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Il genio del “piccolo Picasso”: Mika, 8 anni e quadri venduti a cifre da capogiro

Ormai lo chiamano il “mini Picasso”, scrive online il Corriere della Sera. Mikail Akar, otto anni, bimbo tedesco prodigio, viene considerato dagli esperti dell’arte come un autentico genio della pittura. Il giovanissimo talento di Colonia è in pratica “un mago dell’espressionismo”.

E ha già conquistato la scena artistica internazionale. Gli acquirenti, scrive l’Agence France Presse, stanno pagando somme a cinque cifre. “C’è interesse da parte di Germania, Francia e Stati Uniti“, ha detto manager del bambino-artista, che è anche il suo papà: Kerem Akar.

Tutto è iniziato quando, per il suo quarto compleanno, i suoi genitori hanno regalato a Mika una piccola tela e dei pennelli. Non volevano comprargli i soliti giocattoli. E così il bambino ha cominciato a dipingere esprimendo un talento notevole.

I suoi idoli? Pollock, Michael Jackson e Basquiat. Diana Achtzig, direttrice della Galleria d’arte contemporanea Achtzig di Berlino, si è detta “colpita dalla fantasia” di Akar. “Finché ha qualcuno che lo sostiene e non lo sfrutta, ha un grande futuro davanti a sé”. Recentemente, una sua tela è stata venduta per 11.000 euro. Il ricavato è andato alla fondazione benefica del calciatore del Bayern, Manuel Neuer. La prossima mostra di Mikail sarà a Colonia, dopodiché esporrà le sue opere a Parigi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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