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Cure e salute, Italia spaccata in due: a Napoli si vive tre anni in meno che a Milano

In Italia aumentano invece di diminuire le diseguaglianze sociali ed economiche. Il nostro Paese appare spaccato in due, in base ai dati del rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) anticipati oggi 12 gennaio dal Corriere della Sera.

Il Cnel (Consiglio nazionale delle ricerche) illustrerà la sua relazione 2019 al Parlamento e al Governo il 15 gennaio. Mercoledì prossimo, spiega Fabrizio Massaro sul Corsera, apriranno i lavori a Roma Tiziano Treu, presidente del Cnel, e Fabiana Dadone, ministra per la Pubblica amministrazione.

Nella sanità l’Italia si colloca “tra i paesi più virtuosi”, sostiene il Cnel. Sebbene i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria mostrino “disparità”. Si registra un calo della mortalità tra i 30 e i 69 anni per tumori maligni, diabete e malattie cardiovascolari ma restano grandi differenze nelle cure e nella speranza di vita. Sia a livello territoriale sia tra ricchi e poveri.

Con una differenza tra le fasce più ricche del Nord e quelle più povere del Sud di circa 10 anni nella speranza di vita. Tra Milano e Napoli c’è una differenza sulla speranza di vita di quasi tre anni.

Tra le criticità più importanti relative alla salute, scrive Massaro citando il rapporto del Cnel, emergono le disparità legate al genere ed alle condizioni socio-economiche. Il sovrappeso e l’obesità dei minori compaiono tra i fattori di rischio (40% tra i bambini nelle regioni meridionali). Ed è elevato il peso delle spese a carico dei pazienti, pari al 23% del totale rispetto ad una media Ocse del 15%. Nonché le differenze nell’accesso ai servizi tra regioni e per condizione economica. Per la salute gli italiani spendono mediamente 655 euro all’anno.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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