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Cannes, 12 minuti di applausi per “Il traditore”. Bellocchio convince con uno straordinario Favino nei panni di Buscetta

Tutta colpa di Beppe Caschetto. Che poi sarebbe bene sostituire le parole “tutta colpa” con “tutto merito”. Già, perché se non fosse stato per l’intuizione e la ferma volontà del produttore romano di fare un film su Tommaso Buscetta, forse “Il traditore” non lo avremmo mai visto. E francamente sarebbe stato un peccato.
Marco Bellocchio spiega così la ragione per cui ha deciso di avvicinarsi a un personaggio e a una storia “rispetto alla quale la mia vita privata è del tutto estranea”. Con “Il traditore” è tornato a Cannes per la decima volta, dopo aver presentato in concorso, tra gli altri, “Enrico IV” nel 1984, “L’ora di religione” nel 2002 e “Vincere” nel 2009, e dopo essere stato anche membro di giuria nel 2007. E ancora una volta ha lasciato il segno.
Solido. Potente. Forte. Intenso. Compatto. “Il traditore” è un film costruito su diversi livelli, che mentre mette in scena la storia di come Tommaso Buscetta decise di collaborare con la giustizia e di svelare al giudice Giovanni Falcone nomi e dettagli dell’attività criminosa di Cosa Nostra, fa anche riflettere sul significato delle parole “tradimento” e “lealtà”, sulla ricerca di redenzione, sulla complessità dell’animo umano. Trent’anni di storia italiana, e una profonda indagine nei meandri della psiche in due ore e mezza di una pellicola, che partendo dall’arresto di Buscetta a Rio De Janeiro da parte della polizia brasiliana (proprio a Rio il “boss dei due mondi” viveva con la famiglia brasiliana, lontano dalle lotte tra clan mafiosi in Sicilia), ci fa capire come e perché il capo di Cosa Nostra decise di rivelare al giudice Giovanni Falcone nomi e dettagli delle attività criminose della mafia nei trent’anni precedenti. Una scelta dettata dalla volontà di salvare se stesso e la sua famiglia, e vista dagli altri membri dell’organizzazione criminale come un vero e proprio tradimento.
Il rapporto tra Buscetta e gli altri capi-mafia (Pippo Calò, Stefano Bontade, Tano Badalamenti, Totò Riina), le varie udienze del Maxiprocesso di Palermo, l’accusa mossa a Giulio Andreotti di essere stato il mandante dell’omicidio Pecorelli, la morte avvenuta negli Stati Uniti (nel suo letto, proprio come era suo desiderio). C’è tanta storia ne “Il traditore”, e soprattutto non ci sono giudizi. Tommaso Buscetta è stato chiaramente un criminale, ma nel film di Bellocchio non si percepisce mai una mitizzazione del criminale, o una giustificazione dei crimini commessi: c’è grande rigore, grande ricchezza di dettagli e una ricostruzione storica accurata che è uno strumento per cercare di entrare nell’animo e nella mente del Boss. E c’è un cast davvero straordinario, a partire da un mostruoso Pierfrancesco Favino nei panni del Boss dei due mondi, così credibile da mettere paura! C’è Luigi Lo Cascio, intenso e dalla parlantina velocissima nell’interpretare Totuccio Contorno; c’è un grande Fabrizio Ferracane, credibilissimo nel ruolo di Pippo Calò; la bellissima Maria Fernanda Candido che interpreta la moglie brasiliana di Buscetta, e l’eccezionale Fausto Russo Alesi nel ruolo del giudice Giovanni Falcone.

Marco Bellocchio, unico italiano in concorso al Festival di Cannes con “Il traditore”

Mi sono documentato molto su un mondo che non conoscevo affatto, ho fatto una specie di inchiesta ha dichiarato il regista Marco Bellocchio. “Mi è parso che in questo uomo ci fossero molti corpi cinematografici che mi attraevano e mi interessavano. Buscetta è un personaggio completamente diverso da me, il processo con cui ho fatto questo film è molto diverso da quello che seguo di solito, ma è stato molto divertente. Abbiamo visto grandi capolavori suola mafia, a partire da ‘Il padrino’ per arrivare a tante altre pellicole anche italiane. Poi però abbiamo lavorato con grande libertà, abbiamo seguito il nostro percorso, senza paura di fare o non fare quanto era già stato fatto in precedenza”.

“Il traditore”, dodici minuti di applausi dopo la proiezione ufficiale al Festival di Cannes

Notevole il lavoro di ricerca e ricostruzione storica svolto, nel corso di oltre due anni, dal regista e dagli sceneggiatori Ludovica Rampoldi, Velia Santella e Francesco Piccolo.
E’ stato un viaggio lungo e intenso, siamo arrivati a undici stesure della sceneggiatura per avere quella definitiva” ha dichiarato Rampoldi durante la conferenza stampa ufficiale a Cannes. “Abbiamo sentito un grande senso di responsabilità e abbiamo agito con grande accuratezza. Abbiamo studiato i processi, incontrato molte persone che erano venute a contatto con Buscetta (poliziotti, guardie, avvocati e altre). C’erano delle parole chiave che ricorrevano, come teatro e palcoscenico: abbiamo immaginato i processi come fossero diverse messe in scena in cui recitano gli attori. Buscetta è il protagonista assoluto e lo vediamo invecchiare processo dopo processo. Ci siamo anche focalizzati sulle varie famiglie che aveva, almeno tre: quella italiana, quella brasiliana e Cosa Nostra. Abbiamo posto l’attenzione sul rapporto che aveva con i figli,m alcuni dei quali da lui quasi dimenticati (dell’assassinio di due dei quali si sentirà profondamente in colpa). La cosa singolare è che le parole ‘traditore’ e ‘tradizione’ hanno la stessa radice: è come se Buscetta avesse tradito la ltradizione (della Mafia) per salvarla”.
Lo stesso concetto è stato ulteriormente ribadito anche da Bellocchio in conferenza stampa. “Buscetta era un conservatore, un uomo che aveva nostalgia della Mafia in cui era cresciuto, quella che aveva conosciuto e sposato da giovane. Nella mafia a lui contemporanea non si riconosceva più, ecco perché l’ha rifiutata a un certo punto, compiendo quello che è stato visto come un tradimento da parte dei suoi compagni mafiosi. Non è un eroe, è stato un uomo coraggioso che a un certo punto ha voluto salvare sé stesso e i suoi familiari, ma non era certo un traditore rivoluzionario”.

“Il traditore”, la storia del pentito Tommaso Buscetta al centro del film di Marco Bellocchio

Straordinaria l’interpretazione di Pierfranceso Favino, che in molti vedono come possibile vincitore del premio per la migliore interpretazione maschile. Intenso, sempre credibile, calibrato in una recitazione in cui gli sguardi, il modo di parlare, i movimenti, la mimica facciale sono elementi che più che mai ci avvicinano al protagonista.
Questo film mi ha dato la possibilità di andare ancor più in profondità, di capire meglio le ragioni anche storiche del fenomeno mafia, di comprendere perché (negli anni Quaranta) un ragazzino figlio di vetrai decide che per trovare un suo posto nel mondo deve entrare a far parte di questo gruppo di persone” ha dichiarato Favino. “Ai suoi occhi sono persone rispettabili, che ti aiutano se ti trovi in difficoltà, che ti danno lavoro, che mantengono un equilibrio sociale. Nell’interpretarlo mi sono sempre domandato a cosa credere e a cosa non credere di quello che via via sapevo di lui. Al romanticismo, all’amore per la famiglia, all’idealismo? Sono anche i miei valori, ma certo non si è boss per niente e lui non era un figlio della mafia, ma ha scelto a 17 anni di entrarci sapendo che era la scelta per tutta la vita, dunque rendere questo lato è stato la mia vera sfida”.
Si è sottoposto a ore di trucco per assomigliargli, ha parlato a lungo con Marco Bellocchio per incarnare Buscetta al meglio, ed è ingrassato nove chili per essere ancora più credibile. “Quel fisico là rimanda a una cosa che ho colto subito, la ruralità della Mafia, che raramente viene raccontata in un film” ha aggiunto Favino. “I mafiosi, in fondo, erano un gruppo di imprenditori agricoli di cui qui vengono svelati alcuni dettagli fisici: gli stomaci rotondi, l’aria tozza da sfinare attraverso i gabardine. Per me era fondamentale avere un certo tipo di presenza fisica e un modello di respiro ben preciso, perché, se ti cambia il respiro, cambia il modo in cui gli altri ti guardano, e per il traditore gli occhi degli altri erano fondamentali“.

Pierfrancesco Favino straordinario Tommaso Buscetta ne “Il traditore” di Marco Bellocchio

La presentazione ufficiale del film, giovedì sera al Grand Theatre, è stata accolta con dodici minuti di caldi applausi, rivolti in particolare al cineasta di Bobbio, e allo straordinario Pierfrancesco Favino. E’ vero che questa indicazione non è sempre significativa, trattandosi di proiezione alla presenza del cast e del regista, in cui il pubblico si sente in qualche modo costretto a essere generoso nei confronti dei realizzatori del film. Ma di sicuro la stampa italiana e internazionale hanno apprezzato il lavoro di Bellocchio and company.
Dalle colonne del “Corriere della sera” Paolo Mereghetti definisce il film “cinema verità” e aggiunge: “Al regista non interessa scegliere tra chi dice la verità e chi mente ma piuttosto osservare come ognuno reciti solo una parte. Senza cadere nella tentazione del pirandellismo dove tutti sembrano mentire, ma piuttosto ricostruendo una partita dove ognuno pensa di aver in mano la carta vincente (e che invece per una volta sarà solo dello Stato). Affidato a un Pierfrancesco Favino di rara perfezione, unico non siciliano in un cast esemplare, capace di restituire anche nel portamento quelle origini contadine che i vestiti eleganti non potevano nascondere (e la scena in sartoria è davvero magistrale), Tommaso Buscetta non diventa mai l’ipotetico eroe che passa dai «cattivi» ai «buoni»
Anche Paola Casella di Mymovies.it commenta in modo positivo il lavoro fatto per “Il traditore”: “Marco Bellocchio è uno dei pochi registi che ancora tengono in pugno il grande schermo, con una consapevolezza profonda del vissuto cinematografico internazionale e un comando totale della propria visione personale”.
Approvazione al film anche da parte dei cugini francesi di “Liberation”: “Le parti più interessanti de “Il traditore” non sono le sparatorie o altre sequenze di violenza, ma le scene in tribunale, luogo di incredibili confronti verbali filmato come fosse un teatro con le sue strane scenografie e quella luce così particolare. Abbiamo davanti un film tanto di parola quanto di sguardi: parola data, tradita o uccisa, che il processo spinge a liberare facendola andare dalla parte della sincerità liberatrice o della più sfacciata stupidaggine”.
Parole più tiepide sul britannico “Guardian”, dove si legge: “Il traditore” è un film diretto e interpretato con maestria e forza, anche se a volte manca di quel pizzico di geniale ispirazione che abbiamo visto ad esempio in “Quei bravi ragazzi” di Scorsese (simile storia di gangster spioni) perché non indulge mai nelle vite ordinarie dei delinquenti. Non c’è abbastanza di quell’interesse umano o dettaglio accidentale che resero quel film così imperdibile. Comunque “Il traditore” rimane un film grande, coraggioso e realizzato con sapienza”.
Dall’altra parte dell’oceano, su “The Hollywood Reporter” leggiamo: “Anche se mancano le classiche scene sulla mafia (le teste di cavallo mozzate nel letto, la famigliola uccisa sui gradini di una chiesa) ci troviamo di fronte a uno dei più interessanti ritratti di Cosa Nostra. La cosa migliore del film è il protagonista Pierfrancesco Favino, molto intenso e credibile nel ritrarre Tommaso Buscetta”.
Il critico di “Variety”, invece, scrive: “La cosa che sorprende di più de “Il traditore” è quanto sia diretto e preciso. E’ chiaramente realizzato da un cineasta che si interroga sulla natura del pentimento, e lo fa in modo tutt’altro che superficiale. E se da un lato non perde mai l’attenzione dello spettatore, dall’altro non realizza un’opera così forte e indimenticabile”.

“Il traditore” di Marco Bellocchio, successo e consensi da parte della critica internazionale

Grande attenzione per “Il traditore” anche sulla montée des marches ufficiale. Tra le persone che vi hanno sfilato, a precedere il gruppo in rappresentanza del film, c’è stato anche il critico cinematografico e regista Mario Sesti, che ha presentato in prima mondiale, nella sezione Cannes Classics, “Bernardo Bertolucci – No end travelling”, documentario da lui realizzato sul grande regista, scomparso a novembre 2018.
E poi è arrivato di nuovo Leonardo Di Caprio. Ebbene sì, anche lui ha preso parte all’anteprima ufficiale de “Il traditore”, e ha sfilato sulle marches come produttore di “And We Go Green”, documentario che ripercorre la stagione 2017-2018 del campionato di Formula Uno della categoria 100% elettrica. Insieme a Di Caprio c’era anche Orlando Bloom, e una schiera di piloti che a quel campionato hanno preso parte.

Anche Leonardo Di Caprio e Orlando Bloom sul red carpet de “Il traditore”

Sul red carpet Bellocchio ha sfilato con disinvoltura (la Croisette la conosce bene, essendoci stato almeno dieci volte tra concorso, fuori concorso, sezioni collaterali e come giurato) nel suo elegante smoking nero con cravatta coordinata. Insieme a lui ha percorso il red carpet la bellissima Maria Fernanda Candido, fasciata in un abito color pesca in lurex, con scollatura asimmetrica e gonna lunga plissé, capelli raccolti e orecchini importanti in tinta. Ed è arrivato anche Pierfrancesco Favino, elegantissimo in completo nero con giacca di velluto e papillon nero: per lui era la prima volta in concorso a Cannes, un po’ di emozione si è vista mentre si sottoponeva ai flash dei fotografi, e si è vista anche tanta gioia e soddisfazione per un risultato così importante. Insieme a Luigi Lo Cascio, Fausto Russo Alesi, Fabrizio Ferracane e Peirgiorgio Bellocchio, il gruppo rappresentativo de “Il traditore” ha fatto il suo ingresso al Grand Theatre, tra gli applausi copiosi dei presenti, ripetutisi anche alla fine della proiezione. E chissà che qualcuno di loro non si riveda anche sabato sera, per la cerimonia di consegna dei premi del 72° Festival di Cannes…

Martina Riva

Musica&Cinema

Da sempre appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento, mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di laurea in Storia del Cinema sul film “Lolita” di Stanley Kubrick. Finita l’università, mi sono trasferita a Los Angeles, dove, tra le altre cose, ho ottenuto un certificate in giornalismo a UCLA; nella Città degli Angeli ho lavorato per varie TV tra cui KTLA, dove per tre anni mi sono occupata principalmente di cinema, coprendo le anteprime mondiali dei film e i principali eventi legati al mondo spettacolo (Golden Globes, Academy Awards, MTV Awards e altri). Nel 2005 sono approdata alla redazione spettacoli di SKY TG24 dove ho lavorato come redattrice, inviata ai Festival e conduttrice. Le mie passioni principali, oltre al cinema, sono i viaggi, il teatro, la televisione, l’enogastronomia e soprattutto la musica rock. Segni particolari? Un amore incondizionato per i Foo Fighters!

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