Luciano Giugliano: “Dopo Mickey di ‘Gomorra’? Un progetto musicale e Cyrano in napoletano” [ESCLUSIVA]

E pensare che fino a qualche anno fa avremmo potuto incontrarlo in qualche locale a Piazza Navona o in altre zone turistiche della Capitale. Ma non esattamente per bere un drink insieme, bensì per farci servire da lui. Già, perché prima di essere un famoso attore di teatro e televisione (il suo ruolo più recente è quello di Mickey nella serie tv “Gomorra”), Luciano Giugliano ha svolto una serie di lavori che lo hanno aiutato ad arrivare esattamente dove voleva.

“L’ho fatto per anni, per arrotondare. Ho lavorato come barista, magazziniere, venditore porta a porta. Ho cercato sempre lavori che mi permettessero di andarmene in qualsiasi momento, nel caso dovessi partire per una tournée o qualcosa del genere. Sono stato fortunato perché ho sempre trovato persone comprensive che mi hanno aiutato molto”.

Sarà stata la fortuna (che certo aiuta), saranno il talento (indubbio) e la determinazione (sconfinata)… Fatto sta che il trentaquattrenne attore originario di Sarno (in provincia di Salerno) ha in cantiere una serie di progetti che lo porteranno ad acquistare ancor più fama e notorietà, anche in ambiti artistici magari inaspettati. Ma per conoscerlo meglio iniziamo a parlare del suo ruolo più recente, che gli ha dato popolarità internazionale, visto che “Gomorra” è stato venduto in poco meno di 200 paesi in tutto il mondo.

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Nella quarta stagione della fortunata serie ispirata all’omonimo best seller di Roberto Saviano. Giugliano interpreta Mickey Levante, cugino di Genny Savastano e futuro compagno di Patrizia (che nel tempo è diventata donna di potere di Secondigliano). Un personaggio chiave quello di Mickey, intrigante, in qualche modo umano e diverso dagli altri criminali che popolano la serie prodotta da Sky.

Luciano Giugliano: “Mickey di ‘Gomorra 4’? Un gran personaggio, ma avrei voluto vederne una maggiore trasformazione”

VELVET: Senza rovinare la sorpresa ai pochi spettatori che magari non hanno ancora visto la quarta stagione di “Gomorra”, possiamo dire che il personaggio di Mickey non fa una bella fine. C’è speranza di rivederti nella quinta serie di episodi?

LG: Per quanto riguarda la quinta stagione di “Gomorra”, purtroppo non so nulla, quindi non posso darti nessun tipo di anticipazione. Posso solo dirti che personalmente sono molto contento del percorso che il mio personaggio, Mickey, ha fatto, anche se credo che avrebbe potuto avere una ulteriore evoluzione. Sono sempre stato un grande fan di “Gomorra”, ancor prima di recitarvi, e in quanto tale mi sarebbe interessato vedere un suo cambiamento. In fondo Mickey sembra quasi non appartenere alle dinamiche di camorra, almeno fino a quando non inizia anche lui a compiere atti terribili come inserire i rifiuti nei materiali da costruzione.

Sembra addirittura un uomo desideroso di andarsene da quell’ambiente, se è vero che a un certo punto della serie dice alla sua fidanzata Patrizia: “Ho un conto con due milioni di euro a Lugano, perché non ce ne andiamo?”. Prima di Mickey nessun personaggio malavitoso di “Gomorra” aveva mai fatto un atto del genere: tutti i personaggi della serie sono sempre molto legati al potere, tanto da arrivare anche ad uccidere la propria moglie o il proprio padre pur di mantenerlo.

Mickey si trova un po’ fuori da quel tipo di dinamiche, ed è anche il modo in cui ho provato a interpretarlo: ho cercato di rendere evidente come lui si sentisse un pesce fuor d’acqua. Proprio perché è un personaggio in qualche modo “positivo”, sarei stato curioso di assistere a una sua trasformazione, a capire ad esempio come avrebbe reagito se gli avessero ucciso la moglie, per la quale aveva combattuto e si era messo contro la propria famiglia.

Luciano Giugliano: “Avevo puntato ‘Gomorra’, volevo farne parte a tutti i costi. Ci sono riuscito!”

VELVET: In diverse interviste hai affermato che, prima di far parte del cast, avevi proprio puntato “Gomorra”, volevi assolutamente recitarvi. Ci sei riuscito, e ora a cosa punti?
LG: Adesso vorrei interpretare un ruolo diverso rispetto a quello del camorrista, mi piacerebbe incarnare qualche personaggio con sfumature di grande sensibilità, una persona che magari ha sofferto tanto, un giovane padre, qualcuno che sia ancora più umano di Mickey.

Mi interesserebbe molto anche vestire i panni di un cattivo di quelli veri, uno marcio dentro, magari tendente al folle, un personaggio con qualche disturbo mentale. In ogni caso spero di continuare a partecipare a progetti importanti e stimolanti, in cui si possa lavorare in maniera seria e approfondita, facendo ricerca sui personaggi: tutto ciò è sempre più raro nel mondo dell’arte dove, a causa di vincoli economici, si tende sempre a fare le cose un po’ di fretta. Spero di poter continuare a lavorare ad alti livelli, su ruoli belli.

VELVET: Ti piacerebbe recitare in una commedia? Magari diretto da un regista come Paolo Virzì…
LG: Magari! Nasco come attore comico: negli anni ho fatto un sacco di ruoli drammatici, ma le mie prime comparsate a teatro sono state da attore comico. Mi piacerebbe molto fare anche commedie divertenti, non solo drammatiche. Credo di essere un attore versatile, venendo dal teatro mi è capitato, in quindici anni, di interpretare tanti ruoli molto diversi tra loro, e mi piacerebbe portare questo tipo di esperienza ancor di più sul grande e sul piccolo schermo.

Luciano Giugliano, la notorietà internazionale grazie al ruolo di Mickey in “Gomorra 4”

VELVET: Sei originario di Sarno, cresciuto facendo teatro, studiando Eduardo De Filippo. Proprio lui diceva “Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia”. Sei d’accordo?
LG: Sono completamente d’accordo, e credo ciò valga non solo nella parte drammaturgica del teatro ma anche in quella attoriale. La tecnica insegna tanto ma, per quello che ho potuto sperimentare personalmente, essa aiuta a supplire a mancanze emotive. Quando non sei troppo dentro un personaggio sopperisci con la tecnica.

Credo che la fantasia e la curiosità siano fondamentali in questo lavoro, come la smania di osservare la realtà e i caratteri che ci stanno intorno. Lo studio della tecnica si può fare anche sui libri, è una parte fondamentale per diventare un bravo attore, ma credo sia indispensabile nutrire la fantasia che abbiamo e farla fruttare nei momenti in cui se ne ha più bisogno.

VELVET: Sempre Eduardo diceva: “Per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore”. E’ così?
LG: E’ verissimo! Tutti i lavori che ho avuto modo di fare in teatro, e che mi hanno dato più soddisfazione, sono stati quelli per i quali ho dovuto lavorare più duramente. È anche naturale: quando uno si mette in gioco nella sua comfort zone, è tutto molto più semplice.

Quando invece un regista fa soffrire un attore, quel patimento emerge sempre nel ruolo, e gli dona quel quid in più. Sono d’accordo con Eduardo: se un attore sta comodo, non sta lavorando bene, anche i miei insegnanti me lo hanno sempre detto. Quando si è in scena si deve sudare, anche se si sta fermi, anzi quelli sono i momenti in cui si suda di più, te lo assicuro!

Luciano Giugliano: “Per essere bravi attori serve la tecnica, ma soprattutto l’osservazione e lo studio della realtà”

VELVET: Da ragazzo facevi anche il cantante, ti facevi chiamare Lucky C’han e scrivevi delle canzoni di protesta. Che esperienza è stata per te? In che modo ti ha arricchito?
LG: Ho dei ricordi molto forti di quel periodo, ero molto arrabbiato con la vita, cosa che con l’età si placa: quei pensieri aggressivi, che smuovevano una grande rabbia, ci sono ancora ma oggi si manifestano diversamente. Erano anni in cui scrivevo pezzi contro il sistema, contro il modo sbagliato in cui credo che l’umanità stia vivendo ancora oggi: allora andavo a urlarlo arrabbiato nei centri sociali, facevo i miei concertini.

Devo dire che è stato anche un bel mezzo di aggregazione e unione, perchè lavoravo con tanti altri ragazzi della mia età. Grazie a quell’esperienza ho imparato a farmi le basi da solo al computer, poi strimpello la chitarra, so usare le tastiere, compongo canzoni. Adesso non faccio più rap ma continuo a scrivere brani, tanto che sto preparando un progetto musicale che entro un annetto vedrà la luce. Con i miei produttori non abbiamo ancora deciso se far uscire un singolo pezzo o un insieme di alcuni brani, ma si tratta di un progetto cantautorale, in cui scrivo e canto.

Compongo a quando avevo 16 anni, ma non ho mai proposto al pubblico le mie opere, fatta eccezione per gli amici e i parenti, che non ne possono più di sentirmi! Onestamente non credo di avere una voce stupenda (piace più agli altri che a me!) ma nel cantautorato forse non serve nemmeno.

VELVET: Facendo un po’ di ricerca su di te su Internet, ho trovato una serie di tuoi provini, in particolare il “Monologo del muratore” di Stefano Benni. Che effetto ti fa rivedere queste tue esercitazioni?
LG: Mi capita di andare a rivedere quei provini e penso sempre che ero proprio una pippa! Credo faccia bene, ogni tanto, andare a riguardare ciò che si è fatto, per capire come si era in passato e i progressi che si sono fatti o meno. Sono particolarmente legato al “Monologo del muratore”, che ha un significato molto profondo: lo conosco da quando Benni lo propose e l’ho subito imparato a memoria.

Con quel provino arrivai in finale a “Nove giorni di grandi interpretazioni”, il concorso che si svolgeva nell’ambito del Festival del Cinema di Roma. Feci quel provino davanti a Marco Bellocchio, che alla fine del monologo mi disse “Ma tu da dove vieni?”, “Da Sarno!” risposi. Ma lui voleva sapere da dove venissi artisticamente! Insomma, ho veramente un bel ricordo di quelle giornate, e cerco di riproporre il più possibile quel monologo: mi piace molto il messaggio che trasmette.

VELVET: Hai recitato in molte serie TV (“Distretto di polizia”, “Un posto al sole”, “La squadra”) Ma tu quali serie guardi? Ce n’è una in cui vorresti assolutamente avere un ruolo?
LG: Guardo soprattutto le serie internazionali, sono un grande fruitore di Netflix e Sky. Una serie che adoro, e di cui mi sarebbe tanto piaciuto far parte ma ormai è finita, è “Il trono di spade”. Adoro le storie in costume, e avendo fatto un po’ di scherma e di spada, mi piacerebbe tantissimo partecipare a un progetto per la tv o il cinema in cui si facciano duelli e capriole. Ho fatto la commedia dell’arte, quindi sono in grado di fare un po’ anche lo stuntman.

Ne “Il trono di spade” amo il personaggio di Jon Snow, soprattutto quando finisce tra le braccia di Denerys: come si fa a non invidiarlo? Anche il personaggio di Theon Greyjoy mi ha appassionato tanto, anche perché dal punto di vista interpretativo e caratteriale subisce alcuni cambiamenti veramente notevoli.

Luciano Giugliano, a breve la pubblicazione di un progetto musicale di tipo cantautorale

VELVET: Che rapporto hai con la tua terra d’origine? Hai mai pensato di andartene all’estero, magari per studiare o fare delle esperienze internazionali?
LG: Sono legatissimo alla mia terra, ma senza ombra di dubbio me ne andrei anche all’estero per studiare e migliorare. Non mi spaventa l’idea di trasferirmi altrove, ho studiato anche a Roma per 14 anni. Sì, ogni tanto ho bisogno di tornare alle mie radici, ma viaggiare e vivere da altre parti non mi fa paura.

Mi immagino a casa nella mia terra durante la vecchiaia, ma credo anche che siamo in continua evoluzione: non mi pongo limiti e freni, quindi ciò che penso oggi magari tra un anno sarà diverso. Quello che spero è di poter fare tutto quello che desidero e mi piace fare, voglio crescere, migliorare, e se si trattasse si andare negli Stati Uniti per studiare all’Actors Studio, posso solo dire “Magari!”

VELVET: Ho letto che insieme ad un amico stai traducendo “Cyrano de Bergerac” in napoletano,. Da dove nasce un’idea così ambiziosa e coraggiosa?
LG: E’ una bellissima sfida, molto ardita ma altrettanto interessante. Non solo stiamo traducendo il testo in napoletano, ma stiamo adattando e trasferendo le vicende trattate in Francia a Napoli. Abbiamo sostituito i moschettieri con la Compagnia della Morte che esisteva veramente a Napoli, ed era composta da spadaccini, poeti e pittori che combattevano gli Spagnoli.

Stiamo trovando tantissimi punti in comune con la storia vera, quasi a pensare che le vicende siano state ispirate anche da eventi accaduti in Italia, o personaggi napoletani. Ad esempio, nel “Cyrano” si parla di De Guiche, che operava a Napoli e si chiamava De Guisa (era il nipote di un cardinale). Si tratta di un lavoro impegnativo ma che stiamo facendo con tanto entusiasmo. Insieme a me (che incarnerò Cyrano) c’è anche Carlo Caracciolo, che in “Gomorra” era O’ Crazy: lui interpreterà Cristiano. Pensiamo di essere in scena tra gennaio e febbraio, fra qualche settimana iniziamo le prove.

Insomma. Luciano Giugliano è un uomo poliedrico e camaleontico, pieno di talento, entusiasmo e determinazione. Uno da tenere d’occhio, che di sicuro vedremo cimentarsi in svariato campi artistici. Forse abbiamo perso un bravo cameriere, ma di sicuro abbiamo guadagnato un bravo artista!

Photo Credits: Gianni Fiorito

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