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Cibo e tecnologia: arriva la bistecca spaziale (e non è uno scherzo)

La prima bistecca spaziale è stata “stampata” in tre dimensioni (3D) sulla Stazione Spaziale Internazionale, adesso sotto il comando di Luca Parmitano.

Detto così sembra una fake news, magari una bufala scherzosa. Invece è tutto vero. A partire da poche cellule di bovino la bistecca è “nata” nello spazio. Adatta per essere consumata dall’uomo e ottenuta senza macellazione.

UN GIORNO LA MANGEREMO SULLA TERRA

La carne stampata in orbita è il risultato dell’esperimento guidato da un’azienda israeliana e condotto in collaborazione con un’azienda russa e due americane. L’obiettivo è duplice: da un lato le bistecche ottenute in orbita potrebbero diventare cibo nutriente per gli astronauti impegnati nei futuri lunghi viaggi verso Marte. Dall’altro la stessa tecnologia permetterebbe di avere sulla Terra carne a costo zero dal punto di vista ambientale.

COME È STATA “COSTRUITA”

I primi ingredienti sono cellule bovine aggregate in strutture tridimensionali chiamate sferoidi. Questi vengono combinati con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici. Questi ultimi sono i “bio-inchiostri”, finora utilizzate nelle stampanti 3D per ottenere organi in miniatura. Tutti questi elementi vengono poi combinati durante la stampa per mezzo di forze magnetiche e il risultato è un frammento di tessuto.

UNA TECNICA DIVERSA

La tecnica funziona nello spazio in modo diverso rispetto a quanto accade sulla Terra. Grazie all’assenza di peso la stampa avviene infatti in tempi più rapidi, inoltre il materiale biologico che costituisce la bistecca non viene depositato a strati, come avviene sulla Terra quando si stampano mini-organi o frammenti di tessuti, come la cartilagine. Poiché nello spazio le cellule non sono spinte verso il basso, si depositano naturalmente su tutti i lati, formando una struttura tondeggiante, come avviene quando si fa una palla si neve.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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