Anna Bellato: “La forza di Rocco Schiavone? Il pubblico e Marco Giallini” [ESCLUSIVA]

La cosa che ti colpisce di più quando la incontri è la sua semplicità, quel suo essere così pacata, misurata, sobria. Ma basta parlarle pochi minuti per capire che dietro quegli occhi castani e quello sguardo timido ma schietto, si nasconde una donna determinata, che oggi sa quello che vuole e se lo è conquistato con tanto duro lavoro. Fatto soprattutto su se stessa, sulle insicurezze e su quei demoni interiori che spesso rallentano i nostri percorsi di vita.

Anna Bellato è una donna che ti entra dentro poco a poco, che parla con un tono di voce che ti affascina e ti racconta di sé con generosità e sincerità. Una che non si risparmia, specie quando vuole spiegarti bene come è arrivata a poter dire, oggi, “Sono un’attrice”.

Sì, un’attrice che al cinema ha debuttato con Fabrizio Bentivoglio nel suo film “Lascia perdere, Johnny”, che ha fatto parte del film campione di incassi “Che bella giornata” con Checco Zalone, per poi lavorare con Nanni Moretti in “Mia madre”, con Maria Sole Tognazzi in “Io e lei” e Duccio Chiarini in “L’ospite”.

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Un’attrice che ha lavorato con Gabriele Salvatores e Silvio Muccino, e che per la televisione ha partecipato a serie come “Romanzo criminale”, “1992” e “Di padre in figlia”. Oggi Anna è tra le protagoniste della fortunata serie di RaiDue “Rocco Schiavone 3”, con Marco Giallini.

“Il personaggio che interpreto si chiama Cecilia Porta, ed è la madre di Gabriele, il vicino di casa di Rocco Schiavone ad Aosta, con cui lui instaura un rapporto quasi paterno. Si tratta di un personaggio un po’ misterioso, che non era mai stato visto nelle serie precedenti ma della cui esistenza si sapeva. È una donna sola, che non ha un compagno, cela un lato oscuro (un problema con il gioco), e questo la rende facilmente giudicabile. Ciò che mi interessava raccontare era proprio quell’aspetto più debole, volevo rendere più comprensibili i suoi difetti e far vedere che non è una persona cattiva, è solo più debole di altre, ma non per questo non ama suo figlio.”

Intervista a Anna Bellato: Cecilia Porta, la mamma del piccolo Gabriele in “Rocco Schiavone 3”

VELVET: Come è stato per te entrare in una squadra già rodata, che aveva già realizzato due stagioni della serie? Come è andata questa esperienza?

ANNA BELLATO: Devo dire che nella mia vita non ho fatto tanta TV, ho lavorato di più al cinema. All’inizio ero un po’ spaventata all’idea di entrare in certe dinamiche, ma è stato un bel posto in cui lavorare, e devo dire che Marco Giallini è un compagno di squadra favoloso. È stata una fortuna incontrare tutti sul lavoro, mi sono sentita subito accolta, non ho mai avuto la sensazione di essere un passo indietro rispetto agli altri, mi sono sentita sempre protetta.

VELVET: Qual è secondo te il segreto del successo di questa serie così particolare, che ogni settimana tiene incollati davanti allo schermo milioni di italiani?

AB: Credo siano diversi i fattori che determinano un successo così grande. Innanzitutto il fatto che il protagonista è un uomo molto complesso: dentro di sé sente la responsabilità del ruolo che ricopre (è un vice questore) ma ha anche un lato molto oscuro. Ha delle crepe interiori, per cui è fuori dagli schemi, dice le parolacce, fuma le canne; poi ha un passato segnato da un grande lutto, una serie di torbide vicende in cui è stato coinvolto.

Un altro fattore determinante per il successo della serie è sicuramente Marco Giallini, che si è cucito addosso il personaggio al punto da essere di ispirazione anche a colui che scrive i racconti da cui è tratta la serie, cioè Antonio Manzini. Marco è un grande attore, generoso, cerca sempre di farti brillare, non ha paura di mettersi a disposizione.

Anna Bellato, new entry nella fiction con Marco Giallini “Rocco Schiavone 3”

VELVET: Tu in che momento della tua vita hai capito che volevi intraprendere la carriera dell’attrice?

AB: Il momento in cui ho capito che volevo farlo non coincide con quello in cui ho deciso di farlo. Un forte dissidio interiore si è combattuto dentro di me. Non vengo da una famiglia di artisti, sono nata e cresciuta a Bassano del Grappa, mamma è un’insegnante, papà fa l’imprenditore. Entrare nel mondo della recitazione era un po’ come fare un salto nel vuoto, anche perché mi chiedevo sempre se effettivamente avessi le capacità per farlo, aldilà della propensione. Il mio è stato un avvicinamento molto graduale, sempre sotteso da un grande desiderio. Ci è voluto del tempo, tanti incontri con persone che mi convincevano che era un lavoro che potevo e sapevo fare. Solo quando ho cominciato a credere davvero di averne le capacità, e a sentire di avere una forte urgenza di farlo, ho deciso di trasferirmi a Roma. Era il 2002-2003, e all’epoca avevo finito gli studi a Bologna.

VELVET: Quindi, fino alle scuole superiori sei rimasta a Bassano, poi ti sei spostata a Bologna e infine sei arrivata nella Capitale. Ma l’amore per la recitazione è qualcosa che avevi dentro sin da bambina o che hai scoperto dopo?

AB: Ti confesso che sin da quando ero bambina allestivo degli spettacoli a casa con mio fratello più piccolo. Evidentemente questo fuoco arde dentro di me da sempre: ricordo che, siccome facevo dei corsi di danza e avevo tutine strane molto da femmina, le facevo indossare al mio fratellino, e insieme allestivamo questi spettacolini per i genitori e gli amici. Al liceo poi ho sempre fatto teatro con il professor Luigi Gianni Bacchin, che ci faceva mettere in scena Shakespeare, De Filippo, i grandi drammaturghi.

Insomma, era una passione che cresceva sempre di più, ma quando mi chiedevano “Cosa vuoi fare da grande?” non avevo il coraggio di dire che volevo tentare le scuole di recitazione. Secondo me era la paura, l’insicurezza che un po’ ha attraversato sempre la mia vita. Avevo il timore che qualcuno mi dicesse “non sei abbastanza brava, non ce la puoi fare”. A quell’età, avevo 18 anni, quella paura mi ha bloccato. Poi però l’ho sconfitta.

Anna Bellato e la passione per la recitazione, presente sin da quando era molto piccola

VELVET: Hai fatto anche tanto teatro, laboratori con registi e professionisti importanti, hai una formazione da palcoscenico importante. C’è un’esperienza che ricordi con particolare forza, che per te è stata importante e reputi fondamentale per il tuo percorso?

AB: Beh, sicuramente quella fatta con il drammaturgo lituano Eimuntas Nekrosius, un artista immenso che ha segnato generazioni di amanti del teatro e professionisti del settore. Avevo mandato il mio curriculum per fare un laboratorio con lui ma non mi presero. Il suo assistente Tauras, un po’ di tempo dopo, mi chiamò in modo del tutto casuale per fare una lettura della “Fedra” di Racine insieme ad altri attori (Diletta Acquaviva, Alessandro Marini e Gaetano Bruno). Ricordo che furono giorni molto particolari.

Quando arrivai (lui era un personaggio davvero particolare, circondato da un’aura di autorevolezza e cupezza strane) mi chiese di imparare a memoria un testo. Tutti pensavamo sarebbe stata una semplice lettura, avevamo due giorni e mezzo di prove e non si mette in piedi uno spettacolo in un tempo così breve. Invece ci chiese di fare uno spettacolo, fu durissimo ma imparai tanto e alla fine mi disse cose bellissime, che ancora oggi mi porto dentro.

VELVET: Perché questa esperienza è stata così forte?

AB: Da lui ho imparato tanto, dava indicazioni incomprensibili a livello razionale, ad esempio “Devi essere come la ruggine”, oppure “Devi essere come la schiuma”. E tu pensavi “Ma cosa gli starà passando per la testa?”. Poi mi sono fidata, ho cercato di seguire al meglio ciò che mi diceva, mi ha insegnato a staccare il cervello ogni tanto.

Io alterno grande razionalità a profonda irrazionalità, sono due mondi che in me si sono sempre un scontrati e che magari sono stati anche causa di sofferenza, fragilità, instabilità. I suoi sogni avevano una logica, come accade con le opere d’arte: anche se non riesci ad avere una comprensione razionale di una certa cosa, c’è un qualche elemento che ti tocca, ti colpisce. Lui aveva la capacità della magia.

Anna Bellato, la gavetta a teatro e tanti successi tra cinema e televisione

VELVET: E invece in ambito cinematografico? C’è un’esperienza che ti ha segnata profondamente?

AB: Credo sia “L’ultimo terrestre”, diretto da Gipi, un film del 2011 che fu presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. È stato il mio promo ruolo da protagonista e il regista, per darmi indicazioni precise e utili per la costruzione del personaggio, ha scritto addirittura un diario con precise indicazioni su come mi vede da fuori il ragazzo che si innamora di me nel film.

Mi ha offerto un punto di vista diverso, esterno, per me questo è stato fondamentale, è stato meraviglioso lavorare così. Mi ha fatto un regalo bellissimo, ha usato un modo di lavorare pieno, in cui senti che c’è grande amore per quello che si fa. Raccontare dei mondi che non sono reali, storie diverse da noi (specie se hanno qualcosa di magico) è l’essenza del lavoro dell’attore.

VELVET: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

AB: Insieme al mio compagno Francesco Lagi (che è un regista) stiamo facendo le prove di uno spettacolo teatrale che porteremo in scena il prossimo anno. Si intitola “Il bambino dalle orecchie grandi” ed è la storia d’amore di una coppia che vive un po’ in bilico, tra allontanamenti e riavvicinamenti. E poi per il cinema e la televisione ho un sacco di cose in cantiere, ma per scaramanzia preferisco non dire nulla!

Photo Credits: Erica Fava

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