“L’americana”: un libro sul comodino di Giuseppe Foscari [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Una storia vera, conosciuta molto da vicino dall’autore. L’incontro di due mondi lontani al crocevia di un cambiamento epocale, negli anni che precedono e culminano col Sessantotto. È una “storia viva di trasformazioni”, come egli stesso la definisce, quella raccontata da Giuseppe Foscari nel suo romanzo L’americana. Il libro è in uscita nelle librerie nella prima settimana di ottobre 2019.

Docente di Storia Moderna all’Università di Salerno, il professor Foscari narra con un linguaggio ironico e nostalgico al tempo stesso, la vicenda di un uomo del Sud, Francesco. Siamo nel 1965 e Francesco si reca negli Stati Uniti. Vuole a tutti i costi riportare in Italia la sorella della moglie defunta, emigrata anch’essa. Desidera sposarla e tornare a vivere al suo paese.

Il ritorno alle origini di Maria, l’ “americana”, è di forte impatto sulla comunità, ancora immersa nel mondo rurale. Lì dove si conservano tradizioni e comportamenti plasmati dal lento cammino dei secoli. Le apparenti stravaganze della donna e di sua figlia Susy, che due anni dopo la raggiunge in Italia, hanno un riflesso preciso. Influiscono sul comportamento di alcune ragazze del posto, le quali provano ad alzare la testa contro l’autorità dei padri e degli uomini in generale. Susy, in particolare, porta con sé e condivide con le amiche la sua esperienza in una comunità hippy, in cui usi e costumi rivoluzionari e la forza della musica hanno un ruolo determinante.

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Intervista all’autore del libro, Giuseppe Foscari

GIUSEPPE FOSCARI: “Questo romanzo è inquadrato in un momento storico non più ripetibile, la metà degli anni Sessanta. Quasi un gioco d’incastro imperniato sul desiderio di emancipazione dei ragazzi e soprattutto delle ragazze. Cominciano le prime ribellioni collettive, a partire dalle prime feste in casa con gli amici senza più i genitori ‘di guardia’. Di tutto ciò il Sessantotto rappresenta il momento culminante e lo sprone viene dall’America“.

“Nella narrazione s’intrecciano i ricordi della guerra, con le famiglie spaccate fra l’adesione al fascismo o la lotta contro di esso. Ed emergono le difficili ricomposizioni che nel 1965, vent’anni dopo la Liberazione, condizionano le relazioni tra i vari personaggi. Bastano tre anni per far saltare gli schemi antiquati e consolidati nel paese. Ma già prima del Sessantotto la comunità assapora il vento delle trasformazioni culturali e sociali”.

VELVET: Oggi, al tempo dei Fridays For Future della piccola Giovanna d’Arco svedese, Greta Thunberg, spira una nuova aria di contestazione fra i giovani?

GIUSEPPE FOSCARI: “Il tempo storico del mio romanzo e quello odierno sono completamente differenti, resta però identica la volontà di cambiare il mondo da parte dei ragazzi. Vedremo cosa succederà. Di certo a metà anni Sessanta indossare una minigonna, portare i capelli lunghi, chiedere un passaggio o fare un autostop per una ragazza erano atti di coraggio, di ribellione e di cambiamento“.

Stati Uniti, un raduno di giovani nel 1968 (foto Twitter / History Lovers Club)

Photo credits: Facebook / Giuseppe Foscari

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