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Ultras Juventus, maxi daspo: azzerati i vertici del tifo organizzato

Radiati dallo stadio con Daspo di dieci anni. Questa la dura punizione inflitta per la prima volta in assoluto ad alcuni capi tifosi della Juventus da parte della questura di Torino. Si tratta di persone coinvolte nell’inchiesta giudiziaria “Last Banner”, che nei giorni scorsi ha azzerato i vertici del tifo organizzato bianconero.

Sono 38 quelli interrogati dal questore di Torino, Giuseppe De Matteis. Il blitz della Digos risale a una settimana fa, dopo un anno di indagini sul gruppo criminalità organizzata della procura torinese. Per quattro capi ultras il Daspo – grazie alla prima attuazione in Italia della normativa del Decreto sicurezza Bis – varrà dieci anni con obbligo di firma.

Ciò perché i tifosi erano già stati colpiti da un dispositivo simile. Sono, secondo quanto riporta online Repubblica, il capo dei Drughi Dino Mocciola, Umberto Toia dei “Tradizione”, Salvatore Cava e Domenico Scarano. Ai primi due è vietato usare smartphone e dispositivi, ma anche armi e spray, nel contesto delle partite per tutta la durata del Daspo.

È uno strumento importantissimo che continueremo a utilizzare nel monitoraggio della tifoseria – spiega Carlo Ambra, capo della Digos di Torino. Lo stesso che ha fatto scattare il blitz il 16 settembre scorso nell’ambito dell’inchiesta Last Banner dopo un anno di indagini -. Oltre ai Daspo usiamo anche il regolamento di uso dell’impianto sportivo che qui a Torino abbiamo integrato d’intesa con una serie di azioni per contrastare la violenza. Ma il nostro lavoro non è finito, continuerà con la massima attenzione, è importante che lo stadio sia un luogo sicuro”. Quindici dei tifosi daspati hanno l’obbligo di firma in commissariato durante le partite per consentire di accertare la loro lontananza dagli stadi, per altri 23 il Daspo è quadriennale e non c’è obbligo.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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