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Maxi jackpot al Superenalotto, chi vince rischia di tornare presto povero. Ecco perché

Ancora un nulla di fatto per il Jackpot da record del Superenalotto: valeva 200 milioni. Nell’estrazione di sabato 3 agosto nessuno è riuscito a centrare la sestina vincente, la più alta della storia della lotteria nonché quella più cospicua adesso nel mondo. Ora il montepremi per la prossima estrazione, in programma martedì prossimo 6 agosto, è di 203,4 milioni di euro.

Il jackpot per la prossima giocata del “Superenalotto” avrà dunque un premio superiore ai 200 milioni di euro. Una cifra mostruosa che ha scatenato ancora di più la voglia, già mediamente alta, degli italiani di praticare il gioco d’azzardo. I dati aggregati del ministero delle Finanze dimostrano che ogni cittadino spende in media 480 euro l’anno tra lotterie, gratta e vinci e slot-machine.

Ma che cosa succede ai pochi che vincono davvero somme forti? Prova a rispondere sul Sole24Ore Lorenzo Dornetti. Secondo una ricerca del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) l’87% di chi vince alle lotterie e più in generale al gioco d’azzardo, ritorna povero entro due anni.

È un dato confermato da molti studiCome è possibile? I “baciati dalla fortuna” tendono a perdere completamente il controllo quando acquisiscono grandi somme inattese. La propensione al rischio cambia completamente in funzione della fonte da cui proviene il denaro. Chi vince alla lotteria si trova a gestire un valore enorme conseguito senza sforzo, pertanto la percezione del rischio salta completamente. Un approccio aggressivo e spesso poco diversificato determina ingenti e rapide perdite nel vincitore.

Un’altra dinamica che si estremizza in queste situazioni, spiega Dornetti sul Sole24Ore, è l’ “ottimismo irrealistico”. Siccome sono stati fortunati in passato, i vincitori pensano che in futuro continueranno ad esserlo. Questa visione di sé, porta a spese correnti pazzesche, senza alcuna pianificazione per il futuro, nell’illusione che tutto andrà sempre bene. Questa percezione ottimistica della realtà e di sé stessi, viene a chiedere conto dopo qualche tempo, quando la cassa è dilapidata da uscite folli.

Il terzo fattore riguarda il senso di colpa. Le ricerche di neuropsicologia sociale dimostrano che persone cresciute in un ambiente finanziariamente difficile, sviluppano una dinamica conflittuale legata al possesso di denaro. Durante l’adolescenza, desiderano la ricchezza. Con il passare degli anni, in una sorta di meccanismo consolatorio legato alla situazione di povertà, consolidano l’idea che chi ha denaro sia una persona priva di senso morale e socialmente riprovevole. In un istante, chi ha tra le mani il biglietto fortunato, si ritrova dall’altra parte.

La maggioranza di chi vince la lotteria, è dunque un “ricco a tempo determinato” sottolinea il Sole24Ore. Le distorsioni cerebrali legate alla sottovalutazione del rischio, l’ottimismo irrealistico ed il senso di colpa sono una mina nel cervello del fortunato pronta a esplodere. Nessuna invidia quindi per chi vincerà il jackpot da oltre 200 milioni. Il possessore dei numeri fortunati ha un’altissima probabilità di tornare più povero in 24 mesi.

Gli italiani spendono in media quasi 500 all’anno nel gioco

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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