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Giornata mondiale Aids, il virus Hiv non arretra. Diagnosi tardive e molta disinformazione

Ricorre oggi domenica 1 dicembre la Giornata mondiale contro l’Aids. L’anno passato, 2018, nei 53 paesi della regione europea ci sono state oltre 140 mila nuove diagnosi di infezione da Hiv, di cui più di 26 mila nella Unione europea. I dati, citati su Repubblica da Irma D’Aria, sono diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). A fornirli è stato anche l’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa.

La diffusione del virus Hiv che genera la malattia dell’Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita) non si arresta, dunque. Ad alimentare il virus in Europa è un problema persistente di diagnosi tardiva. Le donne sono le più colpite: il 54% di coloro che sono afflitte dall’Aids ha scoperto tardi, dopo molti anni dal contagio, di essere sieropositiva. Tuttavia – per la prima volta – si registra una diminuzione di circa il 20% delle nuove diagnosi di Aids.

Si stima che circa 15 mila persone abbiano contratto in Europa il virus dell’Hiv senza saperlo. Questo perché, sottolinea Irma D’Aria su Repubblica, oggi l’Aids non fa più paura. I giovani la ritengono una malattia curabile e quindi abbassano la guardia. In realtà in molte parti del mondo di Aids si muore ancora. Di certo trent’anni si moriva sempre. A fotografare il livello di conoscenza dei Millennials è una ricerca svolta su 5534 ragazzi – tra gli 11 e 25 anni – da Skuola.net col supporto di Msd Italia.

Anche se il termine Hiv viene spesso associato a parole come malattia e paura, la disinformazione è ancora alta. Una delle false credenze più dure da abbattere è il fatto di non accettare che il virus dell’Hiv possa contagiare tutti, indipendentemente dallo stile vita. Soltanto il 68% del campione è consapevole di questa realtà. Mentre quasi 1 ragazzo su 3 associa il rischio di contrarre la malattia a determinati comportamenti e nient’altro. Quali rapporti con molti partner, tossicodipendenza e omosessualità. Si tratta di pregiudizi tipici degli anni ’80 che ancora fanno fatica a sparire, come anche lo stigma con cui vengono bollate le persone sieropositive: solamente per il 54% non è pericoloso vivere a fianco di un malato di Aids. Il 46%, al contrario, crede che basti condividere con lui gli stessi spazi e interessi per esporsi al contagio.

Infine, soltanto un ragazzo su due sa che il virus dell’Hiv si può diagnosticare solo attraverso un test specifico. Il 32% pensa che sia rintracciabile dalle analisi di routine. Il 18% che basti un’attenta visita medica. Stesse proporzioni se si chiede ai ragazzi quando è consigliabile effettuare il test. In pochissimi (23%) sanno che il test è gratuito presso le strutture pubbliche. Il 15% crede che sia sempre gratuito, l’11% che sia sempre a pagamento (e assai costoso).

Proprio con l’obiettivo di tornare a informare su questi temi, le Associazioni Nadir, Nps e Plus, con il supporto non condizionato di Msd Italia e la supervisione scientifica della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), hanno ideato un Podcast in 3 puntate. Titolo: “Hiv ai tempi del silenzio”. Non è un documentario, non è una lezione, ma un racconto fatto direttamente dai protagonisti guidati dalla voce di Pino Insegno. Le puntate del podcast si possono ascoltare o scaricare sul sito www.hivaitempidelsilenzio.it.

Per la Giornata mondiale della lotta contro l’Aids di oggi domenica 1 dicembre, il Ministro della Salute Roberto Speranza accenderà alle ore 17.30 le luci dell’illuminazione straordinaria prevista per il Colosseo. Le iniziative previste comprendono una collaborazione con la nota trasmissione X Factor di Sky, messaggi social sui profili del Ministero e di comunicazione attraverso il sito istituzionale www.salute.gov.it, che per tre giorni si tingerà simbolicamente di rosso.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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