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Coronavirus

Coronavirus: l’Esercito a Milano ma scoppia la polemica

A partire da domani, sabato 21 marzo, ufficialmente primavera, a Milano altri 114 soldati dell’esercito si sommeranno ai 34 già operativi. La decisione è arrivata dal vertice sulla sicurezza in Prefettura. L’obiettivo, per adesso, è di controllare che i cittadini stiano a casa. Come invece ancora, nonostante gli svariati appelli, non succede, quasi che una parte di loro sia rimasta ancorata allo slogan della “Milano che non si ferma”.

“I militari sono troppo pochi”

Ma il governatore lombardo Attilio Fontana non risparmia critiche al governo, come riporta Andrea Galli sul Corriere della Sera. “Una delle richieste che ho fatto, cioè quella legata all’uso dell’esercito, è stata accolta, anche se in maniera sicuramente limitativa. Si parla di 114 militari, il che vuole dire praticamente niente”, ha detto Fontana.

“Stiamo andando male”

“Bisogna aggiungere almeno uno zero a quella cifra per discutere seriamente del problema, ma è positivo che la mia richiesta sia stata accolta”. Questa invece la situazione dei contagi secondo il presidente della Lombardia. “I numeri non stanno andando bene, né quelli legati alle nuove infezioni né il numero legato ai decessi – ha precisato nel consueto punto stampa -. Vorrei dedicare un momento di ricordo e vicinanza alle vittime e ai parenti delle vittime che vivono questa tragedia”.

“Limiteremo tutto”

Il governatore Fontana ha spiegato che la Lombardia, d’intesa con i sindaci sul territorio chiede al governo limitazioni forti. “All’attività fisica, alle attività negli uffici e studi professionali, nei cantieri, nelle attività commerciali“. Ma anche “la valutazione delle filiere che posano ritenersi assolutamente estranee con quelle essenziali per l’attività della nostra regione”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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