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Figli di preti, appello a Papa Francesco: “Ascolta il nostro dolore!”

Emerge con sempre maggior forza in Europa e non solo la questione tabù dei figli di sacerdoti cattolici. Un’altra spina per Papa Francesco che però, forse proprio grazie alle aperture di questo pontefice, diventa oggetto di discussione e può essere apertamente affrontata uscendo dal silenzio.

Come è noto un sacerdote cattolico, pur non facendo voto di castità, è tenuto a praticarla per tutta la vita. Ha l’obbligo del celibato e non è lecito per lui né avere relazioni sentimentali né sposarsi né procreare. E adesso, dopo che a maggio scorso in Francia la Chiesa ha cominciato a riconoscere pubblicamente il problema dei figli dei preti, arriva una storia dall’Africa. Che riguarda da vicino l’Italia.

La racconta online per l’agenzia di stampa Ansa Domenico Palesse. Il giovane Gerald, 30 anni (foto in basso, tratta dall’account Twitter dell’Ansa) vive nel villaggio di Archers Post, in Kenya. Tutti lo chiamano “Mario” il ‘mzungu’, che in swahili significa “persona di carnagione chiara europea”.

“Sì, sono figlio di un missionario italiano”, dice Gerald. Grazie alla collaborazione dell’associazione Coping International, che da anni si batte per il riconoscimento dei figli dei preti nel mondo, il giovane è risalito all’identità di colui che ritiene essere il suo papà naturale. Si tratta di un missionario della Consolata, che oggi ha 84 anni, e che da molto tempo vive e opera in Kenya. L’uomo sostiene di non sapere nulla di quel ragazzo. Ed esclude di esserne il padre.

Sulla vicenda è intervenuto il superiore generale dei Missionari della Consolata, padre Stefano Camerlengo. “Mi sono sempre impegnato a fare chiarezza ma in coscienza mi ha sempre detto di non saperne nulla – ha detto all’Ansa -. Oggi ha 84 anni (il presunto sacerdote padre, ndr.) e sottoporlo al test del Dna mi sembra un’opzione assurda”.

“Posso però dire che alla fine il confratello, dopo una serie di incontri, aveva anche deciso di farlo (il test del Dna, ndr.) pur di fare chiarezza, ma l’associazione ha presentato denuncia al Vaticano. Un fatto irrispettoso nei miei confronti e una mancanza di fiducia. Dunque, da oggi in poi, risponderò solo alla Santa Sede”.

Secondo quanto riferito dall’associazione Coping International il Vaticano avrebbe “aperto un’inchiesta” sul caso. Ciò perché potrebbero sussistere gli estremi di una violenza sessuale. La madre di Gerald aveva 16 anni al momento del parto. Uno spiraglio potrebbe aprirsi – spiega padre Stefano – “qualora ci fosse la possibilità di tornare indietro nella denuncia trovando un accordo tra le parti”.

Durissima la replica di Vincent Doyle, fondatore di Coping International. “Il solo suggerimento di ritirare un rapporto di un presunto crimine – sostiene – o pensare che questa possa essere una possibilità mostra un atteggiamento non in linea con la ‘tolleranza zero’ contro gli abusi sui minori”.

Sin dalla mia infanzia sapevo che la persona con cui era sposata mia mamma non era veramente mio padre – racconta Gerald all’Ansae che mio padre era un prete chiamato Mario -. La mia vita è stata sempre molto dura. Sono cresciuto sentendomi nella famiglia sbagliata; spesso piangevo e mi azzuffavo a scuola e nel villaggio. Mi vergognavo per essere diverso da tutti gli altri bambini”.

Ora Gerald rivolge appello a Papa Francesco. “Vorrei parlargli – dice -, lui dovrebbe avere il bisogno di conoscere la realtà di persone come me. Il trauma, la rabbia, il dolore che molti di noi figli di preti attraversiamo. Non ho scelto di venire al mondo in questo modo e quindi è molto imprudente ed egoista per la Chiesa non riconoscere che noi esistiamo veramente. E che abbiamo diritti e dignità come chiunque altro”. Oggi Gerald è convinto di essere il figlio del missionario e vorrebbe riconosciuti “i diritti e l’identità da italiano. Vorrei poter richiedere la mia cittadinanza”.

Gerald, 30 anni, sostiene di essere figlio di un missionario della Consolata

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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