, Trevor Horn e tanti altri). Ora che “Libero” è stato pubblicato, che effetto ti fa riguardarti indietro e ripensare a tutto il duro lavoro fatto in questi mesi?
MA: È una sensazione stranissima: se ripenso a tutto il mio percorso artistico, l’idea di ritrovarmi oggi a far uscire un EP al quale ho lavorato con tanto amore mi sembra quasi impossibile! Ho partecipato a due talent show importanti che mi hanno formato artisticamente e umanamente ma soprattutto mi hanno permesso di farmi conoscere al grande pubblico. Nel frattempo ho anche avuto la fortuna di realizzare collaborazioni importanti come quella con Nick Scotti (uno degli autori di Madonna) che ha scritto e composto per me il brano “Not Like Me”. Insomma, mi sono dato da fare e ho realizzato tante cose, ma mai mi sarei immaginato di poter essere coinvolto in una produzione così importante e prestigiosa. Sono molto grato per tutto quello che ho ottenuto, con determinazione e impegno.

Manuel Aspidi presenta “Libero (I’m free)”, realizzato con Alan Clarke, Phil Palmer, Numa Palmer e Julian Hinton

VELVET: Cosa ti ha sorpreso di più durante la realizzazione di “Libero (I’m free)”?
MA: I complimenti che mi venivano rivolti da professionisti come Alan Clarke, Phil Palmer e Julian Hinton: sono un ragazzo con i piedi per terra, e soltanto poter avere a che fare con loro per me è stata una gioia infinita. Loro collaborano con alcuni tra i più grandi artisti del panorama della musica mondiale. Julian in particolare lavora con Robin Williams, Seal, ha collaborato con Sam Smith, e sentirmi dire da lui “Per me è un onore lavorare con te perché sei una tra le voci più belle e interessanti con le quali abbia avuto a che fare” è stata un’emozione indescrivibile.
VELVET: Come sono nate le canzoni di “Libero (I’m free)”?
MA: Alcune di esse erano in inglese, sono nate già arrangiate ma in inglese. Ad esempio la canzone che chiude l’EP “Let Out This Light” (che Julian Hinton ha tenuto in un cassetto per tanti anni, fino a quando ha sentito la mia voce e ha deciso di regalarmela) è nata così come la sentite nell’album ed è sempre rimasta uguale, piano e voce come è stata incisa. “Un angelo per me” (scritta sempre da Julian Hinton) era in inglese, piano e voce e basta. Phil si è messo a lavorare all’arrangiamento e Numa ha scritto il testo in italiano, seguendo la metrica precisa, cosa molto importante. La metrica italiana è del tutto diversa da quella inglese, che è molto più libera: noi italiani siamo più attaccati agli accenti, al numero delle sillabe, alle sonorità, alla precisione della metrica. E’ stato difficile fare un lavoro del genere perché non si è trattato di una mera traduzione, bensì di una riscrittura completa delle canzoni. Abbiamo lavorato tutti insieme in modo molto fluido, c’è stata tra noi una grande sintonia.

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VELVET: Ci sono stati dei momenti difficili nel tuo percorso?
MA: Parecchi. Dopo la mia partecipazione ad “Amici” nel 2006, ho potuto prender parte ad alcuni progetti molto importanti: ho avuto grandi riconoscimenti a livello musicale e il mio singolo “Soli a metà” è diventato uno dei successi del 2007, cosa che mi ha permesso di entrare anche nelle hit parade. Dopo un po’, però, mi sono preso una pausa, un anno sabbatico: avevo bisogno di ritrovarmi, ero addirittura indeciso se continuare a lavorare in questo settore o cambiar vita. Quello della discografia è un mondo difficile, che richiede grande costanza, determinazione, passione e impegno. Qualche tempo dopo ho deciso quindi di partecipare a un altro talent, “The Voice of Italy”, e ho avuto la fortuna di ricevere l’approvazione di tutti e quattro i giudici. Dopo quest’altra esperienza c’è stato da parte mia un momento di tentennamento, mi sono chiesto se fosse il caso di andare all’estero e provare a lavorare fuori dall’Italia; da bravo scorpione cocciuto, ho poi capito che era nella mia patria che dovevo riuscire a sfondare. La mia casa discografica mi ha messo in contatto con Numa Palmer, che ha voluto presentarmi suo marito Phil Palmer: quando l’ho incontrato, pensavo volesse semplicemente parlarmi, invece mi ha fatto cantare un paio di pezzi. Qualche giorno dopo, ho ricevuto una telefonata in cui mi dicevano che erano felici ed entusiasti di lavorare con me, e per me è stata una gioia immensa, la gratificazione dopo tanto duro lavoro.

Manuel Aspidi, la rinascita dopo “Amici” nel 2006 e “The Voice” nel 2016

VELVET: Sei rimasto in Italia, hai iniziato a lavorare a questo bel progetto ma l’idea e la voglia di cantare in inglese ti sono rimaste: in questo EP c’è un brano in inglese che si intitola “Let Out This Light” ma anche in passato ti sei cimentato con questa lingua. Hai mai pensato di incidere un album tutto in inglese, come hanno fatto in passato anche altri artisti italiani come Elisa o gli Zen Circus ad esempio?
MA: Sì, ci ho pensato tante volte. Amo la lingua inglese, sono cresciuto ascoltando le canzoni in inglese perché amo Stevie Wonder, che è il mio mito in assoluto. Purtroppo in Italia chi non canta in italiano non è proprio ben accetto, non viene molto apprezzato ma a me non interessano troppo questi preconcetti. Anche per questo motivo ho inserito nel mio EP il brano “Let Out This Light” (canzone scritta da Julian Hinton, che lui ha tenuto nel cassetto per circa vent’anni), e ho voluto fortemente che questa canzone rimanesse in lingua originale affinché potesse conservare tutta la sua forza espressiva, che mi aveva colpito moltissimo già dal primo ascolto. Anche in futuro tornerò a cantare in inglese, è sicuro!
VELVET: A proposito di canto… Sei famoso per la tua voce cristallina e intensa. Quanto hai studiato per affinarla e perfezionarla?
MA: Ho iniziato a studiare musica leggera, soul e pop quando avevo 12 anni. La mia insegnante di canto (che purtroppo non c’è più, ma è stata il mio pilastro musicale in assoluto) ha sempre insistito perché io studiassi anche la musica lirica, perché la base classica (come accade anche nella danza per esempio) è l’essenza di ogni artista. Grazie a quegli studi sono riuscito ad apprendere una tecnica, un’estensione e una corposità vocale che forse non avrei mai imparato se non fosse stato per la mia insegnante Cinzia. E pensare che a quell’età mi dava quasi fastidio la musica lirica! Oggi sono grato e felice di aver fatto quegli studi, sono stati fondamentali per la mia crescita artistica e vocale.

Manuel Aspidi, dal 15 maggio disponibile il nuovo EP “Libero (I’m free)”

VELVET: Che musica troviamo nel tuo i-Pod o nel tuo telefono?
MA: Ascolto tantissima musica, soprattutto straniera. Mi piacciono molto Ed Sheeran, Shawn Mendes, Sia, Adele, Paolo Nutini e adoro Billie Eilish: ha un modo di cantare completamente diverso da quello che sentiamo in giro, anche le sue sonorità sono molto particolari, non radiofoniche e per niente classiche. Mi piace moltissimo!
VELVET: Dici sempre che il tuo riferimento musicale principale è Stevie Wonder. Cosa te lo fa amare così tanto?
MA: Adoro la black music da quando ero molto molto piccolo. Da bambino, mentre tutti ascoltavano la band del momento cioè i Luna Pop, nel mio walkman avevo le canzoni di Stevie Wonder. Mia madre mi dice sempre che l’unico modo per farmi stare buono era mettere la musica, così mentre mia sorella ascoltava Rick Astley io mi sentivo la black music. Le melodie in inglese mi hanno accompagnato per tutta la vita.

VELVET: La musica che va per la maggiore in questo momento in Italia è la trap, che da un paio d’anni sta spopolando tra i giovani. Ti piace? La ascolti?
MA: Assolutamente no, non la ascolto proprio, è un genere del tutto diverso da ciò che amo e faccio. Sarà che sono cresciuto con riferimenti musicali del tutto opposti, ma non è certo un tipo di musica che mi rispecchia, non mi piace nemmeno sentirla! Mi rendo conto però che oggi i ragazzi la amano e la ascoltano molto. Non mi dispiace, invece, ascoltare il rap un po’ più morbido, come quello dei Boomdabash, che apprezzo.
VELVET: Questo sabato si svolgerà la finale dell’Eurovision Song Contest. In gara per l’Italia c’è Mahmood. Lui ti piace? Tiferai per lui?
MA: Certamente! Appena l’ho sentito cantare al Festival di Sanremo, ho scommesso che avrebbe vinto lui. Era l’unico a differenziarsi dagli altri in questa edizione, con una canzone trascinante e dal significato profondo (anche se all’inizio poteva dare adito a interpretazioni di tipo diverso). E poi mi sono piaciuti da subito il suo sound e la sua vocalità.

Manuel Aspidi, un’estate ricca di eventi promozionali prima del tour a settembre

VELVET: Come saranno i tuoi prossimi mesi dal punti di vista lavorativo?
MA: Adesso mi dedico ovviamente alla promozione del disco. Il 7 giugno andrò a Sanremo, all’Ariston come ospite di Sanremo Rock. Sarò poi un po’ in giro per il paese per far conoscere il mio EP, e per settembre stiamo progettando la mia tournée che mi porterà nei principali teatri d’Italia. Finalmente potrò di nuovo incontrare i miei fan e fare i miei concerti, non vedo l’ora!

 

Photo Credits: Azzurra Primavera, Facebook

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