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Ambiente: cosa è la fake science? I robot scrivono i tweet

Non è certo la prima volta che il mondo occidentale sente parlare dell’influenza di bot e algoritmi online per deviare e controllare i trend social del momento, ma quella della fake science rappresenta a suo modo una novità. In passato, l’importanza di “troll” e profili falsi nel contesto politico americano si era limitata a fomentare dissenso nei periodi elettorali; ed è ormai stata riconosciuta l’influenza di hacker di provenienza russa nel corso delle elezioni USA del 2016. Il concetto di fake science non sembra invece avere motivazioni politiche, almeno apparentemente; l’interesse starebbe tutto nella negazione scientifica.

Bot digitali votati alla causa della negazione del cambiamento climatico: la fake science ha invaso la sfera social americana

Sono in molti a domandarsi come sia possibile che su argomenti apparentemente conclamati, un’apparente grande porzione di opinione pubblica continui a negare l’evidenza: è proprio una considerazione di questo tipo, riferita nello specifico al problema del cambiamento climatico, ad aver motivato la ricerca della americana Brown University. Uno studio anticipato dal Guardian ha per la prima volta dato una panoramica esaustiva del fenomeno, per ora principalmente circoscritto al territorio anglosassone. I dati tracciati dall’università appaiono tutt’altro che rassicuranti, e dimostrano come la diffusione di dati falsi e anti-scientifici sia per buona parte influenzata da programmi digitali.

Partendo dall’analisi di 6.5 milioni di tweet votati alla causa negazionista e alla promozione di fake science, la Brown ha tracciato un quadro importante. Attraverso l’utilizzo del programma Botomer i messaggi identificati come prodotti da profili falsi costituirebbero oltre un quarto di quelli stabilmente pubblicati. Addirittura, quando si tratterebbe di fake news di natura anti-ambientalista, il numero passerebbe dal 25 al 38 per cento. Una cifra monstre, in grado a suo modo di influenzare in maniera decisiva l’opinione pubblica su fatti scientifici acclarati.

Dal 25 al 38 per cento dei tweet negazionisti partono da account falsi e sostengono cause anti-ambientaliste con dati inventati: i dati dello studio

Le motivazioni dietro un così vasto movimento per la diffusione di fake science non sono ovviamente quelle di mero trolling. Le ragioni politiche nel destabilizzare l’opinione pubblica americana su un tema divisivo come quello del riscaldamento globale e del cambiamento climatico (ancora negato da una buona parte della sfera repubblicana) hanno in tutto ciò un ruolo importante. Lo studio ha evidenziato come 25.000 tweet prodotti da account fasulli abbia preso il largo all’indomani della partecipazione di Donald Trump agli Accordi di Parigi. Messaggi solo apparentemente fine a se stessi, in realtà fondamentali nella creazione di consenso, e sopratutto dissenso; imparare a distinguere ed identificare la malainformazione digitale sarà un altra battaglia importante del prossimo futuro

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