L’anima dark di Valentina Dallari si mescola con un lato caratteriale più morbido e delicato. Quello che ho percepito durante l’intervista è la grande profondità con cui affronta ogni singolo attimo della sua vita. Valentina Dallari è una ragazza di 25 anni, ex tronista del programma televisivo “Uomini e Donne” e oggi nota Dj. Viaggia per l’Italia portando con sé la sua console ricca di melodie e musica; un mix perfetto per chi ama ballare sotto il palco delle discoteche più rinomate del paese.

Purtroppo molto spesso la grande sensibilità di una persona, che sia donna o uomo, può esser vittima di un sistema sociale che distorce e plasma la propria prospettiva. L’omologazione e lo studio della perfezione fisica determina l’inizio di un’incessante ricerca dentro un sistema malato.

Cosa può succedere dopo? Ci si ammala. Ci si sente inadeguati e si vuole solamente scomparire. Valentina Dallari ha scontato la sua sensibilità lasciandosi travolgere da una subdola malattia, l’anoressia. Da questa esperienza è nato un libro: la sua autobiografia intitolata “Non mi sono mai piaciuta”. Da quel momento la rinascita della giovane donna è sbocciata sotto l’ala della grinta e della voglia di vivere.

In esclusiva per Velvet Mag ecco l’intervista a Valentina Dallari.

 

Photo Credits: Freddy Krave

Sono certa che la domanda che sto per farti l’avrai sentita un centinaio di volte. Per i lettori di VelvetMag vorrei che rispondessi come se fosse la prima volta. Come sta oggi Valentina Dallari?

Direi piuttosto bene! Nei miei repentini cambi d’umore… sono in un buon periodo. Cerco di rimanere sempre in pace con me stessa, mi conosco di più, capisco meglio le mie “mosse”. Diciamo che la malattia mi ha portato tanti insegnamenti, che pian piano sto cercando di applicare nella mia vita attuale.

Il 24 settembre del 2019 è uscito in tutte le librerie il tuo primo libro autobiografico “Non mi sono mai piaciuta” edito da Piemme. Leggendo ci si sente immediatamente spettatori di una lotta apparentemente silenziosa fra donne, ma dai risultati catastrofici. Fa paura percepire quanto, probabilmente tutto quello che l’anoressia ti ha tolto, fosse predestinato nella tua vita?

A volte credo che ci sarei finita comunque nella mia malattia. Nel libro ho voluto raccontare prima tutta la mia vita per far intendere proprio questo. Non ci si ammala sempre per una ragione, non è così automatico, non conta solo l’aspetto estetico.

Volevo far capire ai lettori che queste cose arrivano senza un apparente motivo, che possono colpire chiunque a ogni età, e che anche le ragazze “conosciute” come me non hanno scampo. Ci tenevo tanto a raccontare una storia vera al 100%, nella sua bellezza e crudeltà. L’anoressia e tutti i DCA sono malefici proprio per questo: si annidano nella mente, nessuno può vederli o toccarli. È una lotta universale contro se stessi.

La figura femminile che è sempre stata fondamentale nella tua vita, viene spesso sottolineata nel tuo libro. Soprattutto nelle prime pagine, metti notevolmente in rilievo il profilo di tua madre e di tua sorella. Dopo la pubblicazione quel è stata la loro reazione?

Avevo molto timore quando ho dato il libro a mia madre, forse lei prima di chiunque altro. Mi tremavano le mani. Con lei è sempre stato difficile, siamo molto simili, ci vogliamo bene, ma ci siamo fatte la guerra per tanti anni. Con il senno di poi credo sia stato terapeutico poter scrivere di lei e della nostra famiglia, facendola riflettere su un altro punto di vista: il mio.

Mamma è una donna molto intelligente, ma non ama lavare i panni sporchi in pubblico. Ho cercato di scrivere rispettando anche i suoi “limiti” e sono felice di esserci riuscita. È tanto orgogliosa di quello che ho fatto e per il nostro rapporto, il libro è stato un altro passo positivo. C’ha fatto bene ad entrambe!

Sei sempre stata in conflitto con te stessa e con la tua immagine. Posso chiederti come hai vissuto l’esperienza con le telecamere?

Non l’ho vissuta per niente bene. Inizialmente è stato difficile abituarsi da un giorno all’altro alla popolarità. Non ero pronta, credo… non a 20 anni. Avevo ancora qualche ostacolo da affrontare prima di lanciarmi nella mischia; credo di aver bruciato qualche tappa senza ancora aver i materiali e gli strumenti per farlo. La mia psicologa diceva che avevo messo il cervello “nella varechina” nel giro di un mese. Avevo cambiato tutto e non mi ci sono ritrovata, mi sono persa.

Photo Credits: Freddy Krave

Hai concluso il tuo percorso a “Uomini e Donne” insieme ad Andrea Melchiorre. Ti sei mai pentita di questa scelta?

Il mio percorso a “Uomini e Donne” è stato tanto particolare per me. Un’occasione che mi ha permesso di lanciarmi, ma non riesco ancora a fare pace con quello che è stato; mi tormenta sotto diversi aspetti. Come ho scritto nel libro, non ero una ragazza giusta per questo tipo di programmi.

Ero molto anticonformista e non accendevo la TV. Non me la sono mai perdonata quella scelta ma ci sto lavorando; un programma televisivo non può identificarmi. Chi lo guarda non può giudicarmi, ora mi sto facendo conoscere per quella che sono davvero.

Ad oggi ti senti innamorata? Mi raccomando nella risposta, non accettiamo la classica battuta di riserva: «Sì, della vita!» – (Sorrido, ndr)

Ahahah! Non ho mai sentito questo genere di risposte. Però sì, c’è una persona accanto a me da qualche tempo. Siamo felici e ci divertiamo tanto! Condividiamo le stesse idee, gli stessi principi, e abbiamo la passione per gli stessi interessi.

Antonio mi piace perché mi fa sentire sul suo stesso piano. Quello che dico, i miei consigli li ascolta e li mette in atto. Si fida di me e io di lui. Mi stima e io stimo lui; mi fa sentire importante. Sembrano cose banali, invece è difficile trovarle di questi tempi, io non ci sono mai riuscita.

Se ti dicessi di riassumere con un termine il tuo rapporto con gli uomini, quale sarebbe e perché

Travagliato? Maledetto? Unilaterale ? Userei un milione di aggettivi diversi. Mi sono accorta che tutti gli uomini che ho scelto nella mia vita, rappresentavano un pò il lato dolce che cercavo, ma anche quello cattivo che comunque ricercavo inconsciamente.

Ho scelto per anni lo stesso tipo di uomo in corpi diversi. Chi è insicuro come me va sempre a scegliersi qualcuno che possa colmare le proprie insicurezze, in un modo quasi glaciale e autoritario, schematico. Ma le insicurezze vanno affrontate da sole, nessuno può colmare i nostri vuoti! L’amore è condivisione, sostegno, non è dottore e paziente.

Ho sempre dato e ricevuto niente. Credevo di meritarmelo ma se ne sono approfittati in molti. Non pensavo di meritarmi l’amore, credevo che significasse solo dare. Con il tempo mi sto pian piano ricredendo. Sono entrata nella mia nuova relazione in un modo totalmente diverso da come ci entravo prima. Ora penso sempre a me, non mi scordo mai dei miei bisogni e delle mie esigenze. E quando mi sento di scivolare nelle vecchie abitudini, di dare troppo, mi rimetto in carreggiata e cerco di dedicarmi più attenzioni possibili. È un continuo su e giù ma, mi sta insegnando tanto.

Photo Credits: Freddy Krave

L’anoressia è un male subdolo che colpisce uomini e donne.
Si può guarire completamente?

Questa domanda in realtà è enorme. Ci potremmo fare un breve saggio. A tal proposito nell’ultima pagina del mio libro, ho scritto un breve racconto proprio su questo. Niente di esplicito, mi piace far intendere le cose, ma lì c’è scritto proprio questo.

La malattia rimane seduta al mio tavolo non se ne va, resta al buio chiusa in stanza. Io posso vederla, sentirla, controllarla. Ma lei non se ne va mai, almeno nel mio caso! Chi si ammala di queste patologie dimostra quasi tutti i sintomi standard, ma non dobbiamo scordarci che si parla sempre di una malattia mentale.

Nessuno può avere la certezza di come funzioni la nostra mente: di cosa pensa. Nessuno può avere il controllo totale dei propri pensieri. È proprio lì io suo essere subdola è spaventosa, per farla andare via o per nasconderla bisogna lottare ogni giorno con i pensieri, perché a un certo punto non ci si sfoga più tramite il cibo, ma tramite i pensieri negativi.

Oggi che sei una donna, possiamo dire che il peggio è passato. Come ti vedi fra dieci anni?

Non so cosa mi riserverà la vita. Non sono quella che pensa che d’ora in poi andrà tutto bene, non posso saperlo! E
considerando quello che mi è successo, ho imparato che la vita è piena di sorprese, in bene e in male. Non so dove sarò tra dieci anni né come sarò e né cosa farò. Ho imparato a vivermi il presente; qui ed ora è lo strumento più forte che possiamo avere. Il passato alla fine è solo un futuro con le luci accese.