La dieta a basso impatto ambientale: fa bene a noi e alla terra

Prima ancora di considerare l’impatto sull’organismo umano e sulla salute, è opportuno iniziare a considerare quale tipo di alimentazione possa costituire il danno minore in un’ottica ambientale. E’ davvero il caso di parlare di danno minore; dopo decenni di ricerche, è ormai dato per inevitabile come ogni forma di produzione su larga scala arrivi in qualche modo ad impattare negativamente l’ambiente circostante. La popolazione mondiale è troppo estesa per poter ancora contare su modelli di stoccaggio alimentare pre-industriali; e la moderna concezione dell’industria sembra non tenere conto dei danni a lungo termine capace di portare. Proprio per questo motivo, diventa essenziale prendere consapevolezza della maniera in cui le nostre abitudini alimentari possano rappresentare un tassello importante nella distruzione o nella preservazione delle risorse mondiali. Ecco dunque cinque consigli di diversa natura da tenere a mente, nel momento di organizzare l’ennesima spesa della settimana.

Ecco una serie di regole da mandare a memoria: per abituarsi ad un nuovo tipo di alimentazione, a impatto ridotto sulle risorse ambientali

Lo spauracchio della carne rossa

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E’ stata e rimane l’obbiettivo numero uno dei nutrizionisti di tutto il mondo per almeno due motivi. La carne rossa, oltre a rappresentare uno dei fattori più facilmente associabili a malattie cardiovascolari, rappresenta il prodotto della maggior parte degli allevamenti intensivi del mondo. L’impatto sull’ambiente di questo tipo di stabilimenti è incalcolabile; il loro mezzo di sostentamento resta appunto il commercio all’ingresso di questo genere di alimenti.

Prodotti di provenienza animale

Concetto simile è applicabile a tutti quei diversi alimenti che hanno nel grasso e delle carni animali il loro materiale di provenienza. Una dieta a basso impatto ambientale riduce al minimo il consumo di burro e formaggi; richiede però anche maggiore attenzione nell’utilizzo di ingredienti secondari come coloranti e conservanti. L’alternativa, rimane ancora una volta affidarsi ai prodotti di natura vegetale.

Il falso mito della frutta e verdura

Le grandi industrie mondiali non sono ancora pronte per abbracciare una forma di sussistenza interamente vegetariana. Per quanto comprensibile da un punto di vista etico e politico, il veganesimo non rappresenta al momento un‘alternativa interamente sostenibile; la produzione massiccia di alimenti vegetali in climi e suoli avversi richiede un utilizzo di prodotti chimici se possibile ancora maggiore di quanto non facciano gli allevamenti. Senza contare lo spreco massiccio cui vanno incontro alimenti facilmente degradabili come frutta e verdura, ad oggi incalcolabile.

Provenienza e stagionalità

L’alternativa esiste, ed è come al solito una via di mezzo. I primi, fondamentali mantra al momento di una spesa a basso impatto ambientale, restano quelli della provenienza e della stagionalità. Dare la precedenza a prodotti coltivati nell’area geografica circostante, con un occhio fisso al km zero; ma soprattutto, affidarsi per quanto possibile a quanto offerto dal periodo dell’anno, senza imporsi l’acquisto di prodotti fuori stagione, la cui coltivazione è logicamente legata all’utilizzo estensivo di agenti chimici.

La dieta mediterranea

Nel corso degli ultimi decenni la sua fama non ha fatto che aumentare, e ad oggi pare l’unica vera alternativa a diete non più sostenibili come quella carnivora, e ad altre ancora utopistiche come quella vegana. La Dieta Mediterranea limita al minimo il consumo di carne, rivaluta il pesce azzurro come alimento chiave, riempie il grosso del fabbisogno attraverso verdura e cereali; oltre ad essere sana, è probabilmente la scelta di alimentazione a minor impatto ecologico disponibile in questa fase storica.

 

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