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Coronavirus

Coronavirus, panico da carta igienica: non c’è più, perché la comprano tutti

Nei paesi europei e non, alle prese col coronavirus, è scattata la corsa ai supermercati per fare scorte di carta igienica. Ma che senso ha? C’entra qualcosa con il virus? Vediamo.

Correre ai supermercati e fare scorte di carta igienica è un po’ come correre agli sportelli bancari per ritirare i risparmi in momenti di grave instabilità politica e sociale. Lo sostengono non pochi economisti. Sorge una paura, apparentemente inarrestabile, che il mondo stia per finire. La paura di una corsa alla carta igienica – così come una corsa agli sportelli bancari – è sufficiente per creare una corsa reale dagli effetti estremamente negativi.

Come riporta Avvenire, questo meccanismo lo ha spiegato prima su Twitter e poi in un’intervista alla Bbc l’economista Justin Wolfers, dell’Università del Michigan. Ciò che scatta nel nostro cervello è questo. Anche se tu non sei preoccupato per la pandemia, ti preoccuperai che tutti gli altri lo siano.

Quindi immagini che si accaparreranno la carta igienica e nemmeno tu vorrai rimanere senza. Di conseguenza farai scorta e correrai al supermercato non perché hai bisogno di dozzine di rotoli. Ma perché temi che gli altri prendano tutto senza lasciare nulla. Ma anche gli altri stanno acquistando perché temono (correttamente) che tu stia arrivando per fare scorta, senza lasciare nulla a loro. Un meccanismo di “avvitamento”.

Il problema, secondo gli esperti, è che in tempi normali, tutti credono che ci sarà carta igienica, quindi nessuno fa scorta. In tempi di panico, tutti temono la scarsità e cominciano a fare scorte, cosa che conduce inevitabilmente alla scarsità. Quello che sta succedendo a Londra, sottolinea Avvenire. Non è detto che non accada anche in Italia. Questa situazione è generata dalla paura, ma la scarsità di carta igienica ci dice anche che la paura è razionale. Quello che non si conosce è perché nascano certe paure diffuse e, in particolare nel caso specifico, che cosa abbia scatenato il timore di rimanere senza un presidio igienico. Il quale di certo è utile ma non è vitale.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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