Cambiano i consumi: dal Black Friday agli acquisti di Natale

La crisi economica e la rivoluzione informatica hanno cambiato in profondità i parametri e le abitudini dei consumatori. Queste trasformazioni non riguardano solo le condizioni e le tipologie di acquisti, ma incidono profondamente nel tessuto sociale modificando la sfera dei rapporti interpersonali e la catena economico-produttiva.

Il Black Friday e il Cyber Monday anticipano l’acquisto dei regali di Natale

Come ogni anno in occasione delle festività di Natale scatta la corsa ai regali. Un rito, quello dell’acquisto del cadeau, che sembra essere cambiato negli ultimi anni. Grazie alla moda importata dagli Stati Uniti molti anticipano gli acquisti già nel mese di novembre, in occasione delle promozioni del Black Friday e del Cyber Monday. Di fatti il giorno successivo al giorno del Ringraziamento le grandi catene americane fanno sconti vantaggiosi… Ma solo per quella data.

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L’Italia ha importato questa tradizione da alcuni anni grazie dapprima ad Amazon ed Apple, che in occasione di queste due giornate offrono sconti davvero notevoli. Una ricorrenza imperdibile per tutti, quella di poter trovare l’oggetto desiderato ed il regalo da fare ad un prezzo notevolmente ridotto, a volte anche del 50%. Ai due colossi statunitensi si sono successivamente uniformati anche la maggior parte dei negozi italiani.

Gli acquisti online e gli oggetti da regalare

Oltre a ciò è sempre più diffusa la moda degli acquisti online che permettono di stare comodamente a casa, saltare le file estenuanti dei grandi centri commerciali e trovare il regalo giusto in pochi colpi di “click”. Con questa modalità si perde molto l’effetto sorpresa ed il gusto di andare in giro per negozi a scegliere l’oggetto perfetto da regalare, ma nell’epoca della rivoluzione informatica e dei ritmi frenetici del lavoro, la tecnologia diventa un valido alleato. Tra i regali maggiormente in voga troviamo oggetti tecnologici, abbigliamento, cosmetici e profumi, libri e prodotti legati all’enogastronomia.

Mercatini, vintage, green e second hand le nuove frontiere di acquisto

Anche i mercatini sono fonte inesauribile di idee e soluzioni per scovare l’oggetto originale, preferibilmente Made in Italy, vintage o comunque green. Il riuso è sempre più considerato non solo come attenzione verso il portafoglio, ma come soprattutto esigenza etica e rispetto ambientale. Sono in molti infatti a scegliere libri, decorazioni natalizie, abbigliamento, accessori di “second hand”, con una storia ancora tutta da raccontare. Una scelta dettata non solo dall’attenzione ai consumi, ma anche al rispetto dell’ambiente e del ciclo di vita del prodotto.

La storia del Black Friday

Se la rivoluzione informatica rappresenta un’ opportunità di sviluppo economico e cambiamento delle abitudini al consumo, il black friday rappresenta la crisi del modello economico neoliberista in una condizione strutturale in cui l’offerta supera la domanda. Risultato: aziende che non guadagnano, calo dell’occupazione e dei consumi.

Nato negli Usa e oggi di moda anche in Italia, il Black Friday venne istituito per rispondere al crollo dell’economica americana del 1929. Per gli anni avvenire l’industria manifatturiera e le esportazioni subiranno un crollo verticale per ristabilirsi solo agli inizi della seconda guerra mondiale. La storia tende a ripetersi e all’origine della crisi, ieri come oggi, c’era la sovrapproduzione di beni.

Il consumismo moderno

L’offerta di prodotti disponibili era maggiore della domanda effettiva, così, i magazzini si erano riempiti di merce invenduta. Ciò spinse l’establishment industriale a riconsiderare mezzi e strategie per risolvere l’impasse. Per mantenere altissimi livelli di produzione e smaltire le scorte, i bisogni andranno creati, indotti, facendo in modo che i prodotti abbiamo una durata limitata. L’affermazione del modello d’impresa multinazionale, costituito da integrazioni orizzontali e verticali, completeranno il rilancio economico.

Il Retail Apocalypse

Ora però, anche il modello di impresa multinazionale è in difficoltà. Negli Usa lo chiamano «Retail Apocalypse» ed è il fenomeno che sta annientando il commercio al dettaglio, ridisegnando il mercato del consumo e le economie a esso legate. L’apocalisse del commercio al dettaglio travolge grandi marchi, catene distributive e centri commerciali.

Sicuramente la crescita dell’e-commerce ha drenato risorse e consumatori dagli spazi fisici alle piattaforme on-line come Amazon, AliBaba, Zalando e altre; tuttavia l’e-commerce, ancora oggi rappresenta solo il 9% del mercato Usa, quindi non giustifica questa crisi. Gli stili di vita delle nuove generazioni sono cambiati – privilegiando il consumo delle esperienze a quello delle cose – così come è diminuito il potere di acquisto rispetto alle generazioni precedenti. Ma la verità è un’altra: l’immenso debito che queste imprese hanno avuto per affrontare la crisi dei consumi. Una risposta sbagliata di tipo finanziario ad un problema di tipo strutturale. Il quadro è già noto, e la saturazione torna sotto i riflettori come il male centrale dell’economia di mercato.

Il ritorno delle piccole botteghe

In Italia sono previste 70 nuove aperture entro il 2020, ma lo stallo delle vendite e la crescita dell’e-commerce, mettono a rischio la sopravvivenza di alcune strutture più piccole, alcune già fallite anche a causa della forte concorrenza sul territorio. Superata la fase dei centri commerciali, si tornerà al piccolo negozio in centro? Oppure verrà affermandosi un nuovo modello? E allora con molta probabilità, anche se ci vorranno decenni, si tornerà ad un economia di sussistenza nella logica di produrre solo ciò che serve, dove serve.

 

 

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