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Kobe Bryant: star dell’NBA, da Reggio Calabria all’Oscar

La scomparsa prematura, a soli 41 anni, della star del basket americano NBA Kobe Bryant, in un tragico incidente con il suo elicottero il 26 gennaio, ha destato profonda commozione in tutto il mondo. E non soltanto in ambito sportivo. Con Bryant ha perso la vita anche la piccola Gianna Maria, 13 anni, la figlia maggiore del campione che stava seguendo con profitto le orme del padre sui campi di basket.

Cordoglio in tutto il mondo

Hanno espresso il loro cordoglio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, così come il suo predecessore Barack Obama. Ma anche in Italia in tanti si sono ricordati di quel bambino diventato un fuoriclasse assoluto della pallacanestro, cresciuto nel nostro Paese.

Black Mamba re della NBA

Il valore di Bryant sulla storia moderna della NBA è stato paragonato a quello di campioni come Michael Jordan, LeBron James e pochissimi altri. Kobe, famoso anche con il suo soprannome “Black Mamba”, giocava come guardia. Tutti lo consideravano uno dei più forti giocatori della storia del basket. Aveva un fisico imponente ma agile e di una tecnica eccezionale. Per circa dieci anni, tra il 1999 e il 2009, è stato tra i giocatori più dominanti e spettacolari di tutta la NBA, con i suoi celebri tiri in sospensione e le sue famose schiacciate.

Kobe Bryant bambino (anni ’80) nella squadra Viola Reggio Calabria

Cresciuto fra Rieti a Reggio Emilia

Bryant era nato nel 1978 a Philadelphia. Era figlio di Joe Bryant, giocatore di basket che passò diversi anni in Italia tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Per questo Bryant passò la sua infanzia in Italia, tornando poi negli Stati Uniti per il liceo, che frequentò in un sobborgo di Philadelphia. Giocò la sua prima stagione poco più che 18enne, diventando un sostituto fondamentale nelle rotazioni dei Los Angeles Lakers, e vincendo nel 1997 la gara delle schiacciate all’All Star Game.

L’Oscar al suo cortometraggio sul basket

Nel 1999 arrivò ad allenare i Lakers Phil Jackson, storico allenatore dei Chicago Bulls di Michael Jordan che fu fondamentale per la carriera di Bryant. Quello del 2010 fu l’ultimo titolo di Bryant, che non riuscì mai a eguagliare Michael Jordan vincendone un sesto. Nel novembre del 2015 annunciò che si sarebbe ritirato alla fine della stagione, e nell’ultima parte della stagione compì una sorta di tour di addio. La sua ultima partita si svolse il 13 aprile 2016, contro gli Utah Jazz. Kobe segnò 60 punti. Nel 2018 un cortometraggio animato che aveva scritto riguardo al suo addio al basket, Dear Basketball, aveva vinto il premio Oscar.

Un’immagine di Bryant con la figlia Gianna

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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