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Musja. A Roma apre il nuovo museo di Ovidio Jacorossi

Gregor Schneider, End of the Museum, 2019. Courtesy the artist.

Per un anno è stato un laboratorio di sperimentazione di nome Musia, oggi il proprietario Ovidio Jacorossi ha deciso di tramutarlo in Musja, un museo privato in cui la collezione di famiglia – composta da opere che vanno dal primo Novecento italiano ad oggi – verrà affiancata alle tendenze contemporanee internazionali più innovative. Lo spazio sorge in Via dei Chiavari 7, nel cuore di Roma, occupando una superficie di circa 1.000 metri quadrati incastonati all’interno di un edificio storico nato sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo.

Ma lasciamo che sia lo stesso fondatore Ovidio Jacorossi a spiegarci di più in proposito: «Con la nascita di Musja doniamo un nuovo Museo alla città di Roma e a tutto il Paese, mettendo a disposizione della collettività una collezione d’arte che rappresenta il risultato di una lunga storia umana e imprenditoriale. Nella nostra attività abbiamo da sempre considerato centrale il valore della persona e riconosciuto l’importanza della creatività nello sviluppo del potenziale di ogni individuo e di ogni organismo pubblico e privato».

Monster Chetwynd, Bat, 2018. Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Composta da 2.500 opere, la collezione Jacorossi può dirsi pertanto “di impresa” e pertanto fortemente legata al contesto territoriale in cui nasce. Il fil-rouge che la caratterizza è quindi Roma e, come già accennato, copre un arco temporale che va dal 1900 al 2000. Tra gli innumerevoli artisti che ne fanno parte ci limitiamo a ricordare Aristide Sartorio, Giovanni Costantini, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, Toti Scialoja, Mario Schifano, Gino De Dominicis oltre ad alcuni importanti esponenti dell’Arte Povera.

La nuova struttura museale ha aperto i battenti il 9 ottobre con una mostra a cura di Danilo Eccher intitolata The Dark Side – Chi ha paura del buio?, in cui sono esposte grandi installazioni – site-specific e non – di Christian Boltanski, Monica Bonvicini, James Lee Byars, Monster Chetwynd, Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Sheela Gowda, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Chiharu Shiota e Gregor Schneider. Inoltre, ogni mese nelle sale di Musja si terrà una performance del gruppo “Differenziale Femminile”, composto da quattro attrici romane.

In realtà la collettiva rientra nell’ambito di un progetto più ampio costituito da tre momenti espositivi – sempre a cura di Danilo Eccher – distribuiti nell’arco di altrettanti anni e rispettivamente dedicati alla Paura del Buio, alla Paura della Solitudine e alla Paura del Tempo. Una riflessione sul lato oscuro delle cose, sulla parte non detta del pensiero, sui segreti della nostra anima e sul coraggio di attraversare il buio senza farsi travolgere dalla paura.

Flavio Favelli, “Grande Oriente”, 2019 ph. Dario Scaramuzzino

Un viaggio nei moti dell’anima accompagnati dai pipistrelli di cartapesta di Monster Chetwynd, dai tetri candelabri di Flavio Favelli o ancora dai quadri divorati dal fuoco di Gregor Schneider che ci conducono verso il cuore pulsante della mostra. Lì Toni Oursler ci sorprende con volti cupi che anticipano il brivido crudele che scuoterà il visitatore davanti alla figura di sangue di Gino De Dominicis. Più che una semplice mostra, un’esperienza sensoriale tutta da “sperimentare”. Significativa in questo senso è senz’altro l’opera di Sheela Gowda, in cui l’artista indiana ricrea una corda utilizzando dei capelli veri e intrecciati che, oltre ad infondere nello spettatore poca sicurezza, diffondono nell’aria un odore decisamente poco gradevole.

Gianni Dessì, Camera scura, 2019. Courtesy the artist.

The Dark Side – Chi ha paura del buio? è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale in cui Danilo Eccher si confronta sul tema del buio con altri intellettuali illustri, tra cui il teologo Mons. Gianfranco Ravasi, il fisico-teorico Mario Rasetti, lo psichiatra Eugenio Borgna ed il filosofo Federico Vercellone.

 

Titolo mostra: The Dark Side – Chi ha paura del Buio?

A cura di: Danilo Eccher

Date: 8 ottobre 2019 – 1° marzo 2020

Catalogo: Silvana Editoriale, 28 Euro

Sede: Musja, Via dei Chiavari 7/9, Roma

Orari: aperto da martedì a domenica ore 10 – 19; lunedì chiuso

Ingressi (inclusa prevendita e audioguida): intero Euro 14,00; open Euro 16,00 Acquistabile on line o presso la biglietteria del Museo, valido dal giorno successivo l’acquisto e fino a 15 giorni dal termine della mostra; ridotto Euro 12,00, Euro 10,00 per ragazzi 11-18 anni, accompagnatori per diversamente abili, studenti universitari fino ai 26 anni, bambini 4-10 anni.

Informazioni:

tel. +390668210273 / +39065077351

email: [email protected] ; www.musja.it

Manuela Valentini

Arte&Cultura

Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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