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Addio Ugo Gregoretti, grave lutto nel mondo del cinema

Ugo Gregoretti ci ha lasciati ed è una perdita davvero importante per la Settima Arte e tutto il mondo della cultura. Regista, attore cinematografico, televisivo e teatrale, ha dimostrato sin da subito una propria cifra che ha mantenuto coerentemente fino agli ultimissimi lavori.

I film più celebri di Ugo Gregoretti

“I nuovi angeli” (1962), “Il pollo ruspante” (episodio di Ro.Go.Pa.G., produzione franco-italiana girata da R. Rossellini, J.-L. Godard, P. P. Pasolini e G., 1963), “Omicron” (1963) e “Le belle famiglie” (1967) sono i lavori degli anni ’60 con cui manifesta immediatamente il suo piglio satirico sempre a servizio di tematiche politiche e sociali.

Ugo Gregoretti attore

Il suo piglio si fa notare anche nella recitazione, impossibile non ricordarlo in C’eravamo tanto amati (1974) e La terrazza (1980) di Ettore Scola o ancora Il comune senso del pudore (1976) di Alberto Sordi.

Gregoretti ha saputo essere un maestro del suo tempo, ma anche anticiparlo. Fa parte di quella generazione grazie a cui il cinema italiano è divenuto famoso all’estero, fungendo anche da punto di riferimento per gli artisti hollywoodiani.

Ugo Gregoretti e il teatro

Nell’ottica di completezza si è cimentato anche come regista teatrale, arrivando anche a dirigere il Teatro Stabile di Torino (dal 1985 al 1989).

Morto Ugo Gregoretti

L’artista è morto oggi, venerdì 5 luglio, nella sua casa romana all’età di 88 anni. Una delle ultime apparizioni pubbliche era avvenuta al Bif&st – Bari International Film festival nel 2014, dove imperterrito e con grande vigore aveva preso parte a una masterclass.

Uno degli eventi che ha segnato il suo percorso è stata

la cacciata da “La Patria”

«La storia della mia cacciata dal quotidiano la patria di Milano nel 1952 prima di entrare in RAI è legata al fatto che io non avevo voglia di fare niente. Vivevo a Napoli con la mia famiglia non essendo napoletano (la mia famiglia si trasferì a Napoli subito dopo la guerra quindi eravamo dei romani napoletanizzati)»

E aveva spiegato: «Mio padre era un notaio ed era amico del sindaco Achille Lauro, che, oltre ad essere il sindaco di Napoli era armatore ed editore e aveva due giornali, uno a Napoli che era il Roma e un altro a Milano, aperto da poco che si chiamava La Patria. Mio padre ebbe questa perversa idea di chiedere al comandante Lauro di assumermi in uno dei suoi giornali, non a Napoli perchè sarei rimasto lì a fare il bon viveur ma a Milano al freddo e alla nebbia. Fui spedito come un pacco a Milano, io per tagliare corto dissi si e partii», aveva raccontato in quella circostanza.

Ugo Gregoretti al Bif&st: «ho vissuto il disprezzo verso la televisione»

Sempre al Bif&st aveva raccontato di una questione annosa che ancora oggi continua a essere molto dibattuta: «quello del disprezzo per la televisione, era un modo di fare generalizzato in tutti gli ambienti culturali e resiste ancora. In particolare io ho vissuto le conseguenze di questo disprezzo in modo più acuto perché veniva dall’ambiente nel quale io avevo preteso di occupare uno spazio. Pio XII, a parte le critiche anche pesanti che ci sono ancora, era pur sempre un Papa con un grosso cervello che aveva avuto una grande intuizione, mentre invece tutta la cultura ancora adesso recalcitra. C’è proprio questo rancore storico, forse ora c’è più rispetto. A me per esempio vennero persino rivolti degli insulti».

Gregoretti è un uomo che andrebbe riscoperto dalle nuove generazioni, non solo per i lavori che ha curato, ma anche per le riflessioni acute.

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