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Alberi ostacolo e api sui ripetitori: le maxi bufale sulla rete 5G

Il famigerato 5G – la nuova rete di connessione super veloce che rivoluzionerà il nostro modo di usare lo smartphone -, è pesantemente afflitto da bufale. Vere e proprie fake news che circolano su Internet e a cui in tanti abboccano.

Complici i social media, in questi mesi sul 5G si è detto tutto e il contrario di tutto. Lo sottolinea online il Quotidiano Nazionale. Come spiega Francesco Marinari, una prima bufala si è sparsa tra i fiorentini. Il taglio degli alberi in città sarebbe servito a creare meno interferenze possibili per la nuova rete. Non è vero: non c’è nessuna correlazione tra la rete e i presunti ostacoli a Firenze.

Ma il tam tam ha fatto credere a molti che davvero le piante fossero tagliare per questo. La vicenda è finita sulle bacheche Facebook di tutta Italia. Falsa è anche la tesi secondo la quale le onde del 5G violerebbero la privacy degli utenti: ma in che modo?

Anche Bufale.net, il portale che si occupa di rintracciare sul web le notizie fasulle, ha smascherato questa ipotesi. Sempre in campo ambientale, spiega Marinari sul QN, nei mesi scorsi è comparso un video con centinaia di api morte intorno a quello che gli utenti dicevano essere un ripetitore 5G. Macché. La località californiana in cui il filmato è stato girato, Sierra Madre, contea di Los Angeles, non ha al momento ripetitori 5G. Si arriva poi ai paradossi della dietrologia. La nuova rete di telefonia sarebbe lo strumento di un complotto internazionale. Un modo per entrare nella mente delle persone.

Attenzione, però. La nuova rete 5G non è qualcosa di cui potremo fare a meno, non appena si diffonderà su larga scala. E non è neppure qualcosa di subdolo e negativo. È solo uno strumento. Rappresenta però una rivoluzione copernicana delle architetture di rete delle telecomunicazioni. Secondo il giornalista Giovanni Cocconi, tecnicamente si passa dalla rete definita dall’hardware (hardware-defined network) alla rete definita dal software (software-defined network). Questo significa più velocità ma anche mutazione del modo in cui si garantisce la sicurezza dai cyber-attacchi. Dalla sicurezza dei device si deve passare a quella dei servizi. Servizi più sosfisticati sono potenzialmente anche più vulnerabili.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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