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“Crocifisso a scuola? Meglio una cartina…”, scoppia la polemica sul ministro Fioramonti (M5S)

Il mondo della politica e delle scuola torna a spaccarsi sul crocifisso nelle aule e, più in generale, sui simboli religiosi negli edifici deputati all’istruzione. “Il crocifisso a scuola è una questione divisiva, che può attendere – ha dichiarato dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S, nella foto in alto) -. “Io credo in una scuola laica. Ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi. Senza esporre un simbolo in particolare. Eviterei inoltre l’accozzaglia, diventa altrimenti un mercato. Meglio appendere alle pareti una cartina del mondo con richiami ai valori della nostra Costituzione”.

Da queste affermazioni del nuovo titolare del dicastero dell’Istruzione si è innescata la miccia. E sono esplose polemiche fra i partiti politici. Anche la Chiesa italiana ha detto la sua. “Togliere il crocifisso dalle aule delle nostre scuole darebbe solo manforte a Salvini – è la secca replica di Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale -. L’ex ministro dell’Interno, partendo da qui, farebbe una battaglia contro il governo che, oltre ad aumentare le tasse, lede anche la sensibilità di buona parte degli italiani”.

Duro il leader leghista Matteo Salvini rivolto a Fioramonti. Su Twitter ha scritto: “Prima l’idea di tassare merendine e bibite, adesso l’idea di togliere i crocifissi dalle aule: ma questo è un ministro o un comico?”. Per la presidente dei deputati Forza Italia, Maria Stella Gelmini: “Il crocifisso non è un elemento di arredo. Bensì la testimonianza delle radici del nostro Paese”.

La controversia sul crocifisso in classe tra cattolici e laici non è mai stata superata. A più riprese e a diversi intervalli temporali torna d’attualità. Riesplode come fosse la prima volta che se ne discute. Anche oggi ecco quindi le prevedibile, forti, polemiche. Risale a quasi vent’anni fa la “crociata” da parte di Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia e del giudice Luigi Tosti, promotori di una battaglia anti-crocefisso. Ma La Corte Europea dei Ddiritti dell’Uomo, con una sentenza definitiva, nel 2011 sancì che il crocifisso poteva restare affisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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