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Canova. Eterna bellezza: la mostra-evento al Museo di Roma

Foto Museo di Roma Palazzo Braschi

L’arte di Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) non si potrebbe considerare tale senza Roma, così come l’arte a Roma sarebbe inconcepibile senza Antonio Canova. Un legame indissolubile quello nato tra lo scultore veneto e l’Urbe, coinciso con il suo arrivo in città nel novembre del 1779. Da quel momento Roma diventò il centro dell’arte moderna, pur mantenendo lo sguardo ben rivolto al passato. Fra Sette e Ottocento Roma costituì la fonte primaria della sua ispirazione, nonché la fucina del suo estro creativo.

Ebbene, proprio a questo legame così forte è dedicata la mostra Canova. Eterna bellezza – a cura di Giuseppe Pavanello – aperta fino al 15 marzo 2020 al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Incorniciate da un allestimento assai suggestivo, oltre 170 opere di Antonio Canova ed artisti a lui coevi prendono spazio nel museo in 13 sezioni. Queste ultime hanno lo scopo di raccontare i molteplici aspetti – unici e irripetibili – che caratterizzarono il contesto in cui l’artista veneto s’imbattè al suo arrivo nell’Urbe. In particolare – grazie a ricercate tecniche di illuminazione – si è cercato di ricostruire la calda atmosfera data dalle torce con cui, a fine Settecento, Canova era solito mostrare le proprie opere agli ospiti che di notte si recavano nel suo atelier in via delle Colonnette.

Le tredici sezioni sono:

  • 1779: Canova a Roma;
  • La nascita del nuovo stile tragico;
  • Canova e la Repubblica romana;
  • Ercole e Lica;
  • I Pugilatori;
  • Il teorema perfetto: Antico e Moderno a confronto;
  • Canova e l’Accademia di San Luca;
  • Canova, Ispettore delle Belle Arti;
  • Canova e i busti del Pantheon;
  • Ultime opere per Roma;
  • Lo studio di Canova;
  • La Danzatrice;
  • Morte e glorificazione;
Foto Museo di Roma Palazzo Braschi

LA MOSTRA

Una volta giunto in città, Canova non perse tempo per studiare minuziosamente alcuni suoi tesori: visitò i Musei Capitolini, i Musei Vaticani, le raccolte dei Farnese e dei Ludovisi, oltre ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca. Ebbene, in mostra si potranno ripercorrere gli itinerari compiuti dallo scultore alla scoperta di Roma, per mezzo di appunti, disegni, bozzetti, modellini e gessi anche di grande formato. Sarà anche possibile approfondire il lavoro dell’artista per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII, e per il Monumento agli ultimi Stuart. In esposizione anche il marmo del Genio funerario Rezzonico concesso in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo e il modellino del Monumento Stuart della Gypsotheca di Possagno.

IL DIALOGO TRA ANTICO E MODERNO

«Imitare, non copiare gli antichi» per «diventare inimitabili» era il monito di Johann Winckelmann, padre del Neoclassicismo, instancabilmente studiato da Canova. Pertanto, l’antico è sempre stato un punto di riferimento per lo scultore, a cui ha sempre guardato con ammirazione per plasmare il Moderno. Per questo motivo l’autore di Amore e Psiche è sempre stato considerato l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni: si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture classiche, così come non volle mai restaurare marmi bianchi, in quanto “intoccabili” per definizione. Il costante dialogo tra Antico e Moderno viene rievocato in mostra grazie al confronto dei marmi di Canova – tra i quali l’Amorino alato proveniente dall’Ermitage – con marmi antichi come l’Eros Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’ANTICA ROMA AL TEMPO DI CANOVA

Con Canova, Roma si tramutò nel centro della modernità. Fondamentale in questo senso fu il Monumento di Clemente XIV, innalzato nella basilica dei Santi Apostoli nel 1787 e subito acclamato come nuovo esempio di perfezione classica. Inoltre, le opere di Canova sono poste in dialogo con quelle di alcuni artisti attivi in città a fine Settecento, tra cui Gavin Hamilton – presente in mostra con le Storie di ParidePompeo Batoni – del quale Canova frequentò l’Accademia di Nudo – e Jean-François-Pierre Peyron, il cui Belisario che riceve ospitalità di un contadino fu molto ammirato dallo scultore.

Foto Museo di Roma Palazzo Braschi

IL RAPPORTO CON GLI SCULTORI DEL TEMPO

Tra i più importanti progetti dell’epoca, vi era la trasformazione del Pantheon da chiesa dedicata a Santa Maria ad Martyres a tempio laico dedicato agli artisti. Perciò Canova commissionò numerosi busti ad illustri scultori per offrire il suo contributo. A testimonianza di questa sua intenzione, si è scelto di presentare in mostra il Busto di Domenico Cimarosa, scultura di straordinaria qualità destinata ad essere ospitata all’interno del Pantheon per l’appunto (oggi nella Protomoteca Capitolina). L’atelier di Canova era una tappa pressoché obbligata per gli artisti, intenditori, aristocratici e semplici viaggiatori di passaggio a Roma.

CANOVA TRA LETTERATURA E POLITICA

Una piccola sezione della mostra è dedicata alla relazione tra Canova e Vittorio Alfieri, protagonista della letteratura dell’epoca nei confronti del quale lo scultore ha sempre nutrito profonda stima. Per la precisione, l’Antigone – tragedia andata in scena a Roma nel 1782 – ha rappresentato un valido punto di riferimento in quanto ad evoluzione figurativa canoviana.

Dal 1802 Canova fu nominato Ispettore generale delle Belle Arti dello Stato della Chiesa, incarico che rivestì anche durante la seconda dominazione francese a Roma (1809-1814) e nell’epoca della Restaurazione, quando fu incaricato di recuperare le opere d’arte sottratte dai francesi alla fine del Settecento. Proprio in questi anni realizzò Religione, evocata in mostra grazie a modelli in gesso provenienti dall’Accademia Nazionale di San Luca e dai Musei Vaticani.

LE FOTOGRAFIE DI MIMMO JODICE

Il maestro della fotografia Mimmo Jodice (Napoli, 1934) ha ritratto i marmi di Antonio Canova in 30 meravigliosi scatti. Una mostra nella mostra che consentirà di guardare allo scultore da un punto di vista totalmente inedito, creando delle immagini che si candidano tra le migliori espressioni di fotografia contemporanea.

Foto Museo di Roma Palazzo Braschi

AMORE E PSICHE | L’ARTE INCONTRA LA TECNOLOGIA by Magister con Robotor

Magister presenta la più contemporanea riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche giacente di Antonio Canova. A partire da una scansione 3d del gesso preparatorio della scultura oggi esposta al Louvre di Parigi, un robot ha scolpito incessantemente per 270 ore un blocco di marmo bianco di Carrara di 10 tonnellate.

Titolo Canova. Eterna Bellezza

Sede Museo di Roma a Palazzo Braschi

Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10

Date al pubblico 9 ottobre 2019 – 15 marzo 2020

Info e orari: http://www.museodiroma.it/it/mostra-evento/canova-eterna-bellezza

Manuela Valentini

Arte&Cultura

Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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