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Suicidio assistito: dopo il caso dj Fabo cambia tutto, ecco perché

Il Parlamento italiano non ha legiferato in materia. Così, ancora una volta, è la magistratura a supplire. Grazie a una sentenza, già storica, la Corte Costituzionale (Consulta) apre infatti alla pratica del suicidio assistito.

E stabilisce che non è punibile chi agevola il suicidio nei casi come quelli di Fabiano Antoniani (foto in alto, prima dell’incidente nel 2014), 39 anni, meglio conosciuto come dj Fabo. Rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale nel 2014, Fabo aveva potuto sopravvivere grazie a un sondino. Vittima di atroci sofferenze, si era convinto che quelle condizioni di vita non fossero compatibili con la sua dignità.

Antoniani è morto il 27 febbraio 2017 nella clinica svizzera “Dignitas”, di Forck, accompagnato dalla fidanzata, dalla mamma, da alcuni amici e dal radicale Marco Cappato. La pratica del cosiddetto suicidio assistito, cui dj Fabo si è sottoposto volontariamente, in Italia non è legale, per cui egli si fece trasportare oltre confine.

Sull’onda del clamore suscitato dal caso dj Fabo, il Parlamento italiano ha poi approvato, nel dicembre 2017, la legge sul testamento biologico. Grazie a esso ogni cittadino può rendere note fin da subito le ultime volontà in relazione a gravi patologie che potrebbero insorgere nel corso della vita.

Il suicidio assistito, tuttavia, è una pratica simile, anche se non identica, all’eutanasia. Ragion per cui, sostiene adesso la Corte Costituzionale, resta indispensabile l’intervento del legislatore, ossia il Parlamento. La Consulta aveva sollecitato inutilmente l’anno scorso l’intervento del Parlamento.

Per questa ragione aveva sospeso per 11 mesi la sua decisione sulla costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale. Si tratta di una norma introdotta 90 anni fa e che pone sullo stesso piano aiuto e istigazione al suicidio, con la reclusione sino a 12 anni.

Da oggi in Italia siamo tutti più liberi anche quelli che non sono d’accordo – commenta entusiasta Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione Coscioni, che ora sarà certamente assolto nel processo a suo carico a Milano -. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci”.

Anche il pm di quel processo, Tiziana Siciliano, che già aveva chiesto l’assoluzione per Cappato, parla di un passo molto importante. Tra chi esulta c’è Mina Welby, che ora chiede una “legge per la libertà di decidere fino alla fine”. E pure Beppino Englaro, il papà di Eluana, invita il parlamento a legiferare “secondo le indicazioni della Corte”.

Ma la sentenza divide. Non piace affatto al mondo cattolico. E preoccupa i medici. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, prevede una “forte resistenza”. E pone una condizione: “Chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato. Non un medico”.

Fabiano Antoniani con la fidanzata Valeria Imbrogno prima dell’incidente del 2014

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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