Jerry Tommolini, Pin Up Stars: “Non seguo le tendenze, le anticipo” [ESCLUSIVA]

VelvetMag incontra Jerry Tommolini, Direttore Creativo di Pin Up Stars, azienda leader nel beachwear. Il brand si distingue per la forte identità, riconoscibilità, lo stile ricercato dei costumi da bagno realizzati interamente in Italia e dotati di particolari ricami apposti a mano. Il designer ci accoglie da “Bagni Andrea” a San Benedetto del Tronto, rinomato chalet della costa adriatica, dove ci mostra in esclusiva la nuova campagna pubblicitaria.

Jerry ti definisci “designer d’istinto”, come hai avuto l’intuizione di creare il tuo marchio?

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È avvenuto tutto per caso. Sono nato in America, poi la mia famiglia si è trasferita a San Benedetto del Tronto quando avevo 15 anni. Inizialmente lavoravo come cuoco. Una sera per caso, lo stilista Massimo Fioravanti mi fece sfilare per lui come modello. Iniziai così la carriera di indossatore per varie aziende, tra queste, una di Bologna, mi chiese di disegnargli anche i costumi da bagno. Divenni, a soli 28 anni, stilista del brand “Catalina”. Questa linea stava fallendo: io curai non solo la parte creativa, ma anche quella commerciale… e ripartì. Sono l’uomo più fortunato del mondo, mi capitano sempre cose positive. Volevo avere un mio marchio, perciò fondai nel 1995  Pin Up Stars a Bologna, dove tuttora ha sede l’azienda.

Perché hai scelto questo nome?

È ispirato dall’album di David Bowie intitolato”Pin Ups“. Ho poi apposto graficamente l’iconica stella fucsia che lo contraddistingue. Da poco abbiamo festeggiato i 25 anni di attività, siamo l’azienda più longeva nel settore dei costumi.

 

I capi si possono acquistare nei posti più trendy e modaioli: Miami, Saint Tropez, Mykonos, Ibiza, Forte dei Marmi, Milano, Golfo Aranci in Sardegna. Come sei arrivato a questo?

All’inizio, avendo un budget ridotto, potevo fare solo un quantitativo di ordini, per cui distribuivo i capi nei 10 negozi più alla moda a cui davo solo 50 pezzi ciascuno. I negozianti li vendevano a clienti selezionati che sfoggiavano i costumi nelle più esclusive località balneari. Grazie ad una continua innovazione, ricerca, attento studio del marketing, il brand ha avuto una crescita costante.

Hai avuto per primo l’intuizione dei ricami su tessuto e del “dainetto”, una stoffa brevettata, in grado di dare l’effetto suède, quale sarà la prossima sfida?

Abbiamo iniziato a fare per primi i triangolini decostruiti, quando gli altri invece li realizzavano imbottiti. Io non seguo le tendenze, le anticipo. Mi guardo intorno per osservarle e faccio esattamente il contrario. L’ultima collezione, che è in uscita in questi giorni, [n.d.r. immagini in esclusiva per VelvetMag] è ispirata da una carta regalo e da una coperta indiana che mi avevano colpito. Già da 5 anni ho rilanciato i costumi interi laddove oggi tutti li propongono.

Facciamo molta sperimentazione sui tessuti, a volte li creiamo da zero. Stiamo puntando sulla linea Pin Up Mini, che va dai 4 ai 12 anni, i costumi da bimba coordinati a quelli della mamma. Ed anche sulla linea sportwear, che propone le tute da portare non solo con le sneakers, ma anche con il tacco. Per il futuro farò ciò che gli altri non fanno, creerò nuove tendenze.

Dire Pin Stars significa evocare un costume ricercato, di stile, di tendenza, ma anche interamente realizzato in Italia. Quanto sono importanti questi aspetti?

Questi elementi sono l‘essenza del marchio. Lo scorso anno, nell’uscita finale della sfilata che organizzammo a Bologna a Palazzo Re Enzo, io e tutte le maestranze indossammo una maglietta fucsia con la scritta “We Made in Italy”. È stato un defilè che voleva celebrare la creatività del nostro know how, il patrimonio italiano, l’artigianalità, le nostre radici.

Qual è il mood della nuova collezione?

L’ispirazione è indiana. Ho voluto mescolare diversi stili insieme. Ne deriva un prodotto altamente riconoscibile, costerà un pò di più perché è esclusivo. Completano la collezione gli accessori: borse, cinte, copri costumi e l’abbigliamento sportivo. Gli scatti della campagna sono di Nima Benati, giovane fotografa che ha già all’attivo collaborazioni con importanti maison.

Nel corso degli anni hai utilizzato donne bellissime come testimonial. Chi fra loro ha rappresentato maggiormente lo spirito di Pin Up Stars? 

Belen Rodriguez. La scelsi appena arrivò in Italia, era la sua prima sfilata. Per dieci anni ha lavorato con noi. Una donna grintosa dalla forte personalità oltre che fisicità.

A quale diva del passato e del presente avresti voluto e vorresti far indossare un tuo costume?

Marilyn Monroe e Cameron Diaz, la prima perché è la pin up per eccellenza, la seconda perché è una donna intraprendente e sportiva.

Agogoa e Poisson D’Amour sono le atri due linee beachwear, come si caratterizzano?

Agogoa è la seconda linea di Pin Up Stars, è meno commerciale poiché non è legata a logiche di marketing ed è una linea sportiva. Poisson D’Amour, invece, è creata per un target giovane ed è più economica rispetto a Pin Up Stars. Chiara Blasi ne ha disegnato una collezione. Quest’ultima è stata un’operazione finalizzata a conquistare le nuove generazioni. Recentemente abbiamo creato anche un nostro canale di vendita on line, che già rappresenta il 35% del fatturato.

Siamo a San Benedetto del Tronto, la Riviera delle Palme, dove hai vissuto parte della tua vita e dove ami tornare, cosa ti lega a questo posto?

I miei amici, il fatto di poter stare con loro ed organizzare dei pranzi insieme ed i punti di ritrovo che in città non ci sono. Gli amici sono fondamentali, fanno la differenza tra una vita piena ed una triste.

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