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Trump, il giorno della verità: la Camera vota l’impeachment

America col fiato sospeso. Oggi 18 dicembre, alle 9 ora locale (le 15 in Italia) comincerà una seduta del Parlamento statunitense con pochi precedenti. Alla Camera dei Rappresentanti si voterà la procedura di impeachment nei confronti del presidente Donald Trump, promossa dal Partito democratico.

Dopo il via libera della grande accusatrice, la speaker della Camera Nancy Pelosi, Trump è ora accusato di abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso. Il tutto per il complesso caso che riguarda l’Ucraina. L’impeachment è una procedura politica per rimuovere il presidente dalla propria carica e funziona come un processo.

Se la Camera dovesse approvare le accuse contro Trump, nelle prossime settimane si terrà un vero e proprio dibattimento in Senato, spiega online IlPost.it. Al termine un voto deciderà se rimuovere o no il Capo dello Stato dal suo incarico.

La Camera dei Rappresentanti è sotto il controllo dei Democratici. Appare quindi probabile il via libera, oggi all’impeachment. Non solo: basta un voto a maggioranza semplice. Il Senato, invece, è sotto il controllo dei Repubblicani. Per rimuovere il presidente occorrono 67 voti sul totale dei 100 senatori. I Democratici ne controllano soltanto 47, sottolinea ilPost.it. Ciò rende probabile che i Repubblicani voteranno contro la rimozione di Trump.

Ci si aspetta, insomma, che i parlamentari statunitensi votino seguendo le indicazioni dei rispettivi partiti. Del resto l’impeachment è essenzialmente un processo politico. Secondo l’interpretazione più accettata dai giuristi ha come obiettivo quello di individuare eventuali abusi di potere compiuti dal presidente degli Stati Uniti. Tuttavia è inevitabile che il voto sia pesantemente influenzato dalla popolarità di Trump presso l’elettorato statunitense (molto bassa fra i democratici, altissima fra i repubblicani).

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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