Sound Meeter, la prima Music Web Serie italiana: dietro le quinte del cantautorato [ESCLUSIVA]

“Roma è un credo, una leggenda, un mondo”: questa la tag-line di Sound Meeter, nata dall’incontro tra Arianna Bureca, giornalista specializzata in comunicazione, di ritorno a Roma dopo l’esperienza londinese in un’etichetta discografica, e Giacomo Latorrata, bassista e fotografo videomaker. Ad unirli la passione per la musica e l’idea che dietro ogni artista esista un affascinante sottobosco di aneddoti, background e materiale inedito. La voglia di raccontarlo attraverso una formula di video-giornalismo pensata per il web, si è trasformata presto in un progetto concreto: Sound Meeter, la prima Music Web Series italiana.

Il format iniziale non prevedeva altro che un quartiere di riferimento per ogni artista, una chitarra e circa quattro ore di intervista. Dopo i primi tentativi più incerti, ecco subentrare una seconda e poi una terza macchina da presa, una produzione, un montatore e un colorist. Ad oggi il team di Sound Meeter è composto da professionisti con percorsi e aeree di competenza precise: Arianna e Giacomo in primis, ma anche la sceneggiatrice Marta Angelucci, il project manager Andrea Bureca, il videomaker e colorist Lorenzo Lattanzi, l’aiuto regista e montatore Dario Ciulla, la fotografa di scena Francesca Abbonato. Oltre loro una trentina di collaboratori esterni, nuove partnership con i locali più caratteristici di Roma e soprattutto un sodalizio a tutto tondo con alcuni degli artisti più interessanti della scena musicale odierna. Margherita Vicario, Cor Veleno, Luca Carocci, Cesare Blanc, Giorgio Caputo, Piotta, Lillo, Orchestraccia e molti altri.

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VelvetMag ha intervistato alcuni di questi artisti in occasione del grande evento estivo di Sound Meeter a Largo Venue. Cesare Blanc, Luca Carocci, Giorgio Caputo, Vittorio Belvisi e Andrea Panci hanno raccontato cosa ne pensano della collaborazione con Sound Meeter, ma anche della nuova scena romana e della curiosa evoluzione del cantautorato attuale.

Qual è il tuo rapporto con la romanità?

 

Cesare Blanc

Il mio rapporto con la romanità è perfetto da quando mi sono trasferito qui per l’università, mi sono subito innamorato di Roma e della sua gente. Ormai mi sento metà romano e metà cerignolano, il mio paese in Puglia. È un rapporto stretto che ha influenzato la mia musica, Roma mi ha portato a scrivere, da quando sono qui ho prodotto molto di più.

Luca Carocci

In Italia mi ha adottato Napoli. Poi Roberto Angelini è stato la porta d’ingresso romana. Mi trovo bene perché ho anche un rapporto di amicizia con tanti di loro, e tanti sono qui insieme a Sound Meeter. Ci tengo comunque a mantenere le mie radici artenesi e anche di curioso, non mi piace far parte di nessuna cricca.

Giorgio Caputo

Credo che i ragazzi di Sound Meeter ci siano venuti a cercare proprio per questo nostro rappresentare, come Orchestraccia, la romanità. È buffo che io non sono neanche originario di Roma, sono nato a Napoli. Pensa quanto so’ bravo a fa’ l’attore, che tutti dicono che so’ romano? (ride, ndr) Io poi sono cresciuto a Trastevere, quindi la romanità è una cosa mia personale, che non appartiene né alla mia famiglia né alle mie origini. È qualcosa che sono andato a cercarmi di forza, un po’ forse anche per difendermi quando ero ragazzino e nessuno mi voleva dare la mano perché dicevo “cuore, amore” (accento napoletano, ndr). Allora ho detto: “Qui tocca esse’ romani per davero”.

Vittorio Belvisi & Andrea Pan

VB: A Roma adesso si suona tanto. Quando io ho iniziato a suonare nel 2007 nei locali, era difficile trovare situazioni in cui ci fossero professionalità e pubblico. Ora ci sono tantissime realtà, serate-contenitore in cui avere uno spazio è più semplice. Questa forse è un’evoluzione che accompagna tutta la società, come con Internet. Mi sembra un buon momento, ci sono meno barriere. Andrea si cimenta nell’hip hop, io nel cantautorato ma facilmente ci siamo incontrati. Penso che dieci anni fa questa cosa sarebbe stata molto più difficile: e Roma, in questo, secondo me ha fatto da apripista.

AP: Mia zia ha sempre vissuto qui, è sempre stata innamorata di Roma e me l’ha trasmesso. Molte delle cose che ascolto provengono dalla Capitale, e poi l’incontro con Vittorio è stato fondamentale. Mi sto mettendo in gioco per la prima volta sui palchi, proprio qui a Roma. A Napoli ormai mi scambiano per romano, quindi credo sia inevitabile che questo esca anche nella scrittura musicale.

Com’è nato l’incontro con Sound Meeter?

 

Cesare Blanc

L’incontro con Sound Meeter è nato in modo casuale. Loro mi hanno ascoltato durante una serata e poi abbiamo stretto questa collaborazione che è diventata anche un’amicizia. Penso di non aver mai conosciuto gente come i ragazzi di Sound Meeter. Abbiamo girato insieme il primo video, “Collage”, che per me è stato un vero lancio. Non potrei essere più contento, abbiamo fatto un lavorone e penso che il video meriti molto. Sono ragazzi stupendi, professionali, sono un team ricco di persone specializzate su ogni settore, tutta gente che sa come gestire il mondo della musica.

Luca Carocci

Mi hanno scritto che volevano fare una puntata su di me, io però sono artenese e quindi sono venuti loro da me. Ad Artena è scattato pranzo, cena, mamma che ha cucinato… e alla fine siamo entrati in confidenza. Apprezzo davvero il lavoro che stanno facendo, la promozione di un artista anche rispetto al luogo in cui è cresciuto e che l’ha ispirato. Sono molto sensibili, non sono degli azzeccagarbugli. Siamo entrati in sintonia, quindi perché non fare cose insieme?! Hanno appena girato il mio video, e oggi sono qui a sparare cazzate sul palco con loro.

Giorgio Caputo

Ho conosciuto i ragazzi di Sound Meeter in occasione del nostro concerto (Orchestraccia, ndr) alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Ci hanno fatto un’intervista molto divertente ed è stato subito un incontro interessante. Da lì siamo entrati in sintonia, sono stati loro ad aiutarmi poi con il lancio di questo mio singolo, “Er Principetto”. Abbiamo subito iniziato una collaborazione: “Ciao come stai, vuoi lavorare con me? Sì, evviva”.

Vittorio Belvisi & Andrea Pan

VB: Io conosco i ragazzi di Sound Meeter da molti anni, hanno sempre orbitato attorno ad una serie di locali e realtà live. Li conosco da quando sono ragazzetto, dai tempi dei gruppi che suonavano a bordo Tevere. È una realtà che coinvolge diverse persone che sono a Roma da tanto.

AP: L’incontro con Sound Meeter è avvenuto tramite Vittorio, dopo aver lavorato insieme al primo nostro singolo che abbiamo fatto uscire a febbraio. Sound Meeter si è messa subito in contatto con me per un’intervista. Hanno mantenuto la loro linea d’inchiesta spaziando dall’artista al legame con il territorio romano, però dal punto di vista di una persona che non è di Roma.

C’è questo tormentone che dichiara morto il cantautorato italiano: che ne pensi?

 

Cesare Blanc

Io penso che in questo periodo ci sia bisogno di qualcosa che abbia più contenuto. Spero ritorni la voglia di ascoltare una musica che abbia a che fare con la vita reale. In questo momento mi piace Willie Peyote, è una buona penna e penso scriva davvero dei bei testi.

Luca Carocci

È vero. C’è un libro degli anni Settanta che si chiama “Non sparate sul cantautore” (“Non sparate sul cantautori: padri, padroni, leader carismatici”, Claudio Bernieri, 1978, ndr). Ecco, io oggi vorrei fare una seconda edizione e chiamarlo “Hanno sparato sul cantautore”. In realtà prima c’era un caleidoscopio in cui trovavi I Righeira e De André in radio. Oggi le radio passano quello che loro “producono”, e questo è come coltivare solo un tipo di frumento. La monocultura inaridisce le coscienze di tutti. Io ho 45 anni, per me la radio era come il cugino che ti faceva sentire il vinile: ti proteggeva da un attacco esterno.

Giorgio Caputo

Io penso di aver contribuito fortemente al suo decesso, quindi non posso che essere d’accordo (ride, ndr) No, non è vero. Ero al Primo maggio con l’Orchestraccia e c’era uno stage di super giovani under trenta, appartenenti al genere rap, trap, indie, ma non solo. Insomma, un fervore grandissimo, tutti i testi e le storie più interessanti sono in quel mondo là. Io sono di bocca buona, ascolto un po’ tutto anche per rimanere aggiornato. Ho due nipoti di 15 e 19 anni che mi bombardano di tutte le novità. Per esempio a me piacciono molto gli Zen Circus, ma anche i trapper… Magari non è che me faccio 7 ore in cuffia de trap (ride, ndr) però alcuni pezzi di Achille Lauro sembra che li ho inventati io!

Vittorio Belvisi & Andrea Pan

VB: Secondo me sono un po’ morte le etichette, nel senso di definizione del genere musicale. Quindi c’è questa rincorsa a dire “faccio indie, faccio pop, faccio cantautorato”: io alla fine direi un grandi sticazzi. Facciamo tutti musica, ognuno avrà mille influenze, e anche qui incide tantissimo Internet. Prima ti ascoltavi quei tre dischi in un mese, invece ora in un giorno su Spotify puoi ascoltare cinquanta generi diversi e quindi la musica si contamina. Io sono molto contento della contaminazione che sta avvenendo in questo momento. Chiaramente se cerchiamo il nuovo De André o il nuovo Gaber, si fa fatica a fare il paragone. Ma se si cercano persone che con la musica raccontano la nostra società e la nostra generazione di ventenni-trentenni, ci sono tante realtà importanti. Se ci pensi, la nostra intervista per Sound Meeter è arrivata proprio a metà tra quella ai Cor Veleno e quella a Margherita Vicario, un’artista che come noi sta cercando la fusione tra hip hop e cantautorato in modo felice e toccando anche questioni importanti… È quello che hanno sempre cercato di fare i cantautori, no? Con Andrea poi ci accomuna la grande passione per Franchino 126, che secondo me è il Califano 3.0.

AP: O il nuovo Vasco Rossi, magari.

VB: Magari. Ma anche il percorso di Achille Lauro è interessante. Un personaggio che viene da un mondo di borgata e di hip hop… e adesso ce lo ritroviamo a Sanremo e al Primo Maggio! Liberato invece? Un genio del marketing.

AP: Un compaesano, è il mio nemico numero uno! O forse sono io Liberato (ride, ndr). C’è parecchia gente su Roma dietro al suo progetto, quindi grazie ad una serie di fattori riesco a spiegarmi il suo boom. Liberato è il Checco Zalone della musica, alla fine è un neomelodico 2.0… e il neomelodico ha sempre attirato per la sua spensieratezza. Se lo ascolta chi ama il genere quanto chi ama i Daft Punk. È trasversale.

SOUND MEETER

Photo credits: Sound Meeter

Video Credits: Francesco Travaglia e Jacopo Fortunato per Velvet Mag

 

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