martedì, Aprile 7, 2020

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Ninni Bruschetta: «Camilleri è come Shakespeare e Hitchcock» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Dal cinema come attore e sceneggiatore, al teatro come interprete e regista (oltre che come ex direttore di un teatro stabile). Dalla televisione come attore, alla radio, passando per la letteratura (ha scritto due libri sul mestiere dell’attore). Ninni Bruschetta non riesce a stare fermo, se non in periodi di lockdown come quelli che stiamo vivendo. Facciamo una conversazione al telefono in occasione della messa in onda del film tv “La concessione del telefono” in onda lunedì 23 marzo in prima serata su RaiUno.

Si tratta dell’ultimo episodio del trittico “C’era una volta Vigata”, iniziato con “La mossa del cavallo” e proseguito con “La stagione della caccia”. La storia de “La concessione del telefono” (nel cui cast figurano Alessio Vicario, Thomas Trabacchi, Fabrizio Bentivoglio, Corrado Guzzanti, Corrado Fortuna) è ambientata alla fine dell’Ottocento nel paesino immaginario di Vigata.

Intervista a Ninni Bruschetta, che interpreta Padre Macaluso nel film tv “La concessione del telefono”

Filippo Genuardi (Vassallo) è un ricco commerciante di legna che, per ottenere una seconda linea telefonica a casa, scrive delle lettere al prefetto e a tutti coloro che potrebbero aiutarlo a raggiungere il suo scopo. Da questa corrispondenza, si crea però una serie di equivoci e malintesi che portano i potenti del paese a pensare che Genuardi potrebbe fare addirittura un colpo di stato. In questo film per la tv l’attore messinese interpreta l’impertinente sacerdote Padre Macaluso.

Per lei è la seconda volta che si cimenta con un’opera di Andrea Camilleri: già ne “La stagione della caccia” aveva interpretato il ruolo di Padre Macaluso che ritorna in questo film. Nel romanzo originario però questo personaggio non c’era…

In questo film tv ho una parte più piccola, ma sono onorato di far parte di un progetto preparato quando ancora Camilleri era vivo e attivo. La verità è che ho una lunga storia con il Commissario Montalbano: Luca Zingaretti era un mio amico già quando ebbe inizio questa fortunata serie, e lui non era ancora così famoso. Feci un provino per una parte importante, ma non venni preso.

Da allora non ci ho più pensato, e la mia carriera è andata avanti tra cinema, televisione e teatro. A un certo punto le produzioni televisive hanno pensato di realizzare trasposizioni cinematografiche tratte da altre opere di Camilleri e di far lavorare nuovi registi: Roan Johnson (un cineasta giovane, appassionato e grande fan della serie “Boris” in cui interpretavo Duccio) ha letto il copione de “La stagione della caccia” e ha pensato subito a me per la parte di Padre Macaluso.

Ninni Bruschetta: “È stato Roan Johnson a chiedere a Camilleri di includere il mio personaggio nel film”

Poi è successo che sempre Roan è stato chiamato a dirigere la trasposizione di quest’altro romanzo “La concessione del telefono”, e ha chiesto allo stesso Camilleri se era d’accordo che io facessi il prete presente nella storia e se quel prete potesse essere di nuovo Padre Macaluso, per dare continuità alla storia. Camilleri ha accettato e io sono stato felice, per me è stato bellissimo lavorare ad un progetto del genere anche perché ho scoperto lo straordinario lavoro che l’autore ha fatto sul dialetto siciliano, che non avevo capito fino in fondo.

Mi sono reso conto che, recitando le battute, non avevo bisogno di portarle al siciliano, mi piaceva dirle come le scriveva lui: in quanto uomo di teatro, modificava le parole in favore dell’assonanza siciliana, una delicatezza e sottigliezza propria solo dei grandi geni.

Ninni Bruschetta: “Andrea Camilleri è come William Shakespeare”

Anche lei è siciliano come Camilleri: ho letto che lo conobbe in una libreria di Roma durante la presentazione di un libro…

Sì, è vero, lo incontrai una volta sola durante la presentazione del libro di un suo allievo e mio amico, Giovanni Greco. Fu molto carino perché mi riconobbe, e quando venne da me io gli dissi “Guardi che è lei quello famoso!”. Non avemmo tempo di chiacchierare in quella circostanza, poi lui era una persona di una generazione molto diversa dalla mia quindi non ebbi altre occasioni di incrociarlo.

Tutte le trasposizioni che sono state fatte dai romanzi, dalle novelle, dagli scritti di Andrea Camilleri hanno degli ascolti incredibili. Lei come spiega un successo così grande e continuo?

Nel nostro mestiere a volte ci si dimentica che ci sono degli strumenti e c’è una tecnica. Ho visto Montalbano molto in ritardo rispetto a quando è uscito, anche per questo distacco siciliano che abbiamo nei confronti di noi stessi. Quando l’ho visto ho capito perché piace così tanto: perché Camilleri è come Shakespeare, questi geni hanno due cose in comune: innanzitutto lo spessore dei dialoghi. Molte volte, chi non è uno sceneggiatore ma viene chiamato a scrivere una fiction tv, crede che per dare ritmo ai dialoghi bisogna scrivere battute brevi, mentre il ritmo al dialogo lo dà il contenuto della battuta.

Inoltre, le conversazioni tra persone sono piccoli monologhi che diventano dialoghi, esattamente come scrivono sia Shakespeare che Camilleri. Quando ho visto Montalbano mi sono detto “Questa è l’unica serie italiana che, seguendo una narrazione accademica perfetta, racconta delle storie diverse e non si concentra sulla tematica, ma sul racconto colto”.

Ninni Bruschetta: “Camilleri entusiasma e colpisce per l’universalità dei temi che tratta”

Camilleri ti entusiasma non per la sua sicilianità, ma per i temi universali che affronta: i contenuti che ci sono in quei testi sono vincenti perché forti, liberi, non commissionati. Per quanto riguarda poi l’aspetto “giallo” dei suoi testi, Camilleri è un po’ come Hitchcock: ti fa capire subito chi è l’assassino ma poi si diverte a portarti nei rivoli del suo racconto, facendoti addirittura sorgere il dubbio su ciò che lui stesso ti ha esplicitamente svelato all’inizio della narrazione.

Nella sua carriera lei passa agevolmente dal cinema alla televisione al teatro, che però è la sua prima e vera passione. Qual è lo stato del teatro attuale contemporaneo?

Partiamo da temi essenziali: in Italia da più di trent’anni non si cura minimamente l’autorialità italiana, ci sono gli autori ma non c’è un mercato e non c’è una produzione che sostenga gli autori italiani. In tutti gli altri paesi europei (soprattutto Francia, Germania, Inghilterra) nei teatri si vedono i nuovi spettacoli teatrali degli autori nazionali; ci sono nazioni (come l’Inghilterra e l’Irlanda) che non fanno altro che promuovere e sostenere le loro opere e i loro propri scrittori.

In Italia non esiste un teatro stabile che produca testi italiani: ne abbiamo 16 in Italia, e tutti si vendono gli spettacoli l’uno con l’altro, hanno assassinato e paralizzato il mercato. Il teatro italiano è morto. L’unica persona che ha successo, e che porta in scena quasi esclusivamente opere proprie, è Emma Dante, una grande artista che poi si è cimentata con successo anche nel cinema. Le strutture pubbliche non fanno niente del genere, tollerano i pochi geni che emergono ma non li sostengono.

Ninni Bruschetta: “In Italia non si cura l’autorialità italiana”

Parliamo un po’ di attualità… Come vive questi giorni di lockdown? Come trascorre le sue giornate?

Sto bene, sto in casa; ero in tournée con il mio spettacolo teatrale “Il mio nome è Caino”, ma ovviamente ho dovuto interromperla. In questi giorni lavoro a casa per quello che posso e faccio un po’ di sport, almeno finché sarà possibile. Mi sono affittato un remoergometro perché mia moglie fa la vogatrice: questo mi tranquillizza perché se dovessero vietarci di fare attività all’aperto, vorrà dire che ci metteremo sul remoergometro e useremo il nostro tapis rulant.

Voglio sia chiaro che io condivido completamente tutti i provvedimenti del Governo, e sottolineo “i provvedimenti del Governo”: poi ci sono tutta una serie di altre disposizioni e deliberazioni più o meno legittime e anticostituzionali che andrebbero viste. Ieri è uscito un articolo molto bello in cui si diceva, con garbo e senza polemica, che poiché le cose non stanno andando bene, forse non è solo colpa dei cittadini, forse c’è qualcuno che sta sbagliando qualcosa. E poi, nessuno ci ha ancora spiegato perché l’Italia è il secondo paese più colpito al mondo. Sono tutti spunti su cui bisognerebbe riflettere.

Ninni Bruschetta: “Dopo questa emergenza, ci sarà ancor più bisogno del teatro”

Come cambierà la società dopo l’emergenza che stiamo vivendo?

In queste situazioni mi viene in mente un libro bellissimo di Simone Weil dal titolo “La persona e il sacro”, in cui lei sostiene che l’umanità si vede nella sventura, ma non dice che l’umanità migliora con la sventura. Se apriamo i social e vediamo quali sono le reazioni dei cittadini, non c’è molto da sperare: la polemica è sempre aperta, lo sciacallaggio è costante, tutti sono diventati patrioti e si ergono a giudici di quello che fanno gli altri. Questo non mi fa pensare a un grande miglioramento.

Non mi sembra di sentire un’atmosfera positiva in questo senso, e non mi piace vedere le bandiere italiane alle finestre: non è una partita di calcio o una guerra in cui bisogna difendere i confini. È una tragedia, una pandemia. Penso che un po’ di rigore e rispetto, un po’ di sana considerazione dei morti e dei loro parenti, dovrebbero portare al silenzio. E pensare che tutte queste cose le aveva già dette il Manzoni ne “I promessi sposi”.

Come si pone dunque nei confronti dei flashmob delle 18:00, che animano le terrazze e le finestre degli italiani ogni sera?

Non mi danno fastidio, sono divertenti, vanno bene. Apprezzo l’ironia che si fa su queste cose, è uno stimolo a scherzare, sempre con il rispetto per la tragedia che stiamo vivendo. C’è un altro aspetto che non mi piace affatto: Raffaele La Capria sostiene che “Il nostro paese è il più immoralmente politicizzato del mondo”. Spesso l’opinione si confonde con una presunta morale, e questo mi pesa.

“La questione dei runner mi tocca molto”

La verità è che quando non ce la si può prendere con nessuno, si va a cercare qualcuno cui addossare le colpe. Lo dico con grande ironia, soprattutto sulla questione del divieto ai runner di andare a correre, questione che sento molto poiché io sono un runner e secondo me l’attività fisica è un percorso spirituale, è necessario farla e io la faccio quotidianamente. Oggi non sono andato a correre perché mi hanno fatto disperare: questa legge non c’è ancora, ma io la seguo comunque, anche se non è ancora in vigore e c’è solo l’idea di farla. Ma gradirei il silenzio, vorrei che si lasciassero lavorare le persone che sanno lavorare, che parlassero coloro che capiscono.

Solo ieri un illustre virologo, durante una lunga e approfondita intervista televisiva, ha dichiarato come sia assolutamente impossibile passare il virus correndo da soli. Quando poi si apre Facebook si leggono le invettive di coloro che si scagliano su chi va a correre, come se il contagio che non si ferma fosse colpa loro. La cosa mi tocca molto: se un medico mi dice che non posso fare attività fisica perché faccio male a qualcuno, è ovvio che non la faccio più. Desidererei però che a dirmelo fosse un medico, e che non si facesse un dibattito ogni giorno su questo.

Su “La Repubblica” di oggi si dice che a Milano il 42% delle persone sono attive, lavorano, vanno in metro, si spostano. Io non so quale possa essere la soluzione a questa situazione, ma so che i medici dicono che non bisogna toccarsi: se entri in metro e ti tocchi con 20 persone, penso possa essere un problema.

Ninni Bruschetta: “In autunno apriamo un nuovo teatro a Messina”

Chiudiamo con una nota di speranza…. Ho letto che sta per trasformare il cinema Lux di Messina in un teatro. Una mossa coraggiosa di questi tempi…

Abbiamo preso in affitto quello stabile e speriamo di poterlo aprire all’inizio della prossima stagione. Non vivo a Messina da più di trent’anni ma ho mantenuto un rapporto importante con la città. Sono stato direttore del Teatro per due mandati, e devo dire che in quel territorio c’è un tessuto culturale e produttivo che ho sempre cercato di mettere in moto e stimolare. A me e ai soci della compagnia “Nutrimenti terrestri” (fondata nel 1983 dallo stesso Bruschetta, ndr) è capitata una bella occasione perché quello spazio veniva affittato a una cifra molto abbordabile, e abbiamo deciso di prenderlo subito.

Credo che Messina abbia bisogno di un teatro privato serio, quello pubblico è nelle mani di un contributo regionale che non è sempre fisso, e la sua gestione non è esattamente professionale. Secondo me aprire uno spazio teatrale oggi è una scelta per il futuro. Questa epidemia darà una stoccata alla globalizzazione: l’economia mondiale sta crollando, e sta finendo questo modo fasullo di comunicare tra le persone. Secondo me nel futuro ci sarà più teatro di quanto ce ne sia adesso. Speriamo davvero di poter aprire il nostro teatro in autunno!

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