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Coronavirus

Coronavirus come una guerra, il medico: “Costretti a scegliere chi curare e chi no”

Coronavirus: non giriamoci intorno, siamo in guerra. “Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”.

Così il dottor Christian Salaroli, dirigente medico di 48 anni, anestesista e rianimatore afferma intervistato oggi 9 marzo dal Corriere della Sera. Salaroli è rianimatore all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Si tratta di un nosocomio fortemente sotto pressione in queste ore (nella foto in alto, un frame video della trasmissione Piazza Pulita con il reparto terapia intensiva dell’ospedale di Cremona).

Nell’intervista del Corriere, a firma di Marco Imarisio, il medico bergamasco racconta un aspetto che fa davvero impressione. “All’interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta”.

“Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi – afferma il dottore a Imarisio del Corriere -. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato”. Lo lasciate andare, chiede l’intervistatore. “Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera. Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. È la realtà”. Non è sempre così?, insiste il Corriere. “No. Certo, anche in tempi normali si valuta caso per caso, nei reparti si cerca di capire se il paziente può recuperare da qualunque intervento. Adesso questa discrezionalità la stiamo applicando su larga scala”.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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