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Musica

Renato Zero ricorda i traumatici inizi: “Mi dicevano che ero disgustoso e ambiguo”

Il periodo d’oro di Renato Zero, l’ennesima giovinezza del musicista avviata con i recenti tour e album del cinquantennale, non sembra accusare alcun calo. Recentemente ospite d’onore al Tempo delle Donne, il cantante romano è stato intercettato da Il Fatto Quotidiano, per il quale si è lasciato ancora una volta andare con la memoria ai primi anni di carriera. Un’altra era, gli anni ’60 italiani, durante i quali il musicista faticava a lasciar accettare la propria personalità dirompente. In particolare, grandi dolori personali nacquero con il burrascoso rapporto con la Rai, fin da subito avversa al personaggio.

“Mi mettevano dietro un vetro e mi interrogavano sulla mia vita e la mia natura” Renato Zero ricorda i difficili inizi di carriera, e i difficili rapporti con la televisione

Gli scontri con le reti televisive nazionali segnarono Renato Zero fin da i primi anni, quando in assenza di versi successi faticava a lasciarsi concedere spazi. “Quando mi chiamavano“, ricorda il cantante, “mi piazzavano in una stanza di fronte ad un vetro. Come al commissariato. Volevano indagare sulla tua natura, la tua esistenza“. Un vero e proprio processo di interrogazione, che lasciò un  segno profondo nella personalità ancora in divenire dell’artista. “Ogni volta l’esito finale dei provini era che ero sopra le righe, o troppo ambiguo, a tratti anche disgustoso“.

Acqua ovviamente passata, e da allora la carriera di Renato Zero non ha subito rallentamenti, anche grazie al profondissimo rapporto che da sempre lo lega ai suoi fan. Proprio per loro, il cantante avvierà a partire da questo 1 novembre al Palalottomatica di Roma un nuovo tour europeo, che lo terrà occupato tutto il prossimo  anno. Si tratta di un ritorno ai palazzetti dopo l’esperienza teatrale di  Zerovskij. Ad aprire le danze, il prossimo album Zero il Folle in uscita il 4 ottobre e già anticipato da diversi singoli.

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