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Caso Marco Vannini, il procuratore della Cassazione: “Fu omicidio volontario, serve un nuovo processo”

Quello che ebbe come vittima Marco Vannini “fu omicidio volontario, serve un nuovo processo”. Lo ha detto il procuratore generale della Corte di Cassazione. I magistrati della Suprema Corte chiedono l’annullamento della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma.

Tramite quel verdetto i giudici decisero di ridurre da 14 a 5 anni di reclusione la condanna per Antonio Ciontoli, accusato dell’omicidio di Marco Vannini, fidanzato di sua figlia. Il procuratore Elisabetta Ceniccola ha inoltre definito “gravissima e quasi disumana” la vicenda.

“Marco Vannini non è morto per un colpo di arma da fuoco – ha dichiarato l’alto magistrato -. Ma è morto per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi” da parte della famiglia Ciontoli. L’arringa è arrivata nel corso della requisitoria davanti alla prima sezione penale della Cassazione, a Roma. Il ritardo nel chiamare i soccorsi “costituisce l’assunzione di una posizione di garanzia verso Vannini, presa da parte di Antonio Ciontoli e dai suoi familiari”, ha sottolineato Ceniccola.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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